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Angelo De Mattia

Piano per 5 anni/La strategia della Bce e gli oneri della politica

di Angelo De Mattia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 25 Luglio 2022, 01:10 - Ultimo aggiornamento: 22:50

Inizia una settimana nella quale si potrà verificare l’impatto delle decisioni della Banca centrale europea annunciate giovedì scorso, con particolare riferimento al cosiddetto scudo anti-spread o meglio al “Transmission Protection Instrument” (TPI), lo strumento attraverso il quale verrà trasmessa nell’Eurozona la politica monetaria decisa a Francoforte. 


Ma riflessioni andranno fatte anche sui possibili effetti dell’altra misura, cioè l’aumento di 50 punti base dei tassi di interesse che pur saranno importanti ai fini del contrasto all’inflazione, ma con prevedibili ricadute sui costi di diverse operazioni bancarie a cominciare, a seconda del relativo regime, dai mutui per la casa. 
Quanto allo “scudo”, che in ultima analisi mirerà a ridurre i differenziali di rendimento tra i titoli pubblici dei diversi Paesi non giustificati o “disordinati”, mancano precisazioni sulla composizione e sul momento dell’attivazione. Le informazioni rese dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, anche con un intervento sul quotidiano economico “24 Ore”, sono ancora generiche, mentre più articolate sono quelle sull’aumento dei tassi per il quale ribadisce che l’operazione ha lo scopo di far tornare l’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine, imposto all’Istituto dal Trattato Ue per il mantenimento della stabilità dei prezzi, come unico mandato, che obbliga ad agire quando le variazioni dei prezzi si discostano dal target sia al disotto, sia al disopra.


E’ il caso di sottolineare che si tratta di un mandato non assolto sia quando si è rischiata la deflazione, sia ora che l’inflazione nella zona euro, a giugno, ha raggiunto l’8,6%. Per lo “scudo” si presenta, invece, una sorta di Comma 22: se, come viene richiesto, si forniscono informazioni sui livelli dello spread che imporranno l’intervento, allora è come se si attribuisse un rating al finanziamento del debito di un Paese; se non lo si fa, invece, nel momento in cui saranno compiuti gli interventi da parte della Bce - che prima o poi certamente si conosceranno - comunque si dedurrà quale sia ritenuto il livello che rende necessario intervenire.


In effetti, i requisiti per poter fruire di tale protezione da parte degli Stati e la decisione ad opera della Bce sugli interventi fondata sull’assoluta e ribadita discrezionalità richiederebbero ulteriori precisazioni; ma sarà necessario un equilibrio per soddisfare opposte esigenze: trasparenza e “accountability” da un lato, prevenire contraccolpi negativi, anche fornendo una immagine della situazione di un Paese probabilmente parziale, ed evitare di alimentare la speculazione, dall’altro.


Ciò vale anche per le ulteriori informazioni che nel dibattito da poco iniziato vengono richieste. Non si tratta di sostenere l’opacità, ma occorre un bilanciamento tra doveri e finalità diversi e, innanzitutto, bisogna non offrirsi alla speculazione. Forse gli interventi dello “scudo” dovrebbero ispirarsi più al Quantitative easing che alle Omt, le operazioni di acquisto di titoli illimitate ma rigorosamente condizionate (molto di più dei requisiti per attivare il TPI) e rese pubbliche; operazioni, però, mai fin qui attuate, anche per la preoccupazione dello stigma da parte dei Paesi potenzialmente interessati.


La sottolineatura degli ulteriori interventi in materia di tassi che la Lagarde esplicita, in funzione dell’obiettivo del 2%, lasciano prevedere un intervento non irrilevante anche a settembre, in relazione ai dati che saranno disponibili. Ma non può dirsi archiviata la possibilità, magari non a brevissimo, di una recessione, se non del ritorno dello spettro della stagflazione. 


Ecco, allora, che la palla torna ai governi, anche al nostro ancorché dimissionario, ma tenuto ad affrontare le emergenze rappresentate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e deducibili pure dalla Circolare della Presidenza del Consiglio sui compiti dei ministri: anche in campo europeo, a cominciare dalla riunione di domani sul gas. 
È ciò deve essere questione cruciale anche per tutte le formazioni politiche che si accingono all’impegno della campagna elettorale, che certo non possono trascurare gli scogli di questa fase. Piuttosto che intonare epicedi per la fine dell’esecutivo Draghi e parlare di agende e “aree” specifiche, che probabilmente non piaceranno allo stesso Draghi al quale queste iniziative si vorrebbero intitolare, è fondamentale contribuire a un percorso chiaro, con certezze e nella stabilità, verso il voto e poi verso la formazione del nuovo esecutivo. 


Quello della Bce non è il programma del futuro governo, che dovrà basarsi invece su un piano organico ben diverso riguardante un quinquennio, ma è comunque un vincolo insieme con un possibile sostegno nonché un incitamento: “absit iniura”, si potrebbe dire «aiutati ché la Bce, che pure ha sbagliato clamorosamente le previsioni sull’inflazione considerandola per quasi due anni come transitoria, ora ti aiuta». 
Si potrebbe persino pensare che in parte è pure una riparazione dell’errore. Di qui la necessità di un raccordo tra politica monetaria e politica economica e di finanza pubblica. Essendo chiari rischi e pericoli, ma anche opportunità e vantaggi, mai come ora si dovrebbe riprendere l’einaudiano «Sta in noi».

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