Gli egoisti del Mes/Covid-bond, qui l’Europa decide la sua sopravvivenza

Martedì 7 Aprile 2020 di
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Gli egoisti del Mes/Covid-bond, qui l’Europa decide la sua sopravvivenza
Per sopravvivenza ancor più che per solidarietà. È per un calcolo razionale e non per il ricorso ad una retorica astratta, che dovrebbero velocemente trovare un accordo ambizioso le due parti nelle quali si è divisa un’Unione Europea che è stata spinta da un virus misterioso nato in Cina ad uno di quei bivi che decidono la Storia. 

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Come ad ogni snodo decisivo, il tempo delle non decisioni sembra esaurito e l’unica possibilità per trasformare la crisi più devastante nel nuovo inizio di un grande progetto è chiara: è la stessa Commissione Europea che deve, finalmente, essere autorizzata dagli Stati a fare una prova cruciale di maturità e di competenze.

È la Commissione che deve ottenere il mandato di raccogliere in tempi rapidi sui mercati internazionali tutte le risorse necessarie a coordinare la risposta all’epidemia e per fornire, insieme agli Stati, una rete di protezione a un’economia che sta per precipitare in una recessione che non conosce confini.

Per l’Italia così come per la Germania, che secondo le previsioni dell’Economist quest’anno vedrà la propria economia contrarsi del 6% e che già conta più di centomila contagi.

All’Europa saranno necessari non meno di 2.200 miliardi di dollari: cifra analoga a quella che – una settimana dopo l’arrivo della pandemia negli Stati Uniti – ha stanziato il Congresso americano lanciando un piano di una dimensione che sarà, almeno, doppia di quella mobilitata per fare fronte alla crisi che, nel 2008, rischiò di far morire il sistema finanziario mondiale di scarsa liquidità. I diversi governi stanno già varando misure impegnative e, tuttavia, tutto diventa meno efficiente se le misure non sono coordinate. Impossibile se alla crisi sanitaria si aggiungesse una liquefazione dell’Unione che nessuno può più escludere. 

In questi giorni fioriscono ipotesi su come finanziare l’intervento comunitario, da parte di economisti diversamente arruolati nei due eserciti che si affrontano nell’interminabile guerra di trincea tra presunte formiche nordiche e presunte cicale mediterranee (vecchia impostazione falsa quanto propagandistica) che, da decenni, ha bloccato l’Europa nell’inerzia. E, tuttavia, non è né il Meccanismo Europeo di Stabilità, né la Banca Europea degli Investimenti e neppure la costruzione di nuovi strumenti che può fornire la soluzione. 

Il primo solleva – non solo in Italia – tensioni che sono, probabilmente che riconducibili alla sua natura nuova: sovranazionale e, persino, parzialmente indipendente dalle volontà degli Stati. Il suo mandato è, poi, esplicitamente quello di fornire assistenza finanziaria a Paesi della sola area Euro (laddove l’emergenza in corso investe anche gli otto Stati dell’Unione che non aderiscono alla moneta unica), la cui stabilità finanziaria è in pericolo e sulla base di condizioni strette alle quali i Paesi in difficoltà devono aderire (articolo 136 del Trattato sulla base del quale l’Unione funziona). Si tratta di un meccanismo pensato per rispondere a crisi assai diverse da un’emergenza che non è né immediatamente finanziaria e, neppure, limitata ad un solo territorio. Un meccanismo che tra l’altro è diventato tristemente famoso per le condizioni capestro inflitte ai Paesi che sono stati costretti a ricorrervi. Dunque, inadeguato a gestire un’emergenza comune ai Paesi membri. Nessuno escluso.

Diversa ma analogo il discorso per la Banca Europea degli Investimenti. I suoi obiettivi sono quelli di finanziare lo sviluppo equilibrato dell’economia europea e delle sue regioni meno sviluppate e, dunque, diversi da quelli imposti da uno shock di queste proporzioni. Mentre appaiono troppo lunghi i tempi della creazione di un nuovo “fondo per la rinascita” come quello proposto dal Commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni e quello per il Mercato Interno, Thierry Breton.

E allora? Resta solo l’ipotesi di gran lunga più realistica ed ambiziosa. L’unica che avrebbe l’effetto di trasformare l’”ora più buia” dell’Europa, nella possibilità per l’Unione di affrancarsi del peccato originale che, sin dall’inizio, ne ha determinato la fragilità.
La Commissione, l’organo esecutivo delle istituzioni, quello con più risorse tecniche e manageriali (anche se, da tempo, in crisi di motivazione) potrebbe trovare nella crisi, l’occasione per ridefinire il suo ruolo. È la Commissione che potrebbe ricorrere ai mercati per emettere uno o più Corona-bond di grandi proporzioni, beneficiando la valutazione massima che gli è attribuita dalle agenzie di rating, di interessi minimi ed evitando - anche ai Paesi più forti - un ulteriore indebitamento (cosa che non succede per uno schema come quello – lo Sure - che la stessa Commissione sta proponendo per supportare gli Stati nel proteggersi dalla disoccupazione). 

La Commissione ha già raccolto, per conto dell’Unione, circa 25 miliardi in passato per finanziare il Meccanismo europeo di stabilità finanziaria, e, tuttavia, lo scopo sarebbe stavolta completamente diverso: rispondere ad una catastrofe naturale che è oltre il controllo dei singoli Stati, come è previsto dall’articolo 122 dei Trattati. 

Il paradosso è che occorre, ora, da parte del Consiglio europeo una visione completamente diversa da quella espressa da Ursula von der Leyen che della Commissione è il capo. Il documento su come vorrebbe far “usare” dagli Stati nazionali per rispondere all’emergenza “fino all’ultimo euro” del già povero bilancio della Commissione, sta, di fatto, annunciando una resa incondizionata, laddove è di più Europa, con maggiore leadership che avremmo ed abbiamo bisogno.

La Commissione assumerebbe, dunque, un compito non solo finanziario. Essa andrebbe, progressivamente e in attesa di ratifiche successive, ad occuparsi di un coordinamento delle azioni di rafforzamento dei sistemi sanitari e logistici, di condivisione di dati (oggi assolutamente non comparabili e, dunque, poco utili) e di esperienze che sono vitali – a tutti – per vincere questa guerra.
  Ultimo aggiornamento: 00:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA