Angelo De Mattia
Angelo De Mattia

Scelta italiana/ La via italiana se l’Europa non decide sul gas

di Angelo De Mattia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Settembre 2022, 00:10

È l’ora dell’azione, non più dei progetti e degli impegni lontani dal fare. Raramente il fattore “tempo e certezze” è stato cruciale come adesso per l’economia e la società, mentre si profila l’arrivo di un inverno tra i più difficili. Se si integrano i gravi rischi incombenti sul futuro di numerose aziende con quelli dell’occupazione e con una vera questione salariale in sospeso, si ha l’immagine di quel che potrà accadere se continuerà a temporeggiare nel reagire all’impennata dei costi dell’energia e alla carenza delle forniture, una della cause e delle conseguenze dell’aumento dell’inflazione, l’imposta iniqua che falcidia anzitutto i redditi bassi. In questo senso, l’allarme lanciato dalla Confindustria sulle conseguenze della possibile carenza nei prossimi sei mesi di 6,4 miliardi di metri cubi di gas insieme all’aumento straordinario dei prezzi delle bollette, richiede una pronta risposta da preparare subito, affrontando con senso di responsabilità la complessa situazione politico-istituzionale. Vi sono un governo che “non è più”, ma che potrebbe fare leva sui poteri propri di uno stato di eccezione, e un governo che “non è ancora”: situazione, quest’ultima, che richiederà un’accelerazione straordinaria delle procedure per la sua formazione o, comunque, un esteso concorso dei partiti perché, nelle difficoltà, agisca almeno il governo dimissionario.

Incombe il rischio di una recessione tutt’altro che mite, come si augura qualcuno. Nel frattempo la Bce prevede per il prossimo anno un Pil europeo in caduta dello 0,9% nello scenario peggiore, mentre per l’Italia la Confindustria stima nel biennio 2022-2023 una minore crescita cumulata del 3,2 o del 2,2% a seconda delle quotazioni del gas, con perdite, nell’ordine, di 582mila e di 383mila posti di lavoro. Sempre la Bce, dopo avere innalzato i tassi di riferimento di 75 punti base l’8 settembre, si accinge a un nuovo aumento in ottobre, benché non siano chiare le finalità della strategia (sembra proprio che si navighi a vista); in settimana la Federal Reserve americana probabilmente aumenterà ulteriormente i tassi, con impatti anche sull’Europa. Per completare il quadro, alle conseguenze della pandemia e al malfunzionamento delle catene di approvvigionamento dei beni si sono uniti l’inflazione e l’impatto della guerra contro l’Ucraina, nonché non comuni problemi geopolitici.

Occorre, dunque, un piano organico, non più provvedimenti slegati e temporanei, che contempli misure nazionali ed europee per una controffensiva, collegandosi con quelle di lungo periodo previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le misure di contrasto contenute nei tre decreti Aiuti sono state necessarie e utili, ma per il loro stesso carattere finalizzate a tamponare la gravità della situazione, davvero non sufficienti. La fissazione di un tetto al prezzo del gas ha la sua sede decisionale elettiva in Europa, che è chiamata ora a dare con urgenza la vera prova dell’integrazione e della solidarietà, pur rilevandosi differenze e conflitti di interessi tra i vari partner. Ma se tarda o è impedita, allora non ci si potrà opporre a eventuali misure nazionali o a maggiori, sia pur calibrate, esposizioni al debito. E la via per l’adozione di un tetto a livello nazionale diventa obbligata.

Così come sono necessari lo sganciamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas, nonché interventi per l’estensione della fruizione dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. 

Tutto deve essere parametrato a famiglie e imprese ed essere parte del piano generale. Il tormentone sullo scostamento di bilancio richiede un chiarimento puntuale perché il confronto sia accettabile: sia da parte dei favorevoli sia da parte dei contrari. Ma anche la Bce non può tirarsi indietro dalle proprie responsabilità, varando accanto alla stretta sui tassi elementi di selettività favorendo un più efficace raccordo con la politica economica e di finanza pubblica in campo comunitario e nazionale.

Il piano europeo per l’energia che imiti il Recovery Plan chiesto da molti? E’ senz’altro da sostenere. Ma se si blocca pure il price cap sul gas, allora lunga sarà la strada per Tipperary.

© RIPRODUZIONE RISERVATA