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Angelo De Mattia

Rischi per gli utenti/Le criptovalute e le regole che ancora non ci sono

di Angelo De Mattia
4 Minuti di Lettura
Lunedì 15 Agosto 2022, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 20:30

Fenomeni di segno diverso emergono nel campo bancario e finanziario. È di pochi giorni fa l’indagine del sindacato Fabi che evidenzia come circa 4 milioni di cittadini vivano in Comuni italiani (tremila circa) privi di sportelli bancari. Si pone, così, un problema sia sotto il profilo economico sia sotto quello sociale: la transizione segnata dall’impiego a distanza delle nuove tecnologie deve essere calibrata e governata. Anzi, il rapporto diretto con la clientela potrebbe e dovrebbe diventare un fattore di competitività tra le banche.


Da un altro versante, cominciano a non essere isolati i casi di dissesti di società che operano nel campo delle criptovalute. Dopo l’avvio verso il fallimento della cripto-banca tedesca Nuri, ora è la volta della Nft-New Financial Technology di Londra, con italiani al vertice, della quale le cronache segnalano che avrebbe subito una perdita di 100 milioni di euro.


Aumenta, tuttavia, il numero delle cripto-attività - da denominare in questo modo perché non si tratta di valute, ma di asset difficili da qualificare - raggiungendo le molte migliaia nel mondo. 
La Banca d’Italia ha segnalato anche di recente l’elevata crescita del numero e del valore di tali attività, l’estrema volatilità delle quotazioni, i ricorrenti episodi di crisi degli operatori, l’opacità degli scambi e degli assetti proprietari, i casi di truffe e di incidenti informatici. 

Insomma un settore, che può dirsi tuttora non regolamentato, presenta alti rischi per la stessa stabilità del settore finanziario, ma, innanzitutto, per la tutela del risparmio e dei risparmiatori-investitori, a maggior ragione se si constata che la prospettiva di facili guadagni, spesso sconfessata dai fatti concreti, abbacina anche possessori di disponibilità modeste. 
Epperò non può certo valere, in questi casi, il principio “caveat emptor” (acquirente, stai in guardia). Un fenomeno simile in rapida evoluzione e crescita, espressione della finanza decentralizzata, richiede infatti che finalmente si adottino regole adeguate e controlli penetranti per tutti i tipi di cripto-attività, anche per quelle - perché non prive di rischi - che abbiano come sottostanti determinati beni reali o facciano riferimento, per l’eventuale conversione, a una precisa valuta a corso legale. Carattere, quest’ultimo, che non hanno le cripto-attività che perciò non hanno potere né liberatorio, né solutorio nelle transazioni e nei rapporti di debito.


Insomma, per la mancanza di regole, per l’opacità che spesso domina nella formazione di queste attività, per la necessità di un’avanzata conoscenza della tecnologia decentralizzata e delle chiavi di accesso ad essa, l’investimento nel settore è da considerare sicuramente aleatorio. Diciamo meglio: molto, molto rischioso. Va ricordato che il principale operatore americano in questi asset, la società Coinbase, ha registrato una perdita, nel secondo trimestre dell’anno, di oltre un miliardo di dollari. 


La Consob, da tempo prima di tutti, poi la Banca d’Italia in particolare, sono intervenute con richiami di attenzione per i risparmiatori e i mercati, segnalando i rischi derivanti dalla non regolamentazione. Certo, qualcosa si può fare intervenendo sul versante dei poteri antiriciclaggio o della sovrintendenza al sistema dei pagamenti; ovvero, ancora, della Vigilanza sugli intermediari con licenza bancaria, nonché sul versante societario. 
Occorre sfruttare tutti gli spazi che si aprono all’introduzione di una disciplina regolatrice, benché molto parziale, e a forme di Vigilanza, andando oltre la moral suasion e i richiami. Ma si tratterà pur sempre di misure frazionate, prive di organicità e della connessa potenziale efficacia. Per questa ragione il fenomeno va affrontato globalmente, innanzitutto a livello europeo, considerato che tale attività va ben oltre i confini nazionali. Due Regolamenti sono da lungo tempo in gestazione a Bruxelles: occorre accelerare la loro emanazione, anche se sono necessari raccordi a livello globale.


Da ultimo, in Italia è stato previsto che gli operatori in cripto debbano iscriversi a un’apposita sezione dell’Albo degli agenti e mediatori. Agli inizi dell’entrata in vigore dell’obbligo sono state registrate circa trenta iscrizioni: sebbene siamo nel campo nazionale, è però bene precisare che dall’iscrizione, possono discendere conseguenze, se non altro sul piano della trasparenza. Ovviamente l’ideale sarebbe una regolamentazione completa partendo dal livello comunitario. Ciò vale sia per gli sportelli bancari sia per le cripto-attività: pur essendo materie diversissime, occorre progettare soluzioni e avanzare proposte. È sperabile che ciò avvenga sin dall’inizio della prossima legislatura.

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