Riforme necessarie/La burocrazia, primo nemico da abbattere per ripartire

Venerdì 9 Ottobre 2020 di

Tra le poche certezze della vita, vi sono i grandi proclami con cui la politica accompagna le proprie riforme: un fisco più equo, la lotta all’evasione, più lavoro, meno burocrazia. I giorni che precedono la presentazione della Legge di bilancio ne sono pieni. E anche questo 2020 non è da meno. Ma poiché questi proclami alimentano la stessa politica, è spesso difficile vedere uno di questi obiettivi davvero realizzati. Nello specifico, e a dire il vero nonostante gli sforzi negli ultimi dieci anni dei ministri Brunetta e Madia, la promessa che a breve la burocrazia sarebbe diventata più efficiente non è mai stata mantenuta. 

Nella scorsa primavera ci siamo illusi che qualcosa potesse cambiare: l’emergenza coronavirus ha infatti dimostrato che ciò che prima sembrava impossibile improvvisamente era diventato la normalità: il lavoro da casa, l’istruzione a distanza, perfino minori vincoli burocratici. Una mera illusione. Col passare del tempo e con l’allentamento – tristemente solo temporaneo – dell’emergenza sanitaria, non sono tornate come erano prima solo abitudini e attività, ma si sono riproposti anche i soliti vecchi problemi. E abbiamo scoperto che la diffusione e la pervasività dell’apparato burocratico sono sopravvissute anche all’emergenza sanitaria.

Il problema non nasce certo oggi. Impossibile inserire meccanismi di selezione del personale che richiamino i meccanismi del mercato; utopistico prevedere forme di valutazione e promozione basate sul merito, cioè su indicatori sintetici e qualitativi del personale occupato. Mai come ora, però, la necessità di avere una pubblica amministrazione che sappia funzionare bene diventa imprescindibile. Le risorse che arriveranno dall’Europa, come quelle legate al Recovery Fund, andranno sì inquadrate e giustificate da un adeguato programma politico di sviluppo. Ma soprattutto dovranno essere effettivamente utilizzate.

Tra il dire e il fare, in Italia, c’è di mezzo il mare della burocrazia. Il complesso di persone e regole che dovrebbe rendere certi e fluidi i processi amministrativi ed esecutivi, quindi con la responsabilità di far avanzare il Paese, ha oggi più l’aspetto di un mostro che al contrario questi processi li rallenta se non addirittura li blocca. Firme, permessi, ricorsi, tribunali amministrativi: sono l’incubo di ogni privato cittadino che voglia abbellire la propria casa, ingrandire la propria attività commerciale, assumere persone creando lavoro. 

Oggi più che mai, questo dovrebbe diventare anche l’incubo ricorrente del primo ministro. Le condizioni economiche e politiche per programmare il futuro ci sono. Le elezioni hanno rinforzato la maggioranza, garantendo una vita piuttosto tranquilla per la seconda metà della legislatura. L’Europa ha sospeso le regole del patto di stabilita, permettendo ai Paesi indebitamenti mostruosi (per l’Italia, oltre 160 miliardi nel 2020, quasi l’11% del prodotto interno lordo).

Il successo di questo governo passerà quindi dal rilancio che saprà dare al Paese in questi mesi fondamentali, non solo per il 2021 ma almeno per i prossimi dieci anni. E l’efficacia di questo rilancio, naturalmente, dipenderà dalla capacità di spendere interamente i fondi europei e quelli del deficit nazionale programmati per finanziare investimenti e grandi progetti. Le statistiche parlano chiaro: i tempi della burocrazia allungano considerevolmente quelli di realizzazione delle opere, gli sprechi indotti valgono decine di miliardi di euro. Se alcuni Paesi europei guardano con scetticismo alla politica italiana, spesso considerata sprecona e poco incline alla programmazione di lungo periodo, entro i confini nazionali lo scetticismo riguarda – anche e forse soprattutto – il ruolo che ha la burocrazia in tutto questo processo.

È vero, non sarà affatto facile. Alcune riforme non hanno un grosso costo economico ma hanno un impressionante costo politico e richiedono una dose di coraggio fuori dal comune. Toccare i meccanismi della pubblica amministrazione è una di queste riforme. In compenso, gli effetti che potrà produrre una riforma ben concepita, ma soprattutto finalmente implementata, sarebbero impareggiabili: limitazione degli sprechi, di tempo e di denaro; forte sostegno alla crescita economica; facilità di attrazione di investimenti nazionali e stranieri; ma anche maggiori giustizia, equità, ottimismo e fiducia.

Il limite della politica non è stato solo quello di non essere finora riuscita ad applicare le proprie riforme ma anche quello di aver tollerato troppo a lungo sprechi e inefficienze. Ciò non è più accettabile. Oltre alle cifre, oltre ai proclami, oltre alle buone intenzioni, il primo obiettivo del 2021 deve essere quello di trasformare la burocrazia da incubo dell’immobilismo a motore del progresso: sarà questa la vera cartina di tornasole per giudicare il successo – e la serietà – di questo governo.

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