Angelo De Mattia
Angelo De Mattia

L'analisi / Bancari, un contratto per guardare al futuro​

di Angelo De Mattia
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Venerdì 10 Novembre 2023, 00:04
Ieri è ripreso il negoziato tra l’Abi (con il Comitato per le relazioni sindacali) e le Organizzazioni dei bancari Fabi, Cgil, Cisl, Uil e Unisin per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro dei 270mila bancari, scaduto alla fine dello scorso anno: un segnale per la categoria ma che può essere interessante per l’intera area dei rinnovi contrattuali. Nell’evoluzione del confronto finora registrata, considerate anche le dichiarazioni di principali esponenti del settore, l’aumento stipendiale, previsto per gli anni di validità del contratto, di 435 euro mensili non sarebbe messo in discussione. Naturalmente, esso fa parte con altre misure economiche - quale quella riguardante i mutui al personale su cui impatta il regime fiscale del quale si chiede congiuntamente una revisione - del complessivo trattamento di cui punti importanti sono le variazioni prospettate dalla parte datoriale su fungibilità e intercambiabilità delle mansioni, mobilità e, prima ancora, sugli inquadramenti. Le trasformazioni che stanno avvenendo nel sistema, l’impiego delle nuove tecnologie e quello che si profila dell’intelligenza artificiale, lo sviluppo dell’operatività “online” con la clientela, le conseguenze sulla rete delle dipendenze che in numero crescente vengono chiuse, ma anche i problemi della governance e gli impatti della concorrenza in ulteriore aumento, nonché della normativa regolatrice, spesso caotica e contrassegnata da superfetazione: tutto ciò pone l’esigenza di fare evolvere la figura del dipendente, con le differenze tra i diversi gradi, e di rafforzare, da un lato, l’addestramento come misura costante, obbligatoria e, dall’altro, la partecipazione del personale ai processi decisionali. Della nuova fase i sindacati sono bene avvertiti: basti pensare, per tutti, ai convegni promossi dalla Fabi con la partecipazione dei maggiori banchieri. Essi hanno redatto una specifica piattaforma anche, ovviamente, con richieste sul piano normativo e organizzativo. Le misure che si possono ricondurre al generale tema della flessibilità presuppongono l’osservanza di alcune condizioni, innanzitutto la coerenza con il fine primario del servizio alla clientela e la tutela del risparmio, la certezza e la stabilità delle regole, un assetto delle relazioni industriali all’altezza delle innovazioni. Occorre guardare alle punte avanzate e al grosso della clientela, ma non affatto sottovalutare fasce di utenti meno in grado di utilizzare le nuove tecnologie e i rapporti con centri nei quali si profila una desertificazione bancaria. Ricordo che, quando in Banca d’Italia, negli anni Settanta si profilava un significativo passaggio di fase e si avvicinava la riforma dell’allora regolamento del personale, il governatore dell’epoca, Guido Carli, istituì quattro Commissioni paritetiche definite “per la partecipazione” per studiare l’evoluzione delle funzioni dell’Istituto e le ricadute sul piano organizzativo e del personale, Commissioni delle quali fecero parte personaggi che poi raggiunsero i vertici, quali Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Fazio, Mario Sarcinelli, Paolo Savona. I risultati furono alla base degli sviluppi di almeno un quarto di seguito successivo della vita della Banca. Oggi non è necessario spingersi verso forme di cogestione (alla tedesca) o di codeterminazione banche-sindacati, anche se l’argomento non è fuori luogo. Ma definire, a livello centrale e aziendale, sedi di non platonico confronto a cui ricondurre il governo della vorticosa innovazione nel sistema che poggia essenzialmente sul lavoro degli addetti potrebbe essere un terreno di proficua convergenza. Da parte datoriale si vedono apprezzabili sensibilità, come dimostrato dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che ora sono chiamate a cimentarsi in una negoziazione che si vorrebbe concludere sollecitamente, entro i primi di dicembre. Se ciò avvenisse, presto e bene, sarebbe un fattore-pilota per altri settori. Insomma, non può essere il solo pilastro della trattativa il pur molto importante aumento economico che, se sarà definitivamente condiviso, richiama pur sempre gli straordinari “ritorni” dell’aumento dei tassi di riferimento deciso dalla Bce, donde la querelle sui cosiddetti extraprofitti. Ma, il governo della fase che appare anche di transizione richiede pure modalità nuove del confronto negoziale e di relazioni sindacali, fermi restando i rispettivi ruoli e le responsabilità.
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