La strategia energetica decisiva per la ripresa

Mercoledì 24 Giugno 2020 di
I politici, in una fase di pesante recessione e di urgenza di crescita, dovrebbero parlare di strategia sull'energia con meno superficialità. Evitando frasi fatte e luoghi comuni. Anche, e soprattutto, se fanno il premier. Dice Conte: «Dobbiamo abbandonare il fossile e sostituirlo con le rinnovabili». E' una novità. Finora sapevamo che l'obiettivo era abbattere le emissioni carbonifere. Obiettivo da realizzare anche de-carbonizzando, per quanto è possibile, con la tecnologia e gli incentivi, le stesse fonti fossili.

Dove è scritta la parola sostituzione? Non certo nella strategia energetica nazionale (Sen) che i due precedenti governi italiani (compreso il Conte 1) hanno stilato ed approvato. In quella strategia c'è scritto il contrario: che il Paese, diventando un hub del gas, diversificando (gasdotti, pipeline, uso delle risorse nazionali ecc.) avrebbe ridotto la dipendenza da pochi Stati (a rischio) delle nostre importazioni energetiche e abbattuto la bolletta energetica che pesa sul nostro bilancio. Grazie alla rinuncia del nucleare, il nostro Paese si è reso dipendente all'80% dalle fonti fossili. E ciò nonostante 25 anni di massiccia, continua, talvolta incauta, incentivazione delle fonti rinnovabili. Che, però, solo grazie al contributo naturale della fonte idroelettrica, raggiungono il 20% di contributo al portafoglio energetico del Paese. Sa la politica, con informazioni tecniche obiettive, cosa significa «sostituire le fonti fossili»? Conosce le conseguenze - sostenibilità della rete, uso efficiente (senza sprechi e perdite) dell'energia prodotta, trasportabilità di essa in tutto il Paese, potenza disponibile h24 per le attività produttive - che la sostituzione del gas e del petrolio (oltre che del carbone) comporta?

Qualcuno ha fatto i conti e valutato lo scenario? In piena attivazione sul green new deal, la Germania si sta interrogando sulle Dunkelflauten (stasi buie). Lì chiamano così quello che, più prosaicamente, il mondo conosce come blackout elettrico. L'esperienza tedesca (che immette in rete il 40% di energia da rinnovabili) è istruttiva e preoccupa molto le autorità e i gestori di rete. L'intermittenza e la dipendenza dai fattori meteorologici è un problema serissimo: ci sono state giornate in cui l'energia prodotta dalle rinnovabili tedesche si è avvicinata al fabbisogno giornaliero col 75% della produzione e altre, le brutte giornate, in cui si è registrato un crollo imprevisto al 15%. Frequentemente, il gestore di rete deve spegnere impianti rinnovabili perché la loro produzione, non programmabile per natura, supera la capacità di assorbimento della rete e rischia di mandarla in default. L'energia in eccesso va perduta ( nel solo 2017 sulla rete tedesca si sono registrate perdite di energia per 1,4 miliardi di euro).

Secondo studi e modelli internazionali, la crescente penetrazione di energie intermittenti sulla rete elettrica tedesca (ma la stessa considerazione si fa negli Usa) procura effetti tali da fare temere blackout lunghi due settimane (la sostenibilità di un blackout è calcolata, nei Paesi a larghi consumi elettrici, in sole poche ore). La Germania, che possiede tra l'altro centrali nucleari, si pone molto seriamente il problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili (ha deciso fortissimi investimenti sull'idrogeno). Insomma, in Europa decarbonizzazione non coincide col tutto rinnovabili. Che è solo uno slogan, disinformato e semplicistico, dei 5 Stelle. Dal premier Conte ci si aspetta, sulla strategia energetica nazionale, non slogan o formule equivoche ma, semmai, l'implementazione e l'arricchimento della politica già definita nei documenti e nella piattaforma della Strategia Energetica Nazionale. Senza leggerezza, superficialità e azzardo. L'energia riguarda tutti. Ultimo aggiornamento: 13:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA