Studio Sila. Per il lavoro, investire nel welfare di relazione

Mercoledì 26 Febbraio 2020

In attesa della 5a edizione del Welfare Index PMI 2020, abbiamo incontrato alcune delle realtà che si sono contraddistinte come Welfare Champion nell’edizione 2019. Intervista a Tommaso Sila, titolare di Studio Sila, realtà di tredici dipendenti specializzata nella Consulenza del Lavoro a Brescia per Aziende e Cittadini.

La vostra realtà imprenditoriale in che modo investe sui propri dipendenti (benefit, assistenza, smartworking)?

Studio Sila investe nel welfare in moltissime forme: utilizziamo lo smart working, flessibilità oraria e i flexible benefit utilizzabili tramite un plafond welfare molto ampio. Abbiamo inoltre convenzioni con soggetti terzi in campo salute e acquisti. I benefit sono riconosciuti per regole comuni e in base a meccanismi premiali.

Quanto ha inciso per voi il riconoscimento da parte del Welfare Index PMI e quanto è importante per la vostra reputazione aziendale?

Il Welfare Index PMI è arrivato come premio dopo che avevamo già deciso in autonomia come realtà di investire nel welfare. Il mio studio offre consulenze inerenti al welfare, progettiamo sistemi organizzativi di premialità e queste valutazioni sono state applicate all’interno dello studio, prima di proporle ai clienti, per testarle e perché ci credo. L’uso del logo Welfare Index PMI ha avuto un peso mediatico e di immagine ma non quantificabile a consuntivo.

Ultimamente si parla molto di community relation, ovvero l’interesse verso l’ambiente di riferimento nel quale lavora l’individuo e il tessuto relazionale da potervi costruire al suo interno. Attraverso quali strumenti ascoltate le comunità (dipendenti, realtà associative, enti) che vi gravita attorno?

La nostra struttura basa il suo ascolto attraverso una costante relazione umana coi nostri dipendenti. Scegliamo di interloquire ponendo delle domande e ottenendo risposte utili ad entrambe le parti. La comunità con la quale ci confrontiamo è quella dei clienti e dei loro dipendenti, che ci comunicano direttamente o indirettamente i loro bisogni e difficoltà. Rispetto invece al territorio, devo dire che di fatto c’è pochissima conoscenza realmente corretta in materia di welfare e fiscalità, quindi poca interazione, se non per eventi formativi che organizziamo periodicamente per clienti e i loro dipendenti.

Per i vostri piani di welfare, vi appoggiate a un provider e/o a realtà associative di categoria? In base a quali fattori li scegliete?

Siamo autonomi nella fornitura anche se poi per l’operatività pratica ci avvaliamo anche di un portale di flexible benefit messo a disposizione per i dipendenti nel quale possono scegliere liberamente i servizi da utilizzare.

Welfare aziendale e territorio: il terzo Settore può diventare un competitor nella fornitura di piani e servizi di welfare aziendale?

Abbiamo lavorato insieme alle cooperative per quanto riguardo la formazione della figura del welfare manager indicando loro la possibilità di gestione del welfare sia endoassociativo che per la fornitura di servizi a soggetti terzi, come provider di servizi in merito a ciò che può esser fatto nell’assistenza sanitaria domiciliare o maggiordomo aziendale. Credo che le cooperative abbiano una mission diversa: il loro welfare è indirizzato a utenti bisognosi e non ai loro dipendenti o a degli ipotetici “Clienti”. Per gestire per conto terzi il welfare bisogna avere una mentalità imprenditoriale, quindi le cooperative hanno un focus strutturalmente diverso.

Lucia Medri

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Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 14:00