Marco Gervasoni
Marco Gervasoni

Lega e grillini diversi/Ma la giustizia è lo spartiacque tra i due partiti

Mercoledì 7 Novembre 2018 di Marco Gervasoni
La politica si regge sulla mediazione e sul compromesso, due parole fondamentali se non si vuole trasformare la contesa civile in guerra. Molto, quasi tutto, può diventare oggetto di compromesso tra forze politiche, comprese le misure economiche, attorno alle quali spesso si costruiscono muri ideologici che invece sono delle semplici staccionate.

Quello che è però difficile da mediare è la questione della giustizia, cioè il peso attribuito alle garanzie degli individui e dei cittadini di fronte allo Stato e alla macchina giuridica. Lì no, se un soggetto politico è nel profondo, in modo identitario, giustizialista, difficilmente potrà convivere a lungo con quelli che perseguono un approccio liberale nel rapporto tra individui e Stato. E questo perché la concezione della giustizia ci rivela la visione del mondo di una forza e il senso che essa attribuisce ala lotta politica. Per questo l’incontro tra proposte giustizialiste e proposte più equilibrate appare molto difficile in natura, anche se vi sono contratti che sembrano aver trovato la leva di Archimede. 

Il lettore ha compreso che stiamo parlando dello scontro tra 5 stelle e lega sul blocco della prescrizione dopo la condanna di primo grado. Questo emendamento è solo il caso più clamoroso tra i tanti, visibili nel decreto legge anti corruzione, di distanza culturale tra le due forze di governo.Tanto che lo stallo su tali questioni rischia di incidere sul decreto legge sicurezza e poi sulla stessa manovra economica. I 5 stelle sono costituzionalmente giustizialisti. Per almeno tre ragioni: sono nati, allo stesso tempo dal basso (i movimenti) e dall’alto (Grillo e Casaleggio) sulla spinta della ondata di scandali politici che, nei primi anni del nuovo secolo, hanno attraverso il nostro paese. 
Diversamente da quelli della Prima Repubblica, che investirono il finanziamento illecito ai partiti e solo raramente l’arricchimento personale, la questione giustizia nella Seconda Repubblica ruotò quasi esclusivamente attorno a Berlusconi: tanto che i 5 stelle nacquero come costola del più radicale antiberlusconismo. In secondo luogo i 5 stelle, in quanto forma compiutamente populista né di destra né di sinistra, sposa la mitologia della casta vs il popolo, dei pochi contro i molti, dei corrotti contro gli onesti: in modo assai più radicale e conseguente rispetto alle cosiddette forze populiste di destra e di sinistra. In terzo luogo i 5 stelle sono giustizialisti perché hanno ereditato dalla filiera post comunista Pci-Pds-Ds il ruolo di forza politica di riferimento delle frange più militanti della magistratura - anche se non sempre riescono a controllarle, come si è visto nell’elezione del vice presidente del Csm. Difficile, quasi impossibile, che i 5s possano, almeno nel breve periodo, discostarsi da questo identikit: se sono duttili e malleabili su quasi tutto, non lo sono sui temi della giustizia.


La Lega, al contrario, è la dimostrazione che chi parte giustizialista può anche diventare garantista. La Lega fu, durante Tangentopoli, il partito del cappio in parlamento. Tuttavia, i lunghi anni di governo nel centro destra e soprattutto nelle regioni più ricche d’Italia, hanno fatto maturare un atteggiamento più garantista, soprattutto nei confronti dei reati compiuti in settori come l’impresa, la pubblica amministrazione e la gestione della cosa politica in senso lato. Qualche maligno dirà che la Lega di Salvini è più tollerante nei confronti dei colletti bianchi e degli imprenditori rispetto che ai criminali comuni e ai clandestini. Ma in realtà il decreto Salvini è severo sul piano legge e ordine perché il tema della sicurezza dei cittadini è una delle grandi questioni a cui un politico oggi deve rispondere. Si può essere law and order e garantisti: anzi si deve. Al contrario, i 5 stelle sono giustizialisti ma non law and order: basta vedere i loro dubbi sul decreto sicurezza. Come se avessero ereditato dalla lunga storia della sinistra extraparlamentare l’idea della giustizia come «lotta di classe», una lascito del peggior estremismo. 


Nonostante le difficoltà, è auspicabile che Salvini e Di Maio trovino anche sul tema giustizia un punto di incontro: ma toccherà alla Lega vigilare sulla questione della prescrizione, magari con il sostegno delle forze politiche contrarie a questo emendamento - cioè, tutte, a parte i 5 stelle.
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