Paola Profeta: «Troppi carichi sulle madri, misure choc per cambiare»

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Maria Lombardi
«Nei Paesi dove le donne lavorano di più, come Francia e paesi nordici, nascono anche più bambini». In Italia lavora una donna su due e ci sono sempre meno bebè.

Paola Profeta, docente di Scienze delle Finanze alla Bocconi ed esperta di economia di genere, come invertire questo trend negativo?
«Difficile, si tratta di un fenomeno persistente che caratterizza l’Italia più degli altri Paesi europei. Le motivazioni all’origine del crollo demografico sono tante. Per le donne sono legate soprattutto all’incertezza economica, alle difficoltà sul mercato del lavoro e agli ostacoli che incontrano nel conciliare la vita familiare con quella lavorativa».

Quanto pesa la carenza di servizi per la prima infanzia in questa tendenza?
«Pesa sicuramente molto. Per quanto riguarda l’offerta di servizi siamo molto lontani dalla media europea. E ci sono sensibili differenze all’interno del Paese, con regioni che garantiscono posti negli asili nido a meno del 10 per cento dei bambini. Per sostenere la crescita demografica è necessario innanzitutto investire nei servizi e aumentare i congedi parentali in modo da equilibrare la divisione del lavoro famigliare tra uomini e donne».

Esiste un’anomalia italiana?
«In Italia è basso sia il tasso di occupazione che il tasso di fecondità. Se la metà delle donne non lavora ci si dovrebbe aspettare in teoria un tasso di fecondità più alto. Il fatto è che le incertezze sul fronte del mercato del lavoro e dei servizi penalizzano al tempo stesso l’occupazione e la famiglia. Come rivelano alcune statistiche, in Italia il numero desiderato di figli è più alto di quello effettivo. Se le donne non fossero l’anello più fragile nel mercato del lavoro e potessero contare su più servizi nascerebbero di sicuro più bimbi».

In famiglia sono sempre le donne a farsi carico del maggior peso nella gestione dei figli. Come cambiare questo modello?
«In Italia, rispetto ad altri Paesi europei, la divisione dei ruoli è più marcata per ragioni culturali. Senza una distribuzione equa dei compiti, la donna è penalizzata. Si è visto che nei nuclei in cui i ruoli sono bilanciati nascono più bambini. Per cambiare gli equilibri all’interno della famiglia servono misure choc, a cominciare da un significativo aumento dei congedi per i papà».

In che modo le risorse del Recovery Fund possono contribuire a fermare il crollo demografico? «Investimenti in servizi, sgravi fiscali, sostegno all’occupazione femminile e aumento dei congedi parentali possono ridurre gli elementi di incertezza che scoraggiano la maternità». In che misura la crisi scatenata dal Covid sta colpendo le donne? «Le donne sono particolarmente penalizzate, hanno più contratti a tempo determinato e part-time. Il 60% della cassa integrazione è andata a loro. Nel breve periodo continuerà ad essere così. Ma nel lungo periodo potrebbe emergere una dinamica favorevole grazie allo smart-working. La maggiore presenza degli uomini a casa potrebbe innescare un processo di migliore collaborazione e condivisione tra uomini e donne». 
Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 16:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA