Mario Ajello
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Bagarre al Senato/ Quel pugno vuoto di Toninelli in aula

Venerdì 16 Novembre 2018 di Mario Ajello
Bagarre al Senato/ Quel pugno vuoto di Toninelli in aula
Fischia il vento? Macché: Ischia il vento! E allora ci vuole un bel pugno chiuso - il pugno chiuso di Toninelli a cui mezza aula del Senato ha gridato: “Ma abbassa quel pugno, suvvia, sei ridicolo...” - per celebrare la nuova vittoria del popolo.

Se il pugno chiuso di sinistra può stare antipatico, perché ideologico, il pugno di Toninelli è un’altra cosa. Non ha identità, non ha storia, simboleggia il vuoto, fa sorridere (ma neanche tanto) e infatti stanno ridendo tutti, non intimorisce e non eccita. È il non è di un riccioluto diventato ministro che acchiappa un pezzo di aria e lo stringe tra le dita. Sarà rimasta prigioniera qualche mosca nella mano toninelliana? Se fosse così, almeno a qualcosa sarebbe servito quel gesto banalizzante da tifoso. 

Non poteva Toninelli, invece che alzarlo a mezz’aria, batterselo sulle proprie tempie - per vedere se risuonano di qualcosa oppure no - quel pugno di mal riposta gioia? Oltretutto festeggiare così, o anche in altro modo, un decreto che arriva tardi, a tanti mesi dalla tragedia di Genova e dopo infiniti pasticci, sa di beffa. Ecco, quel pugno celebra un gol fatto a tempo scaduto. Per non dire poi, come tutti hanno detto, che esultare per una legge legata, in grave ritardo, a una tragedia in cui sono morte 43 persone non è un bello spettacolo. 

Tutta l’epica, piaccia o non piaccia, del pugno chiuso è banalizzata da questo pugno chiuso. Che non ha la dignità, anche terribile, del pugno chiuso di Fidel Castro. Non ha la forza drammatica del pugno chiuso dei miliziani della guerra civile spagnola, fotografati da Robert Capa. Non passerà alla storia come quelli delle Pantere Nere e dei due atleti di colore sul podio delle Olimpiadi di Città del Messico nel ‘68. È il pugno chiuso sbracato questo. Il pugno chiuso inconsapevole come lo sguardo del suo artefice. Il pugno burletta di un ministro un po’ così. I Ribelli cantavano nel loro celebre hit: “Pugni chiusi / non ho più speranze / in me c’è la notte più nera”. In Toninelli, non c’è neanche quella.
  Ultimo aggiornamento: 14:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA