Alessandro Orsini
Alessandro Orsini

Usa verso il voto/La guerra a Donald Trump fa la prima vittima tra i democratici

Giovedì 26 Settembre 2019 di Alessandro Orsini
Il partito democratico vuole processare Trump per avere chiesto al presidente ucraino di perseguitare il figlio di Joe Biden. 

Il presidente americano ha chiesto a Volodymyr Zelensky di perseguitare, per le vie giudiziarie, il figlio di Joe Biden, vice presidente con Obama e candidato a sfidare Trump alle presidenziali 2020. Lo scontro che si delinea rischia di non avere precedenti nella storia contemporanea degli Stati Uniti. Non per il temperamento dei protagonisti, ma per il campo di forze in cui si muovono e che essi stessi hanno creato. Lo scontro è molto più questione di forze oggettive che di temperamenti soggettivi.

Il fatto che l’impeachment venga avviato a un anno di distanza dalle prossime elezioni impedisce a Trump di assumere una linea moderata in cerca di un compromesso con gli avversari per scongiurare il processo. Trump è obbligato a usare il massimo della durezza contro i democratici. Assumere un atteggiamento dimesso in campagna elettorale costerebbe a Trump, che ha costruito la propria ascesa sul mito della forza, la perdita di migliaia di voti. Dunque, Trump è obbligato a caricare a testa bassa per i prossimi dodici mesi e i democratici sono costretti ad assaltarlo con l’impeachment per espugnare la Casa Bianca perché la contesa elettorale è, in tutte le democrazie liberali, una forma di guerra simulata. Questa strategia è stata a lungo meditata dal partito democratico che, già in passato, aveva cercato di processare Trump con l’accusa di essere stato in combutta con Putin per influenzare le ultime elezioni. La novità, che fa la differenza, è il momento storico. Vi è infatti differenza tra l’avvio di un processo per alto tradimento un anno dopo il voto e l’avvio di un processo un anno prima del voto. Il tempo, non essendo un fattore modificabile dalla volontà individuale, s’impone agli attori politici con la sua forza oggettiva e plasma la dinamica del conflitto politico esasperandola. 

Tuttavia, oltre alla contesa tra i partiti, vi è anche una contesa nei partiti che, nel caso del partito democratico, balza agli occhi. Una sua parte pensa di avere la possibilità di eliminare due figure sgradite con un solo colpo. Da una parte Trump, l’avversario manifesto, e dall’altra Biden, l’avversario nascosto che, a causa dell’impeachment, sarà sottoposto a uno scrutinio rigoroso che lo metterà in difficoltà. Biden ha saputo affermarsi all’interno del partito democratico, ma alcune sue caratteristiche lo rendono troppo simile a Hillary, già sconfitta da Trump. La Clinton era percepita, da molti americani, come una donna cinica e spietata, talmente desiderosa di potere da non lasciare il marito, nonostante lo scandalo del tradimento con Monica Lewinsky, per il quale Clinton è stato il terzo presidente americano a subire l’impeachment. Trump, per quanto a molti appaia incomprensibile, è stato percepito da milioni di elettori come un uomo vicino ai deboli, mentre la Clinton è apparsa come la donna dei poteri forti, al punto da essere rappresentata come Medusa, la figura mitologica con i serpenti al posto dei capelli.

Ne scrisse addirittura l’autorevole rivista “The Atlantic”, in un articolo di Elizabeth Johnston, la quale, a pochi giorni dal voto del 2016, difese la Clinton contro la misoginia che la ritraeva come un mostro. Donald contro il potere; Hillary dentro il potere: la Johnston non riuscì a modificare questa rappresentazione collettiva, rafforzata dagli incarichi che la Clinton aveva ricoperto sotto Obama, di cui era stata addirittura segretaria di Stato.

La candidatura di Biden pone un problema analogo ai democratici. Anch’egli è un uomo di potere, troppo coinvolto in un’amministrazione già sconfitta da Trump. Molti democratici credono che il loro partito dovrebbe schierare un “uomo nuovo” con caratteristiche simili a quelle che aveva Barack prima di diventare Obama, il quale era chiamato “il bravo ragazzo” persino dalla feroce emittente conservatrice Fox News: “Obama is a good guy”, ripeteva Bill O’Reilly, l’acuminato conduttore anti-democratico. Obama era l’uomo nuovo. Il problema è che Biden è invecchiato accanto a lui. Si prospetta dunque una campagna elettorale addirittura più dura di quella precedente perché nessun protagonista riesce a trovare ince Ultimo aggiornamento: 00:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA