Paolo Balduzzi
Paolo Balduzzi

Cambio di rotta/ La Manovra e la nostra reputazione in Europa

di Paolo Balduzzi
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Giovedì 23 Novembre 2023, 00:02

È fumata bianca. E non ci sono asterischi o note a piè di pagina che tengano: il parere della Commissione europea sul Documento programmatico di bilancio italiano (Dpb) è positivo. Parola, e interpretazione autentica, del Commissario per gli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, che quel giudizio lo ha firmato. 
Se l’Italia farà ciò che ha promesso di fare, quindi, in particolare sul fronte della riduzione della spesa, non ci sarà alcuna procedura in arrivo sul fronte delle politiche fiscali. Un risultato importante, sia a livello nazionale sia a livello europeo. Sul fronte interno, infatti, nonostante l’ufficiale tranquillità del governo, la tensione dell’attesa era piuttosto evidente. Sul fronte comunitario, inoltre, il giudizio ha rimesso l’Italia al tavolo delle trattative sul nuovo Patto di stabilità e crescita con la stessa forza degli altri Paesi, in prima linea Germania e Olanda. Che peraltro non hanno ottenuto certo giudizi più brillanti del nostro. Sia chiaro, tutti gli Stati siedono ai tavoli europei con la stessa dignità. Ma non si possono negare le differenze, che poi si fanno sentire quando vengono prese le decisioni. Qualche Paese, come il nostro, ha dalla sua le armi in più della storia e della continuità. 

Tuttavia, non eccelliamo certo in reputazione, in particolare quando si tratta di (eccessivo) ricorso a deficit e debito pubblico. È importante ricordarsene: non tanto perché questo governo possa essere ritenuto in qualche modo colpevole della reputazione del Paese (al momento, non lo è di certo) ma perché ha davanti a sé tanto la scelta quanto la possibilità di cambiarla. O, al contrario, di confermarla. Dopo il sollievo iniziale, infatti, il vapore di quella fumata bianca comincia a disperdersi e torna a mostrare, nell’orizzonte del cielo europeo, alcune nuvole scure. La Commissione, nel suo parere, ha infatti scritto solamente quello che legalmente poteva ma non tutto quello che, probabilmente, avrebbe voluto.

Non si tratta certo di autocensura politica; semplicemente, poiché le regole del Patto di stabilità e crescita sono ancora sospese, gli strumenti della Commissione sono limitati. O spuntati. Al momento, peraltro, è anche difficile prevedere quali regole, se quelle vecchie o quelle nuove, si applicheranno dal prossimo gennaio. L’impegno del governo quindi, al di là di mantenere quanto promesso nel Dpb, si gioca su altri tavoli. Primi, quelli delle regole europee. Uno è quello dell’approvazione del Mes, che è secondario e forse solo strumentale; l’altro, molto più rilevante, è quello delle regole del nuovo Patto di stabilità, che richiedono, oltre a una visione coerente, anche un’eccellente attività diplomatica per tessere le alleanze che servono.

Naturalmente, l’eventuale riscrittura ma soprattutto l’implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza giocano un ruolo fondamentale. Per dimostrare che l’Italia sa programmare, realizzare e anche crescere. Non si può infatti ignorare l’unica tabella del parere europeo dove, senza che ve ne sia data troppa enfasi, si notano tre decimi di differenza tra il tasso di crescita dell’economia nel 2024 previsto dal governo (1,2%) e quello previsto dalla Commissione (0,9%). Si tratta di una differenza all’apparenza marginale ma che può diventare fondamentale. L’ultimo tavolo, invece, riguarda la politica fiscale interna. Se non ci sarà un cambio di passo deciso e credibile sul deficit (più semplice) ma soprattutto sul debito, vero tallone d’Achille del Paese, allora il timore è che l’anno prossimo, di questi tempi, staremo raccontando una storia diversa, con toni più pessimistici, magari prendendocela con la severità e il rigore dell’Europa ma anche con la consapevolezza, più o meno celata, di averne avuto la piena responsabilità.

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