Zerah (Carmignac): ancora troppa incertezza sull'Italia, cautela sui bond Usa

Martedì 27 Novembre 2018
Ancora troppa incertezza in Italia. Cautela sugli Stati Uniti e attenzione ai mercati emergenti, i cui fondamentali si stanno indebolendo. Ok i titoli del credito del settore bancario europeo, incluse le principali banche italiane. E' l'analisi dell'attuale situazione dei mercati obbligazionari di Charles Zerah, gestore di Carmignac, società francese di gestione del risparmio con masse per 50 miliardi di euro.

«Il problema dell’Italia è rappresentato dal fatto che solo pochissime misure approvate dal governo a settembre sono a sostegno della crescita e non dovrebbero portare a una riduzione sostanziale del rapporto debito pubblico/PIL nei prossimi anni (attualmente pari a circa il 130%)», afferma il gestore. «Il reddito di cittadinanza e quota 100 sono essenzialmente sussidi che difficilmente potranno stimolare la crescita a lungo termine. C'è troppa incertezza, il che significa che l'Italia per noi non rappresenta un area di investimenti strutturali. Dato che i rendimenti hanno raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni continuiamo però a gestire in modo tattico gli investimenti nel paese».

«La situazione politica italiana - prosegue Zerah - sta ancora alimentando la volatilità nei mercati periferici europei, anche se quest’asset class è molto meglio posizionata per evitare l’effetto contagio rispetto al passato e, nel breve termine, anche il rischio che le agenzie taglino il rating dell’Italia è diminuito. Tuttavia, i negoziati tra il governo italiano e la Commissione Europe saranno una fonte di volatilità, visto che la Commissione ha chiesto all’esecutivo di rivedere la legge di bilancio per il 2019 e il governo non sembra voler cedere sul deficit (pari al 2,4% del Pil) e i target di crescita (1,5%)».

Tornando ai mercati globali, il gestore afferma che «il tasso di normalizzazione negli Stati Uniti è stato il tema cardine dei mercati obbligazionari negli ultimi anni. Stimiamo che da qui in avanti ci sarà in incremento dei tassi a livello globale, con la Banca centrale europea e la Bank of Japan (BoJ) che sembrano decise ad avviare un percorso di inasprimento monetario nei prossimi mesi. Infatti la Bce terminerà il proprio programma di quantitative easing entro la fine dell’anno, anche se il prossimo rialzo dei tassi è previsto per metà 2019, mentre stimiamo che la Bank of Japan modificherà la propria politica monetaria per ottenere una curva più ripida. In quest’ottica, manteniamo una view ribassista sui rendimenti tedeschi e giapponesi a 10 anni».

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, Carmignac «consiglia una maggior cautela, perché forze opposte stanno giocando l'una contro l'altra. In primo luogo, per via della rapida espansione del deficit di bilancio, il paese dovrà aumentare in modo rilevante l'emissione di debito. In secondo luogo gli investitori globali potrebbero essere più inclini a concentrarsi nuovamente sugli asset domestici, a causa del fatto che il vantaggio dei rendimenti a lungo termine negli Stati Uniti, al netto dei costi di copertura valutari, è meno interessante rispetto ad altri mercati obbligazionari sviluppati. Questi fattori dovrebbero esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti statunitensi. Tuttavia, poiché i Treasury dovrebbero continuare a svolgere la funzione di polizza assicurativa contro gli shock estremi dei mercati - come il calo del mercato azionario statunitense in ottobre, guidato dal settore IT - suggeriamo comunque di essere prudenti in questa parte della curva».

Venendo all'universo dei mercati emergenti, Zerah afferma: «Gli asset sono stati penalizzati dal triplice impatto del rafforzamento del dollaro, dell'aumento dei rendimenti negli Stati Uniti e dell’incremento dei prezzi del petrolio (in particolare per i paesi importatori di greggio). Quest’anno le valute dei mercati emergenti si sono deprezzate di circa il 12% rispetto al dollaro, i rendimenti in valuta locale di questa regione sono aumentati di 50 bps e gli spread al di fuori dell’area emergente sono aumentati di 80 punti base. In futuro gli asset dei mercati emergenti potrebbero inoltre risentire dei possibili effetti della politica monetaria statunitense e della potenziale escalation della guerra commerciale e delle tensioni politiche tra Stati Uniti e Cina. Inoltre, i fondamentali di questi mercati si stanno indebolendo a causa di condizioni finanziarie più rigide. L'insieme di questi fattori ci ha spinto a ridurre la nostra allocation complessiva a questa asset class, mentre allo stesso tempo stiamo tenendo d'occhio le aree che potrebbero presentare interessanti profili di rischio-rendimento».  

Infine, uno sguardo a credito e banche. «Ci concentriamo sulle zone più periferiche dei mercati del credito, in quando le valutazioni in altre aree sono troppo elevate - sottolinea il gestore di Carmignac -. Preferiamo quindi i “fallen angel”, cioè le società che sono state eccessivamente penalizzate da ondate di vendite forzate a seguito di downgrade dei rating creditizi. Inoltre, continuiamo a preferire il credito del settore bancario europeo, incluse le principali banche italiane, che trae beneficio da un trend pluriennale di diminuzione del rischio e della leva finanziaria, accompagnato da una nuova ondata di regolamentazione».

  Ultimo aggiornamento: 19:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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