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Giovedì 13 Gennaio 2022, 19:24 - Ultimo aggiornamento: 18 Gennaio, 14:12

 

Da De Nicola a Mattarella: la storia di scrutini e voti per il Presidente della Repubblica

di Francesco Malfetano

 

In attesa delle prossime elezioni per il Capo dello Stato è utile ripercorrere la storia del voto che ha segnato la Repubblica, e portato per primo De Nicola e infine Mattarella a diventare inquilini del Quirinale. 

 

Enrico De Nicola - Liberale e Antifascista, il 28 giugno del 1946 Enrico De Nicola fu eletto, al primo scrutinio e con il 72,8% delle preferenze, Capo provvisorio della Repubblica dall'Assemblea Costituente. L'entrata in vigore della Costituzione nel '48, rese De Nicola a tutti gli effetti il primo Presidente della Repubblica. 

 

 

Luigi Einaudi - Nel 1948 fu invece eletto dal Parlamento l'economista, accademico e politico Luigi Einaudi. Questa volta furono necessari 4 scrutini (a cui non parteciparono i consigli regionali, perché non ancora costituiti), 518 voti e il 57,6% delle preferenze espresse dall'Assemblea parlamentare.

 

 

Giovanni Gronchi - Anche per primo presidente della Repubblica eletto tra le fila della Democrazia Cristiana, Giovanni Gronchi, nel 1955 furono necessari 4 scrutini utili a bruciare le candidature di Ferruccio Parri e Cesare Marzagora. Alla fine, il settenato inizierà  con 658 voti e il 78,1% delle preferenze.

 

 

Antonio Segni - Con il quarto Presidente della Repubblica, il democristiano Antonio Segni, iniziano ad allungarsi i tempi per l'elezione (e ad allargarsi le spaccature interne ai partiti dell'epoca). Nel 1962 servirono infatti 9 scrutini a causa dei voti dispersi dalla Dc per seconde o terze candidature. Segni sarà infine eletto con 443 voti e il 51,9% delle preferenze.

 

 

Giuseppe Saragat - Alle elezioni successive, quelle del 1964, i tempi si estendono ancora, rendendo necessari ben 21 scrutini. Impossibile trovare da subito un'intesa attorno a 3 candidati forti: per la Dc Giovanni Leone, per i socialisti Giuseppe Saragat e i comunisti Umberto Terracini. Uno stallo che porta, con l'incedere del voto, all'emergere di altre candidature come quella di Amintore Fanfani o Pietro Nenni. Fino all'accordo attorno a Saragat, che diventa infine presidente con 646 voti su 963 componenti l'assemblea (67,1%), in quella che, sino ad ora, è stata l'elezione più contrastata alla massima carica dello Stato.

 

 

Giovanni Leone - Dopo essere stato in lizza per il settenato precedente, il candidato della Democrazia Cristiana Giovanni Leone, nel 1971 è stato protagonista di un'altra lunghissima elezione. A seguito delle solite spaccature (specie proprio all'interno della Dc), furono necessari 23 scrutini per raggiungere l'intesa attorno a Leone che però resta il presidente eletto con la percentuale più bassa della storia 51,4%

 

 

Sandro Pertini - Anche per portare al Quirinale l'uomo che sarà forse il più amato tra i Presidenti della Repubblica, sono stati necessari ben 16 scrutini per trovare un accordo tra il cosiddetto fronte costituzionale (PCI-PSDI-PRI e PLI). Il voto del 1978, nonostante Sandro Pertini sia stato eletto con la più larga maggioranza della storia della Repubblica (l'82,3%, con 832 preferenze), fu infatti agitato dalle dimissioni di Leone a causa delle accuse - poi rivelatesi infondate - legate allo scandalo Lockheed.

 

 

Francesco Cossiga - La "tradizione" di lunghissime elezioni è stata superata nel 1985 quando, per eleggere Francesco Cossiga, grazie alle intese raggiunte dall'allora segretario della Dc Ciriaco De Mita, fu sufficiente un solo scrutinio per ottenere il 75,4% delle preferenze. 

 

 

Oscar Luigi Scalfaro - Nel 1992, con i partiti agitati dal ridimensionamento avvenuto durante le elezioni appena tenute e lo scandalo Tangentopoli, servirono 16 scrutini per portare al Quirinale il democristiano Oscar Luigi Scalfaro con 672 voti e il 66,5% delle preferenze necessarie.

 

 

Carlo Azeglio Ciampi - Con il politico ed ex Governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi, si tornò alla cosiddetta elezione lampo. In vista delle imminenti elezioni infatti, Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi trovarono l'intesa attorno al suo nome eleggendolo al primo scrutinio con 707 voti (il 70,6% delle preferenze). 

 

 

Giorgio Napolitano - Quelle di Giorgio Napolitano sono state invece elezioni sui generis. In primis perché unico Presidente ad essere eletto 2 volte, nel 2006 e nel 2013. La prima elezione Napolitano l'ha ottenuta con il 54,6% dei voti al quarto scrutinio. La seconda, decisamente più travagliata. Dopo aver bruciato candidati forti come Franco Marini e Romano Prodi infatti, i partiti e i delegati regionali convinsero Napolitano ad accettare il reincarico, ottenuto poi al sesto scrutinio con il 73,2% delle preferenze.

 

 

Sergio Mattarella - Nel 2015, a seguito della dimissione di Napolitano (il cui mandato naturale sarebbe terminato nel 2020), nonostante le forti divisioni tra centrodestra, centrosinistra e M5s (che provò a far eleggere Ferdinando Imposimato), il segretario del Pd Renzi riuscì a costruire un'intesa attorno a Sergio Mattarella, che risultò infine eletto al quarto scrutinio con il 65,9% delle preferenze.

 

 

 

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