Serrata necessaria/ Il governo abbia più coraggio, no all'anarchia delle Regioni

Sabato 21 Marzo 2020 di
Com'era prevedibile, il governo si accinge a una stretta ulteriore, anche se temiamo, ancora una volta, insufficiente; tanto che le regioni più interessate cominciano ad adottare provvedimenti più severi, ma lo fanno in ordine sparso. Le indecisioni del governo stanno producendo pericolose spinte centrifughe, all'insegna del fai da te, e di una frammentazione che rischia di essere anarchia. Al punto che perfino il Lombardo-Veneto, e quanta retorica si è fatta su questa entità territoriale, non si muove in maniera uniforme. Come se non fosse stata proprio la caotica gestione della Lombardia a provocare quella slavina del contagio che oggi sembra purtroppo difficile da arrestare. 

Ma se del governo è doveroso ricordare le colpe, è giusto ammetterne alcune attenuanti. Quantomeno per il ruolo che deve assolvere in quanto espressione dello Stato. La colpa principale è stata quella di non aver capito in tempo cosa stesse accadendo. 

Anche se l'emergenza impone la sospensione di ogni polemica non possiamo dimenticare gli errori iniziali. I provvedimenti sono stati frammentari e diluiti, con quella progressività sempre tardiva che il generale Gallois, durante la guerra in Vietnam definiva à petits paquets. Quando servivano centomila uomini l'America ne mandò un decimo, ne servivano un milione e ne mandò centomila, e quando la guerra ormai era persa ne mandò mezzo milione. Da noi questa guerra sarò certamente vinta. Ma l'esitazione del governo l'ha prolungata, e rischia, viste le timide risoluzioni in arrivo, di prolungarla.
La seconda colpa risiede nella genericità dei provvedimenti, che ha creato non solo un esodo massiccio e improvviso, ma anche una incertezza interpretativa fonte dei comportamenti più disparati. Cosicché le prescrizioni, viziate da espressioni mal definite, sono evaporate nell'ambiguità. Per fare un esempio, se si stabilisce il divieto di uscir di casa salvo necessità, e nel contempo si consente l'apertura di tabaccherie ,edicole e negozi di elettronica, non si capisce se sia lecito recarvisi solo per acquistare francobolli, quotidiani e ricambi di smartphone - tutti articoli sicuramente necessari - oppure per giocare al lotto, comprare una rivista di moda o un munirsi di videogioco. Lo stesso vale (valeva) per l'attività motoria, consentita entro limiti quantomeno fumosi, con la conseguenza che parchi e sentieri sono stati invasi anche per allegre scampagnate. Tutto questo avrà - tra l'altro - un costo quando le decine di migliaia di denunciati andranno a processo, con le valanghe di eccezioni difensive, buona parte delle quali fondate.
E le attenuanti? Sono due. La prima è che la nostra imprevidenza è stata ampiamente superata dal resto dell'Occidente. Dall'Europa, ancora una volta assente e codarda; dalla Francia, con l'incredibile decisione di mantenere la tornata elettorale; dalla Germania, la cui imperterrita cancelliera ha candidamente ammesso di aspettarsi un sessanta per cento di contagiati, cioè circa cinque milioni di ricoveri e più di mezzo milione di cadaveri. E infine dallo stupefacente Boris Johnson, che ha quasi auspicato, con una satanica rapsodia oracolare, una sorta di selezione darwiniana. Tutti questi leader hanno fatto, e stanno facendo, una rapida inversione di rotta allineandosi alla nostra pur tardiva e insufficiente strategia. Ma poiché nel paese dei ciechi il guercio è re, il nostro Conte sta facendo, e ne siamo lieti, la figura del gigante.

La seconda attenuante è che probabilmente l'adozione tempestiva delle necessarie e radicali misure non sarebbe stata allora compresa dall'opinione pubblica. E' vero che chi governa non deve seguire, ma semmai indirizzare il pensiero popolare, tuttavia il rischio di una generalizzata inottemperanza sarebbe stato reale, visto che ancora oggi qualcuno si ostina a celebrare eventi e organizzare festicciole. La gradualità ha purtroppo favorito i contagi, ma ha certamente preparato la maggior parte dei cittadini a restrizioni quali mai si eran viste dai tempi della guerra.

E questo è un dato importante. Noi abbiamo una concezione quasi religiosa della libertà e delle sue garanzie. Per questo le abbiamo qui sempre difese contro mille insidie, dall'abuso della carcerazione preventiva all'interferenza delle intercettazioni ambientali e comunque in tutte le occasioni, non necessariamente giudiziarie, dove ne abbiamo annusato la minaccia. Ma con altrettanto vigore abbiamo sempre sostenuto che lo Stato ha il diritto e il dovere di limitare questa libertà quando sono in gioco interessi concorrenti o addirittura maggiori, purché sia rispettata la logica della proporzione. Così abbiamo ritenute adeguate le iniziative di bloccare gli sbarchi dei migranti, quando si invocavano ragioni di sicurezza e di contenimento. Perché se questo è l'unico mezzo, e in realtà è l'unico mezzo, per assicurare a tutti la salute e a molti la sopravvivenza, anche la libertà deve cedere davanti a un valore più alto. Con l'unica consolazione che tanto più questi limiti saranno da noi rispettati, tanto più breve sarà la nostra detenzione coatta.
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