Alessandro Campi
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Conte e Merkel: il cuore e l’estetica, due stili a confronto nel giorno più duro

Conte e Merkel: il cuore e l estetica, due stili a confronto nel giorno più duro
di Alessandro Campi
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 00:05

Immagine numero uno. Giuseppe Conte è in televisione, in prima serata, per presentare il dpcm che impone agli italiani le nuove restrizioni per le festività. È al solito impeccabile e composto, preciso nel parlare, didascalico, ben in posa a vantaggio della telecamera. Parla di zone colorate, di orari d’apertura dei negozi, di spostamenti tra regioni e verso le seconde case, dei partecipanti ai cenoni, dell’avvio dell’extra cashback di Natale per garantire rimborsi a chi fa acquisti con le carte di credito.

Quel giorno (lo scorso 3 dicembre) ci sono stati in Italia 993 morti: il conteggio più doloroso dacché è scoppiata la pandemia. Ma al momento di rispondere ai giornalisti, la prima questione che affronta – quella evidentemente ritenuta più urgente – concerne la sua compagna, difesa con veemenza dall’accusa di aver impropriamente utilizzato l’auto di scorta a lui riservata.


Immagine numero due. Angela Merkel tiene un discorso al Bundestag. In Germania ieri si sono registrate 590 vittime: il numero massimo dall’inizio dell’emergenza sanitaria. La cancelliera, spesso descritta come una statista risoluta e pragmatica, abituata a non rivelare i suoi stati d’animo, stavolta ha la voce rotta, nervosa ed emozionata. Mentre parla ora stringe e batte il pugno sul podio, ora giunge le mani con un atteggiamento quasi implorante. Il tono è poco ufficiale, accalorato, preoccupato, dolente. Spiega che tutti quei morti rappresentano qualcosa di inaccettabile sul piano umano e il segno di una sconfitta sul piano politico e personale. Implora perciò tutti i suoi connazionali a ridurre i contatti, a fare il possibile per evitare il propagarsi del contagio, ad accettare per quest’anno la rinuncia alle tradizioni natalizie.


Due Paesi, due leader, un’unica tragica contingenza. Richiamando la differenza tra le due scene non si intende ovviamente esprimere alcun giudizio morale: nessuno può arrogarsi un simile diritto. Si vuole soltanto segnalare, visto che viviamo nella civiltà delle immagini e dei segni, diversità che sono politiche e di stile politico. Due modi di vivere, anche sul piano emotivo, la responsabilità del governo. Due modi di relazionarsi con le istituzioni e i cittadini. Ma anche evidentemente due strategie comunicative. Strategia che probabilmente nel caso della Merkel nemmeno esiste, mentre in quello di Conte è evidente l’esistenza di un copione che per essere stato studiato sin nei particolari, col preciso fine di valorizzare al massimo il ruolo del premier quale decisore supremo, ha finito in realtà per ingabbiarlo. 


La Merkel governa l’Europa e il suo Paese detiene un potere in effetti grandissimo, ma nemmeno si sogna – come si è visto ieri – di far finta di avere tutto sotto controllo o di presentarsi nei panni del comandante supremo. Tantomeno si vergogna di mostrare pubblicamente le sue angosce, che sono poi quelle di chi, proprio per avere tante responsabilità, deve continuamente affrontare i dubbi morali che qualunque decisione politica comporta.
Conte, capo di un governo ballerino e spesso irresoluto, ha invece scelto per sé (e purtroppo anche per noi) un copione diverso.

Non accetta che gli si imputino ritardi o scelte sbagliate manche quando è evidente che si sono stati. Mostra, forse perché nuovo del mestiere, un’attenzione a dir poco eccessiva alla cura della sua immagine pubblica, che all’inizio poteva anche apparire rassicurante e pacata, ma adesso sta diventando quasi algida. Tende a snocciolare con piglio sicuro e tono vincente cifre, obiettivi e traguardi che più passa il tempo meno sembrano corrispondere alla percezione reale che della crisi – sanitaria ed economica – hanno invece gli italiani.


La Merkel, politico ancora all’antica, comunica (le sue decisioni come le sue emozioni). Conte, seguendo l’onda del tempo e l’esempio di molti che lo hanno preceduto (da Berlusconi a Renzi), fa soprattutto comunicazione. Al fondo, la differenza tra i due – di cultura politica, di stile, di visione istituzionale, alla fine anche di risultati – probabilmente è tutta qua.

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