Spread in salita, l'Abi lancia l'allarme prestiti: se non cala impatti inevitabili

Lunedì 19 Novembre 2018
Spread in salita, l'Abi lancia l'allarme prestiti: se non cala impatti inevitabili
Le banche stanno continuando a sostenere l'economia ma se lo spread, alimentato dalle voci di uscita dell'euro e dallo scontro con la Ue, dovesse restare sui 300 punti o peggio aumentare - come è accaduto oggi che ha chiuso a 322 punti base - gli effetti non tarderanno a farsi sentire anche sul comparto bancario e, in ultima analisi, su tutta la crescita del paese.

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L'Abi lo aveva già sottolineato nelle scorse settimane ma ora che il 2018 sta volgendo alla fine e i toni con Bruxelles del governo non accennano a placarsi, l'associazione bancaria mette nero su bianco una serie di effetti dal perdurare del differenziale con il Bund: dall'erosione del capitale delle banche, all'aumento dei tassi sui prestiti oltre che a una loro riduzione in quantità.

Finendo, in ultima analisi, in minori investimenti, diminuzione del risparmio, aumento del costo del debito, provocando così un impatto negativo sul Pil già in rallentamento. Non giovano poi i dati della Banca d'Italia sugli investimenti dei gestori esteri: a settembre, che pure era iniziato con un recupero dei mercati, le vendite dei non residenti di Btp sono state di 1,5 miliardi. Meno dei 17,8 di agosto ma pur sempre in passivo. Sui mercati prosegue così una visione di sfiducia degli operatori e una forte volatilità come si è visto nei giorni scorsi.

Malgrado l'esecutivo abbia più volte dichiarato di non voler uscire dall'euro lo scontro con la Ue sulla manovra di bilancio non si è ricomposto. Il presidente Abi Antonio Patuelli sottolinea come almeno sia un segno di maturazione nel paese e nel dibattito politico (sebbene non sui social e fra la base della maggioranza) «che nessuno ne parli più». «L'uscita dall'euro sarebbe una pazzia e comporterebbe un effetto devastante sul debito pubblico, immaginate i tassi al tempo della lira sul debito, attuale e prospettico». Ma il presidente Abi sottolinea come come un alto spread «appesantisca tutta la catena» e possa colpire sia le banche che i conti pubblici. E se non si può parlare di un livello 'insostenibilè per le banche alcuni lo avevano fissato a 400 punti ndr), certo anche l'attuale di 300 provoca appunto danni e potrebbe portare al credit crunch.

Un fenomeno questo che ancora non si è verificato, rileva l'Abi, con le banche che hanno aumentato i prestiti a famiglie e imprese anche a settembre mentre per il 2019 (ma la stima è di luglio) dovrebbero salire ancora del 2,5%. Alcune banche tuttavia hanno già segnalato correzioni al rialzo sui nuovi prestiti e si vedrà se questo si rifletterà anche su commissioni e costi. Peraltro nel 2017, come segnala Banca d'Italia, le spese di gestione dei conti correnti sono saliti di 1,8 euro a 79,4 euro annui.

Gli istituti di credito comunque rivendicano di aver 'fatto i compiti a casà dimezzando gli Npl a 39,8 miliardi di settembre 2018 dal picco del 2015 di 88,8 miliardi grazie anche alla spinta della Gacs. Ma se la Bce e l'euro hanno operato da 'ombrellò e 'spintà nella crisi, certo le regole europee sulla gestione delle crisi non hanno aiutato. Gli istituti italiani hanno messo 12 miliardi di euro a fondo perduto, rileva l'Abi, una cifra che avrebbe potuto essere molto inferiore se fossero stati usati i vecchi strumenti come il Fondo tutela depositi. Troppo confuse, lente e macchinose le norme, le procedure e le interpretazioni dell'Srb e dell'Antitrust Ue sulla gestione delle crisi, lamenta l'Abi.

Un problema che va risolto anche perchè l'unione bancaria è in stallo e le crisi di banche di dimensioni non grandi possono ugualmente impattare molto sul comparto e la stabilità come ha insegnato la vicenda delle banche venete. Il prossimo appuntamento è quello delle norme sugli Npl e sul Mrel. Le banche sperano in una proposta ragionevole che tenga conto della situazione dei tribunali italiani (molto più lenti) e dell'economia in rallentamento. La rigidità degli scorsi anni della Ue infatti, lamentano, è stata una delle cause di una minore crescita dell'Europa rispetto agli Stati Uniti.
Ultimo aggiornamento: 19:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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