Prima regola: aderire fin da giovani a un fondo

Mercoledì 25 Settembre 2019
Non è vero che bisogna investire molto, però bisogna investire presto. «Tra i 170 mila aderenti al nostro Fondo Pensione Arca Previdenza ci sono anche i neonati. Perché genitori e nonni hanno quella previdenza che spesso manca ai giovani adulti». Antonio Barbieri, responsabile Investimenti Previdenziali e Istituzionali di Arca Fondi, ripete il mantra così chiaro a chi opera nel settore e a chi è più vicino alla pensione, e ancora tanto oscuro per chi ne avrebbe più bisogno: la previdenza complementare non è un’opzione, dovrebbe essere un obbligo. «Certo, la condizione è che ci sia lavoro. Ma è pur vero che, di là del lavoro, non c’è una chiara percezione del problema» continua Barbieri. A fronte di una lenta penetrazione dei temi previdenziali nella cultura e nelle abitudini delle generazioni più giovani, dai Millennial alla generazione Z, occorre cogliere le opportunità offerte dalle gestioni collettive. «Dove c’è un accordo aziendale, stimolato magari dal contributo dell’azienda, allora anche i lavoratori si mostrano più attenti all’opportunità» aggiunge Barbieri. Dei 170 mila aderenti ad Arca Previdenza (il Fondo Pensione Aperto più grande in Italia per patrimonio) 41 mila sono quelli che hanno una adesione collettiva che, sommando spesso il Tfr, il contributo contrattuale-aziendale e quello individuale, rappresenta un capitale gestito di circa 2 miliardi, più della metà dei 3,7 miliardi di somme amministrate dal Fondo costituito da Arca Fondi.

IL RUOLO DEL FISCO
Arca Fondi Sgr amministra nel suo complesso 32 miliardi di investimenti, offrendo molti strumenti anche agli investitori istituzionali oltre che al singolo risparmiatore.
In questi giorni c’è chi ha chiesto di agire sulla leva fiscale per favorire gli investimenti dei Fondi a sostegno dell’economia reale e delle Pmi nazionali. «Il tema del Fisco resta centrale nell’ottica di investimenti nelle piccole e medie imprese – commenta Barbieri - Tuttavia è opportuno ricordare che i vantaggi fiscali sono solo uno degli elementi e neppure tra i primi che il gestore prende in considerazione nella valutazione dell’investimento previdenziale». È però indubbio che la leva fiscale è uno dei fattori che possono favorire lo sviluppo della previdenza complementare, in particolare i vantaggi fiscali derivanti dalla possibilità di dedurre dal proprio reddito le contribuzioni al fondo pensione che attualmente sono fino ad un massimo di 5.164 ogni anno. C’è anche una questione che attiene alla possibilità di accedere a informazioni e operazioni. «Molto abbiamo puntato sul mondo digitale – continua Barbieri – non solo con un sito rinnovato, ma anche con la possibilità di aderire online al Fondo. Sullo sfondo resta la necessità di uno sforzo sull’educazione finanziaria, perché si comprenda sempre più e meglio che la previdenza complementare è un elemento imprescindibile per progettare il proprio futuro personale e familiare».
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