Angelo De Mattia
​Angelo De Mattia

Oltre l’austerity/ Le domeniche a piedi, una lezione ancora attuale

di ​Angelo De Mattia
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Lunedì 4 Dicembre 2023, 00:09

Il caso ha voluto che proprio nel giorno - lo scorso 2 dicembre -  dei cinquanta anni esatti trascorsi dalla “prima domenica a piedi”, nel 1973 - come una delle conseguenze del primo choc petrolifero  - si tenesse a Dubai la specifica sessione della Cop28 dedicata alle fonti rinnovabili, da triplicare entro il 2050, insieme con l’abbandono del carbone, ma anche alla resurrezione del nucleare, con l’impegno di triplicare la sua capacità  globale: decisioni  queste assunte, però,  per arrivare a emissioni zero, ma con adesioni diverse e, in alcuni casi, con defezioni  di Paesi importanti.  A volte sembra che  mezzo secolo di infinite discussioni e molto poche realizzazioni non abbia insegnato nulla. Quelle domeniche del ‘73 - in molti casi vissute quasi gioiosamente perché le famiglie riscoprivano le lunghe passeggiate, le biciclette, le visite culturali, in generale la fruizione delle città - costituivano  il portato del necessario razionamento energetico imposto da quella che, con l’impennata del prezzo del petrolio, veniva chiamata la “tassa dello sceicco”. 

Con tutta una serie di misure non si costruivano alternative, non era centrale il tema dell’inquinamento, ma ci si difendeva con la speranza che, prima o poi, la bufera sarebbe passata. Intanto, l’inflazione in quegli iniziali anni Settanta esplodeva intorno al 19 per cento per poi salire ulteriormente e il debito pubblico, in rapporto al Pil, sarebbe aumentato dal 38% del 1970 al 55% del 1980. Poca era l’attenzione dedicata a quest’ultimo dato, tanto che suscitò una specie di scandalo il fatto che un funzionario della Banca d’Italia, partecipando a un convegno nella metà del citato decennio, lanciasse a titolo personale un allarme per il futuro del debito. 
La crisi petrolifera sopravveniva a non molta distanza dalla dichiarazione degli Stati Uniti, il 15 agosto del 1971, dell’inconvertibilità del dollaro in oro, che ebbe, naturalmente, ripercussioni nelle relazioni monetarie internazionali. Si aprì una fase che, per il grado delle difficoltà, non si può ritenere molto diversa da quella che abbiamo vissuto in questi iniziali anni Venti per la crisi energetica con i suoi impatti inflazionistici che si è aggiunta alla guerra in Ucraina, nonché alle tensioni geopolitiche. 

Allora operò efficacemente la politica monetaria, che utilizzò anche leve proprie della Vigilanza bancaria e attribuzioni in materia valutaria (doppio mercato dei cambi, vincolo di portafoglio per gli investimenti delle banche, limiti all’espansione degli impieghi delle stesse, più avanti chiusura del mercato dei cambi per oltre un mese). La Banca d’Italia, in base alle regole allora vigenti, costituiva un paracadute per il Tesoro, in quanto era tenuta ad acquistare tutti i Bot che alle aste fossero rimasti inoptati (vincolo che sarà superato con il “divorzio” del 1981). Ma allora  il Governatore Guido Carli riteneva una sedizione l’eventuale rifiuto della Banca di finanziare lo Stato.

Dovranno passare anni per affrontare il tema delle indicizzazioni non solo salariali, ma anche finanziarie e il loro effetto sull’inflazione. Sempre Carli, con la Banca di Via Nazionale, elaborò un progetto per favorire l’impiego dei petrodollari - i dollari incassati dai Paesi fornitori  dell’oro nero - nello sviluppo e nelle innovazioni nei Paesi che avevano subito le conseguenze dello choc petrolifero: un auspicato riciclaggio buono che avrebbe fatto gli interessi dell’una e dell’altra parte. 

Solo limitate applicazioni ebbe, tuttavia, questo pur importante progetto. Ma in quel periodo una “ vox clamans in deserto” fu il Club di Roma costituito per iniziativa di un grande manager e imprenditore,  studioso  altresì dei problemi ambientali, Aurelio Peccei, parlando per la prima volta di limiti allo sviluppo e additando le conseguenze alle quali si sarebbe andati incontro non affrontando i problemi dell’ambiente e del clima. 
Diverse delle posizioni di quel Club sembrano ancora attuali. Naturalmente, moltissima acqua è passata sotto i ponti. Il ricordo di quel periodo è utile soprattutto per i collegamenti con i quali il Club  affrontava la questione ambientale, collegamenti che ancora oggi non sono adeguatamente esaminati e fronteggiati e, invece, sono centrali nel discorso di Papa Francesco alla Cop28  con la sottolineatura della correlazione tra ambiente, società, economia, istituzioni, culture. Si potrebbe aggiungere sanità e sicurezza. È il concetto dell’ecologia integrale a cui il Pontefice è legato. Ed è il taglio che manca anche a queste iniziative dell’Onu che dovrebbero maggiormente mettere a confronto, nelle sedi internazionali, esponenti di queste fondamentali attività, ai massimi livelli. In Italia, dai “Settanta” passarono molti anni perché, anche per effetto del disastro di Chernobil, si arrivasse  a una Conferenza nazionale sull’energia, nel 1987, presieduta dal Governatore onorario della Banca d’Italia, Paolo Baffi, un personaggio di grande cultura ed elevatissimo rigore. 

Baffi, nel convegno, dopo aver letto la relazione ufficiale, passò al proprio personale rapporto che si differenziava decisamente dalla prima per la nettezza delle posizioni e la sostanziale contrarietà allora al nucleare. Insomma, c’è molto a cui si può ancora attingere per  contribuire a posizioni che tengano conto di tutti i fattori in campo. Anche se quello della transizione energetica ed ecologica è un campo in cui maggiormente si  esplica la potestà dei singoli Stati.

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