Carlo Nordio
Carlo Nordio

Tra leggi ed Europa/ Sugli sbarchi serve realismo o non si fanno passi avanti

Lunedì 8 Luglio 2019 di Carlo Nordio
Nel suo noto discorso di Harrow, nel 1941, Churchill grugnì: “Never give in, never, never, never!”. “Mai arrendersi, mai, mai, mai!”. E poi aggiunse saggiamente: “Tranne che alle ragioni dell’onore e del buon senso”. Già, il buon senso. Il grande statista sapeva che ci sono circostanze in cui la rigidità delle convinzioni deve cedere all’esigenza delle circostanze, e un atteggiamento duttile può essere più profittevole di un’ostinata coerenza. Come dicono i francesi: “reculer pour mieux sauter”: fare un passo indietro per saltare più avanti.
Il ministro Salvini si trova, più o meno, proprio in questa situazione. Da un lato ha aumentato i consensi dopo l’assist fornitogli dalla Rackete: quasi il sessanta per cento degli italiani appoggiano la sua decisione sulla vicenda. Dall’altro è criticato da alcuni stati europei e dai suoi stessi alleati governativi. Il suo sfogo di esser stato “lasciato solo”potrà anche esser un ammonimento preelettorale, ma esprime comunque una verità significativa: in questo momento il ministro è isolato.

Questo dipende da varie circostanze, non ultima la decisione della gip di Agrigento. Ma non bisogna enfatizzare troppo questa discutibile ordinanza, che come tutti i provvedimenti analoghi è provvisoria e modificabile, e probabilmente, con un altro giudice avrebbe avuto soluzione diversa. 

Sappiamo bene che nel nostro Paese la certezza del diritto è un’opinabile astrazione speculativa. No, il problema vero è che la concentrazione di imbarcazioni Ong dirette alle nostre coste è troppo massiccia per essere casuale, ed anche senza evocar complotti è ragionevole pensare che la strategia per mettere in difficoltà il nostro Paese sia ben più raffinata di quella rappresentata dalla singola vicenda della Capitana. E le singolari sortite dei ministri tedeschi efrancesi, che a casa loro hanno adottato politiche assai più rigorose della nostra, lasciano supporre che alcuni governi vedano con favore l’indebolimento di un esecutivo che in Europa sta alzando la testa dopo anni di soggezione supina su alcuni punti chiave.

Il fatto è che Salvini ha fatto promesse che non possono ragionevolmente essere mantenute, e questo rischia di indebolirlo: ha annunciato rimpatri di difficilissima esecuzione, e una chiusura dei porti che confligge con la fantasia delle organizzazioni criminali che pur in misura minore continuano a operare. Per dirla brutalmente, è la situazione di chi promette una merce che poi non è in grado di consegnare. Ed è su questa oggettiva debolezza che giocano i partners stranieri.

Proprio qui, secondo noi, dovrebbe soccorrere la duttilità consigliata da Churchill. Di fronte a piccole imbarcazioni italiane stracariche di disperati, è inutile dire che la “pacchia è finita” quando tutti sanno che, con o senza l’intervento della magistratura, la soluzione non può che esser quella umanitaria. Tanto vale allora fare il bel gesto, e decider da cristiani. Ma poiché la politica non è emotività, ma strategia razionale, questo apparente cedimento potrebbe e dovrebbe essere accompagnato da serie e ferme iniziative in Europa, a cominciar dal regolamento di Dublino che, come ha detto il neo presidente Sassoli, dovrebbe essere rivisto. Soprattutto si potrebbe chiederne subito un’interpretazione rigorosa. Il trattato infatti demanda la gestione dei migranti allo Stato di primo ingresso, e particolarmente a quello dove è stata inoltrata la domanda di protezione. Bene, questo Stato è proprio lo Stato di bandiera del battello soccorritore. Si imponga allora ai comandanti di queste navi di raccogliere le domande di asilo subito dopo il salvataggio. Nel caso della Sea Watch, ad esempio, la domanda sarebbe stata inoltrata in territorio olandese. Allora l’Italia potrebbe anche accogliere i naufraghi per un soccorso temporaneo, salvo poi spedirli nel Paese destinatario. Questo non risolverebbe il problema per le imbarcazioni italiane, ma intanto costringerebbe gli stati europei, e i capitani delle loro navi, a rivelare la loro buona o mala fede. E sarebbe un primo passo politicamente importante verso la discussione, se non proprio la risoluzione, di un problema che altrimenti rischia sfuggire di mano al nostro Paese . Un passo indietro, per farne dieci più avanti.
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