L’euro digitale accelera e comincia a sgomitare

L’euro digitale accelera e comincia a sgomitare
di Gabriele Rosana
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Venerdì 24 Dicembre 2021, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 09:18

Compiuti i vent’anni - l’entrata in circolazione risale all’1 gennaio 2002 - l’euro si prepara a diventare una valuta digitale.

L’età matura proietta la moneta comune (ad oggi adottata da 19 Stati europei su 27) pure nel cosiddetto Metaverso, una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar. È un percorso a tappe serrate per fare della Banca centrale europea una delle pioniere assolute fra le banche centrali mondiali nella corsa alla creazione di un inedito: una valuta virtuale con corso legale garantito da una istituzione pubblica. La moneta digitale emessa da una banca centrale ha infatti un requisito ulteriore che manca alle criptovalute, come il Bitcoin o la Diem (la “stablecoin” di Facebook), i cui prezzi sono spesso volatili: nessuna delle monete virtuali attualmente disponibili sul mercato è emessa o supportata dalla reputazione di un potere pubblico statale o sovranazionale. Ma oltre a fare bene, bisogna anche fare in fretta: l’attivismo europeo prova infatti a seguire Pechino, che sta già testando in varie città il renminbi digitale e aspira a definire il nuovo standard mondiale delle Cbdc, le Central bank digital currencies.

IL PROGETTO

Ebbene, destinato a fare passi avanti nel nuovo anno è anche il progetto di euro digitale. Dopo mesi di raccolta di input e sperimentazione, in estate Francoforte aveva avviato l’istruttoria; la fase pilota è iniziata in autunno e durerà per tutto il 2022, puntando ad affrontare tutti i nodi che riguardano la messa a punto e la distribuzione stessa della moneta virtuale. «Il mondo si sta muovendo verso la digitalizzazione: sarà inevitabile attuare l’euro digitale. Dobbiamo renderlo un fattore di stabilità di progresso e inclusivo». Fabio Panetta, membro italiano del comitato esecutivo della Bce e principale responsabile dell’iniziativa targata Eurotower, ha sintetizzato di recente la portata innovativa del progetto: «Se fosse emesso, l’euro digitale avrebbe conseguenze rilevanti sia su temi di carattere economico-finanziario, quali la trasmissione della politica monetaria, la stabilità finanziaria o il funzionamento del sistema monetario internazionale, sia su aspetti di ampia rilevanza come gli equilibri geopolitici globali e i diritti fondamentali degli individui, quale il diritto alla riservatezza».

IL CONTANTE

Essendo una passività della Banca centrale, l’euro digitale non presenterebbe rischi di alcun tipo, ovvero di mercato, di credito e di liquidità, ha chiarito Panetta. Insomma, nulla di diverso dalle comuni banconote. Anche perché il contante - usato in Europa per oltre il 75% delle transazioni - non è destinato a sparire di colpo. Ma già nei prossimi anni l’euro digitale è destinato ad affiancarsi a quello fisico, senza però sostituirlo. Permetterebbe ai cittadini-utenti un accesso più ampio e agevole ai pagamenti elettronici, promuovendo l’inclusione finanziaria, ma senza disintermediare le banche commerciali, che potranno gestire pure i portafogli di moneta digitale. «L’Unione europea è consapevole che, rispetto al peso economico che ha nel mondo, la sua moneta è poco utilizzata negli scambi internazionali e, con l’euro digitale, vuole ristabilire la centralità della Bce in una economia sempre più “cashless”», spiega al Messaggero Nicola Bilotta, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma e autore, insieme a Fabrizio Botti, di un volume sui rischi e le opportunità per economia globale e società dell’avvento delle monete digitali delle banche centrali, edito da Peter Lang. L’euro virtuale, come emerso durante una recente consultazione pubblica realizzata dalla Bce, dovrà però ispirarsi ai valori europei. «A cominciare dalla privacy», aggiunge Bilotta. «Una moneta virtuale emessa dalle banche centrali, del resto, non ha scopi commerciali per i dati dei consumatori, al contrario dei fornitori privato di servizi di pagamento».

Il piano della Bce di sperimentare e adottare al più presto una valuta digitale rientra nella più ampia strategia dell’Unione europea di dotarsi di un’autonomia strategica nella crescente competizione multipolare tra potenze: rispetto a Cina e Russia, quindi, ma con una buona dose di indipendenza anche da alleati tradizionali come gli Stati Uniti, vista la volontà di Bruxelles di affrancarsi dal ruolo dominante del dollaro nel sistema finanziario internazionale e di rendersi pure indipendente dai provider di pagamento d’Oltreoceano, da Mastercard a Visa. L’autonomia strategica, specie se tecnologica, è il perno dell’agenda geopolitica della Commissione. Si intreccia con un altro dossier sulla via europea al digitale nella vita di tutti i giorni che a Bruxelles si evolverà nei prossimi mesi. Entro settembre 2022, infatti, gli Stati aderenti all’Unione dovranno avanzare delle proposte sulla definizione di un pacchetto di strumenti comuni, a cominciare dall’infrastruttura tecnica, per offrire ai cittadini “wallet” europei di identità digitale per l’accesso a servizi online senza dover utilizzare metodi di identificazione privati o condividere dati personali. 

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