Romano Prodi
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L’obiettivo Ue/ Venti anni di euro ma il cammino non è finito

di Romano Prodi
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Domenica 2 Gennaio 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 00:18

Lo stato moderno è da sempre fondato su due pilastri: la moneta e l’esercito. Quando, venti anni fa, i cittadini di dodici Paesi europei si sono trovati in mano la nuova moneta, ci si è resi immediatamente conto che si era di fronte non solo a qualcosa di assolutamente inedito, ma a un avvenimento che avrebbe cambiato in modo irreversibile la storia dell’Europa e, oltre ad essa, parte della storia del mondo. 

Condividere la stessa moneta non produce solo conseguenze economiche, ma assume un enorme significato politico: significa cambiare totalmente il concetto di sovranità, trasferendola dal livello nazionale al livello sovranazionale.

Si trattava allora di un processo nuovo, di una portata tale che molti osservatori, soprattutto americani, lo ritenevano impossibile o comunque destinato a durare pochi mesi, al massimo pochi anni. 

Forse perché, anche se in modo non dichiarato, la nascita dell’Euro avrebbe avuto il risultato di riequilibrare i rapporti di potere nel mondo, ridimensionando quello che era da molti definito lo “strapotere del dollaro”. 

Ricordo come, durante i lunghi anni di preparazione dell’Euro, i presidenti cinesi erano spasmodicamente attenti a questo nostro progetto, non tanto nella prospettiva della facilitazione dei loro rapporti commerciali con l’Europa, ma in quanto, come si esprimevano in modo esplicito, “se accanto al dollaro vi fosse stato l’Euro vi sarebbe stato posto anche per il Renminbi cinese”. Da un lato del mondo l’Euro era quindi considerato come un errore passeggero della storia mentre, dall’altro, era visto come un’innovazione che avrebbe potuto cambiare la politica mondiale, trasformandola da un sistema monopolare, dominato dal dollaro, in un sistema multilaterale.

L’Euro, dopo venti anni, non solo esiste ancora, ma è adottato da 19 Paesi, è la moneta comune per 360 milioni di europei, viene trattata in Euro una quota crescente dei pagamenti internazionali e oltre un terzo delle nostre banconote circola al di fuori della zona dell’Euro. 

Un successo quindi molto superiore a quello previsto dai pur numerosi premi Nobel che lo pensavano destinato a morire nella prima infanzia. Tuttavia un ruolo non ancora alla pari del dollaro, come era nelle nostre speranze, nonostante l’Euro sia la moneta esclusiva di un numero di persone maggiore di quelle che adottano il dollaro.

Gli obiettivi non sono pienamente raggiunti perché, dopo i primi anni di grande progresso, le divisioni fra i Paesi europei hanno reso impossibile una risposta adeguata di fronte alla crisi finanziaria mondiale e hanno rallentato il processo di armonizzazione delle politiche economiche che avrebbe dovuto accompagnare l’unione monetaria. 

Il cammino dell’Euro si è tuttavia rianimato negli ultimi anni, con la perdita di vigore dei partiti populisti e, soprattutto, con le inedite e provvidenziali decisioni di politica economica comune che hanno dato vita al Next Generation Eu. 

Dopo vent’anni l’Euro è quindi forte e adulto, ma per mettersi alla pari del dollaro ha bisogno di camminare ancora, deve essere sostenuto dalle necessarie riforme delle regole di bilancio dei Paesi aderenti e da un’unione bancaria in grado di rendere il mercato finanziario europeo paragonabile a quello americano. Un cammino ancora lungo, complesso ma che, ormai impossibile da interrompere, costituirà, insieme al necessario esercito comune, l’obiettivo fondamentale della nuova Europa. 

In questo mio ricordo dei primi vent’anni dell’Euro non poteva certo mancare una breve riflessione sull’Italia che, se fosse rimasta fuori dal nuovo assetto monetario, sarebbe stata espulsa dall’intero sistema politico europeo. Nessuno dei nostri partner era di fatto disposto a tollerare ancora un paese che fondava le proprie esportazioni su una continua svalutazione della propria moneta, così come l’Italia non poteva più contare sulla svalutazione della lira, invece di puntare sul progresso tecnologico e sull’aumento di produttività. 

Il tumultuoso avvicendarsi dei nostri governi e le ripetute crisi politiche dello scorso decennio, hanno impedito la messa in atto delle riforme che avrebbero dovuto accompagnare i cambiamenti prodotti dall’entrata in vigore della nuova moneta e hanno quindi molto rallentato il nostro cammino nei confronti degli altri membri dell’Euro. 

Il Next Generation Eu ci fa però concretamente pensare che la nuova solidarietà europea renderà il ruolo dell’Euro crescente nel mondo, così come renderà urgenti le riforme di cui il nostro paese ha bisogno per recuperare il terreno perduto nei confronti dei Paesi europei che, nel recente passato, sono stati ben più virtuosi di noi.

Abbiamo finalmente disponibili le risorse necessarie, godiamo di una fiducia dei nostri alleati europei che prima ci mancava: dobbiamo solo confermare che l’attuale impegno per le riforme non solo non verrà meno, ma sarà più rapido ed intenso. Questo è il modo migliore con cui il nostro paese può celebrare il compimento del ventesimo anno di una delle più importanti decisioni della sua storia politica. 

Da parte mia non potevo in questi giorni dimenticare che vent’anni fa, come Presidente della Commissione Europea, ebbi l’opportunità di fare il primo acquisto di tutta la storia dell’Euro. Ricordo che, in visita a Vienna, ospite del Cancelliere austriaco, proprio nella notte del 1 gennaio, abbiamo battezzato la nuova moneta comprando un mazzo di rose per le nostre mogli. La più grande soddisfazione personale che mi ha dato l’Euro è stato di potere ripetere la stessa operazione a venti anni di distanza, con la stessa moneta e gli stessi sentimenti. 
 

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