Salute, prevenire è meglio che rimborsare

Mercoledì 25 Settembre 2019 di Michele Carriero
Più della previdenza complementare, la sanità integrativa si tocca con mano nel breve e brevissimo periodo. In questo caso gli strumenti di welfare integrativo non riguardano l’oculata previsione del futuro, ma spesso rispondono alle esigenze di un presente assillante. Non a caso si mette mano, e generosamente, al portafoglio. Le stime concordano: 40 miliardi di euro di spesa “out of pocket” ogni anno. Secondo il Censis la spesa sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.437 euro.

INTEGRARE PUBBLICO E PRIVATO
«Vogliamo favorire una positiva interazione e non contrapposizione tra pubblico e privato – precisa subito Giovanna Gigliotti, da pochi giorni ad di UniSalute, la compagnia del Gruppo Unipol leader del mercato della sanità integrativa in Italia – sviluppando modelli di sanità integrativa a sostegno del sistema pubblico, che comunque deve mantenere un ruolo centrale in termini di universalità del servizio a tutti i cittadini, con particolare riferimento a cronicità, assistenza domiciliare, non autosufficienza e prevenzione». Poi aggiunge una spiegazione e un annuncio. La spiegazione: «UniSalute va oltre il primo livello della sanità integrativa, cioé il rimborso delle spese mediche sostenute, o l’accesso all’assistenza diretta della rete di cui dispone la Compagnia. Temi come la prevenzione e la gestione delle cronicità sono importanti» commenta Gigliotti. Vuol dire prevedere nell’offerta dei servizi una proposta di check-up annuale, con specificità di controlli maschili e femminili, e organizzare adeguati monitoraggi delle cronicità ricorrendo anche a nuovi strumenti tecnologici, come i device che si possono usare anche a distanza.

Quindi l’annuncio: «E’ allo studio un prodotto smart che preveda una copertura integrativa di base per tutti gli italiani che non possono aderire ai Fondi sanitari di categoria o a polizze collettive di ogni genere. Vorrà dire una polizza individuale accessibile a condizioni economiche molto favorevoli dedicata alla prevenzione. Una rivoluzione. Vogliamo ampliare l’ambito di azione coinvolgendo l’intera rete distributiva in modo tale da raggiungere oltre alle grandi aziende e i fondi sanitari anche le Pmi e il singolo. L’obiettivo è quello di garantire la tutela della salute ad un numero sempre maggiore di persone intercettando quella parte di spesa privata “out of pocket” che oggi è sostenuta direttamente dai cittadini e che solo in minima parte attualmente è intermediata».
Il business di UniSalute (502 milioni di raccolta premi nel 2018, +16,7% rispetto al 2017) si costituisce oggi per il 90% nell’erogazione di polizze collettive anche attraverso Fondi (43 fondi di categoria), Casse e Mutue sanitarie. In totale 8 milioni gli italiani assistiti dalla compagnia del gruppo Unipol.

MA NON È CONSUMISMO
Talvolta si accusa lo sviluppo della sanità integrativa come effetto di una sorta di consumismo sanitario. Ma le ricerche che si compiono danno risposte diverse. L’ultima indagine condotta dal Censis sostiene che 19,6 milioni di cittadini si sono visti negare i livelli essenziali di assistenza (Lea): per almeno una prestazione sanitaria nell’anno hanno provato a prenotare nel Servizio sanitario e, presa visione dei tempi di attesa, hanno scelto di farla nella sanità a pagamento. Il servizio sanitario non riesce più a erogare in tempi adeguati prestazioni Lea prescritte dai medici. Basti dire che in 28 casi su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio Sanitario i cittadini, avuta notizia dei tempi di attesa, hanno scelto di farle a pagamento, nel privato o in intramoenia.
In un confronto europeo condotto da Ania, l’Italia risulta essere il Paese con la più alta incidenza da parte delle famiglie di utilizzo dei propri risparmi (il 90% rispetto a una media del 56%) per far fronte a cure e spese mediche. 
Tale aspetto è socialmente iniquo, perché mette le persone di fronte alla scelta tra pagare (quando sono in condizione di farlo) o, aspetto ancor più grave, rinunciare alle cure nel momento in cui si è più fragili. Sarebbe utile riflettere seriamente su un nuovo modello di welfare che combini al meglio le risorse pubbliche e private, con un ruolo più ampio assegnato alla sanità integrativa che, basandosi su un principio di mutualità, tipico delle assicurazioni, garantirebbe maggiore uguaglianza ai cittadini e più elevati livelli di protezione per i malati.

CULTURA ED EDUCAZIONE
Nel ribadire l’importanza della prevenzione, Gigliotti sostiene che diventa preliminarmente cultura, l’educazione alla salute e a stili di vita e alimentazione adeguati: «Con Nomisma abbiamo da tempo una collaborazione per fare divulgazione sul tema della salute. Sensibilizzare il grande pubblico sui temi della prevenzione è per noi fondamentale non solo per prevenire e contrastare le conseguenze di varie patologie ma per sensibilizzare i cittadini su temi importanti quali corretti stili di vita. Lo facciamo attraverso convegni rivolti al pubblico, come quello dal titolo “La prevenzione si impara da piccoli”, ma anche attraverso articoli sul nostro blog InSalute». 
«Con SiSalute, la società che si occupa della gestione ed erogazione di servizi sanitari non assicurativi, offriamo la ricchezza della nostra rete di specialisti e di laboratori a prezzi contenuti. Siamo un contraente forte, in grado di calmierare i prezzi delle prestazioni, anche per chi non ha polizze assicurative» conclude Gigliotti. Anche questo è un modo di immaginare un nuovo orizzonte di collaborazione tra pubblico e privato.
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