Paolo Balduzzi
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Chiusure in arrivo/ Il popolo degli ostinati che minaccia l’economia

di Paolo Balduzzi
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Venerdì 19 Novembre 2021, 00:41 - Ultimo aggiornamento: 13:19

Ci stiamo fermando, proprio sul più bello. Il Paese, il legislatore. Tutti. Si sta fermando il Paese, sotto diversi punti di vista. Innanzitutto, perché sarà fisicamente costretto a farlo a breve, sotto la morsa della quarta ondata e della necessità di tornare a limitare gli spostamenti. È una scelta subita per molti, che preferirebbero continuare a muoversi liberamente; ma è anche una scelta consapevole per altri, che, man mano che il tempo passa, si sentono meno sicuri e meno protetti. Dall’efficacia del vaccino, certo, che cala nel tempo; ma anche dalla società in cui vivono. Perché il secondo elemento su cui il Paese si sta fermando riguarda proprio la scelta di vaccinarsi. Quando ormai molti cittadini hanno ricevuto o si stanno registrando per la terza dose, in troppi ancora non hanno ricevuto nemmeno la prima. Sono 45,5 milioni gli italiani che hanno completato il primo ciclo di protezione (due dosi), il 77% dell’intera popolazione e l’84% degli over 12, cioè le persone cui finora la vaccinazione è stata aperta. Sono numeri buoni ma non sono numeri risolutivi. A un certo punto si proporrà di vaccinare anche i bambini, c’è da scommetterci: ma è davvero questo il modello di società vincente, solidale e lungimirante che sogniamo? Una società che deve chiedere il contributo di un bambino perché alcuni adulti non sono in grado di darlo? 

Che cosa pensa e che cosa sta aspettando quel 16% di popolazione over 12 che si ostina a non volersi vaccinare? È questa la fonte di delusione e, si teme, di principale tensione tra i vaccinati: come è possibile che ancora oggi, a quasi due anni dallo scoppio di questo incubo sanitario ed economico, ci siano persone ostinatamente contrarie a vaccinarsi? Ovviamente non si parla di chi non può farlo; anzi, proprio questi vengono ulteriormente penalizzati da chi rifiuta il trattamento sanitario, perché un non vaccinato per motivi medici è più a rischio se la copertura vaccinale del resto della popolazione non è sufficientemente elevata. Proprio una scelta egoistica, antiscientifica, asociale. Verrebbe da dire, forse nemmeno esagerando, anche anticostituzionale. Perché non si può prendere la Costituzione solo leggendo parzialmente quegli articoli o commi che fanno più comodo. Alla base della nostra carta costituzionale ci sono la pace e l’uguaglianza, l’accoglienza e il diritto al lavoro: tutti diritti negati da chi si oppone a una misura che, almeno al momento, è l’unica che può salvarci. 

Per non parlare delle attività economiche che sono state ferme da quasi due anni o che hanno riaperto solo da poco. Si tratta di un mezzo di sostentamento per intere famiglie, di realizzazione personale per chi è coinvolto, di espressione della propria libertà personale e di realizzazione della propria indipendenza. Turismo, cinema, ristoranti, impianti sciistici: tutti appesi ai dati sull’andamento dei contagi. Ma non è solo la popolazione che si sta fermando. Lo sta facendo, e forse anche con maggiore responsabilità, il legislatore, che da quando è stato introdotto il green pass sembra essersi accontentato dei risultati raggiunti. Che però sono ancora lontani dall’essere risolutivi. 

È stata sicuramente apprezzabile, nel corso dell’estate, la strategia di “spinte gentili” successive e incrementali: prima massima libertà di scelta, poi introduzione della certificazione verde leggera e infine di quella più pesante. Ma questa strategia ora si è inceppata e non funziona più. E, questo punto, non resta che l’obbligo vaccinale. Prima della chiusura indiscriminata di attività economiche, prima della negazione dei diritti fondamentali ai vaccinati e a chi non può vaccinarsi, c’è la copertura vaccinale completa. È un impegno che il legislatore non può più evitare di prendere. Del resto, lo fa già, e da anni, coi bambini: tutti i giovani genitori sanno bene quante siano le vaccinazioni obbligatorie nei primi mesi di vita e quanti siano i richiami. Nei primi mesi di vita ogni bambino riceve dai quattro ai sei vaccini inoculati con la stessa siringa; non solo: nel primo anno di vita si effettuano altre vaccinazioni e due ulteriori richiami della prima. Cosa dovrebbe temere un adulto su un vaccino che ormai è stato definitivamente validato e ampiamente utilizzato? 

E vale la pena di ricordare che un bambino non vaccinato non può essere iscritto alla scuola materna; e che i genitori di un bambino non vaccinato devono pagare una multa se questo ha più di sei anni. Perché allora, analogamente, non multare gli adulti che senza giustificato motivo non vogliono vaccinarsi? Chi ha il certificato può fare ciò che vuole, mantenendo attenzione al distanziamento sociale finché sarà necessario. Gli altri invece - e controllare non dovrebbe essere così difficile - dovranno versare 10.000 euro all’erario, il costo stimato di un paziente in terapia intensiva. C’è da scommettere che la proposta riceverà largo consenso tra la popolazione vaccinata. E, invece, ci stiamo fermando. Ognuno di noi si è sacrificato in questi mesi: ha rinunciato, volontariamente o meno, alla propria libertà di lavorare, viaggiare, vivere serenamente; anche a quella di programmare il futuro. Può darsi che non siamo ancora di fronte all’ultimo agognato chilometro. Ma, a maggior ragione, fermarsi ora sarebbe la fine.

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