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Carlo Nordio
Carlo Nordio

Verso il 25 settembre/Istruzione e giustizia, le vere sfide per i partiti

di Carlo Nordio
5 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Agosto 2022, 00:35

Una volta concordate le alleanze di coalizione con la scelta di Calenda e al netto delle tensioni dei verdi, mentre si attende la definizione di collegi e candidati, si spera che gli schieramenti si presentino con programmi chiari e definiti. Pochi giorni fa, su queste pagine abbiamo auspicato quelli sull’Europa, l’immigrazione e la guerra in Ucraina.

Ora ci permettiamo di aggiungerne due, altrettanto importanti: l’istruzione e la giustizia.
Primo, la scuola. A differenza della morale, la politica non guarda alle intenzioni ma ai risultati. E quelli della politica scolastica degli ultimi decenni sono stati disastrosi. Talvolta essa proclamava una più vasta diffusione del sapere, come l’apertura alle classi sociali più disagiate, la modernizzazione dei programmi, l’eliminazione delle baronìe universitarie; talaltra introduceva elementi spuri e solidali, come il sostegno ai disabili e il livellamento dei giudizi per evitare le umiliazioni per i meno dotati; molto più spesso perseguiva fini bassamente demagogici ed elettorali, come l’assunzione generalizzata di insegnati senza concorso e l’appiattimento delle loro retribuzioni indipendentemente dall’importanza e dalla difficoltà delle cariche. 


Molti istituti, compresi alcuni gloriosi licei, da templi dell’educazione culturale sono così divenuti noiosi teatrini per interminabili e sterili discussioni tra alunni, docenti e genitori.
Ne è derivata la soppressione della meritocrazia, la frustrata rassegnazione dei professori più motivati e la supina adesione di molti presidi alle indulgenti direttive ministeriali. 


Cosicché oggi quasi tutti i maturandi passano l’esame con successo, moltissimi a pieni voti e tanti addirittura “summa cum laude”. Alcuni trionfi sono meritati, altri meno. E infatti presto la dura realtà presenterà il conto. 
Si scopre così che una buona percentuale di adolescenti non capisce il senso di quello che legge. E non si tratta di testi di fenomenologia hegeliana o di esistenzialismo sartriano, ma di articoli di giornali quotidiani. E’ vero che Montanelli diceva che se il lettore non comprende la colpa è del giornalista che non sa spiegarsi: ma è altrettanto vero che quando la percentuale è così diffusa in un determinato settore di età, il difetto sta nell’addestramento; in pratica perché nessuno ti ha insegnato a ragionare.


Con le Università le cose non vanno meglio. L’esempio più allarmante proviene dai concorsi scritti, come l’ultimo di magistratura, dove il 95 per cento degli aspiranti è stato bocciato perché si esprimeva, ha scritto la Commissione esaminatrice, in un «italiano primitivo, privo dei requisiti minimi e infarcito di errori di ortografia, di grammatica e di sintassi».


La prima domanda sarebbe dunque questa: chi erano i docenti che, dalla terza media fino alla laurea li hanno sempre promossi? Alla quale farebbe seguito la seconda, rivolta ai nostri partiti: come intendete rimediare a questo disastro? Volete reintrodurre una selezione meritocratica di insegnanti e studenti, così da incentivare le ambizioni e le prospettive soprattutto dei meno abbienti che non possono permettersi un College londinese, oppure preferite questa “morta gora” che ci condanna a un inesorabile declino di cultura, di tecnica e di professionalità?
Secondo, la Giustizia. Le modeste riforme introdotte dalla ministra Cartabia sono tanto benemerite nell’indirizzo quanto insufficienti nei risultati. Le nostre criticità sono ormai consolidate, e tali rimarranno. Limitandone l’elenco al processo penale ricordiamo la sua intollerabile lunghezza, l’invasività delle intercettazioni, le arbitrarie iniziative dei Pm, la diffusione pilotata e selezionata di notizie segrete, la strumentalizzazione maligna dell’informazione di garanzia, il rallentamento dell’attività amministrativa per la “paura della firma” di ogni pubblico ufficiale, la politicizzazione del Csm, lo strapotere delle correnti, e tante altre fino a quella più paradossale ed odiosa: l’eliminazione della presunzione di non colpevolezza combinata con l’incertezza della pena, per cui oggi è tanto facile entrare in galera prima del processo, da presunti innocenti, quanto lo è uscirne dopo la condanna, da colpevoli conclamati. 


E infine la domanda più cattivella, alla quale le vestali dell’antifascismo non hanno mai dato una risposta: sapete che il nostro codice penale, sul quale poggia l’intera impalcatura dei delitti e delle pene, è firmato da Benito Mussolini? E che quindi se voleste incriminare chi dice che il Duce ha fatto qualcosa di buono dovreste prima stracciare il suo codice del 1930? E sapete che il codice di procedura firmato dal professor Vassalli, partigiano pluridecorato, è stato radicalmente demolito e in gran parte dichiarato incompatibile con la nostra Costituzione nata, come si dice, dalla Resistenza?


Non vi pare dunque che vi sia “something rotten”, qualcosa di marcito, o comunque di contraddittorio in questo vetusto sistema?
Concludo. Qualche giorno fa, commentando le richieste di Giuseppe Conte, Carlo Calenda le ha assimilate alla dichiarazione di Miss Universo: «Lottare contro la povertà e voler bene alla mamma». Giustissimo, mancava solo la pace nel mondo per renderle ancora più evanescenti. 


Ora però anche lui deve dire una parola chiara sul garantismo, sulle intercettazioni e su tutte le altre miserie sopra denunciate. E poiché non sembra che su questi punti le sue idee coincidano con quelle di Letta e Fratoianni, attendiamo vigili e curiosi.

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