Web tax all'Ecofin: chi la vuole e chi non la vuole

Martedì 6 Novembre 2018
L'introduzione della web tax e soprattutto il "quando" introdurla ha fatto discutere i Paesi membri all'Ecofin. La web tax è la proposta di legge che punta alla regolamentazione della tassazione per le multinazionali che operano in rete. Proposta appunto, perché ancora non è una legge. Non si è giunti un accordo all'Ecofin: i paesi europei sono divisi tra chi la vorrebbe introdurre entro la fine dell'anno e chi invece vorrebbe aspettare.

Austria, Francia e Italia condividono una linea comune. Il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger al suo arrivo all'Ecofin ha ribadito che «vogliamo arrivare a una decisione sulla web tax entro la fine di dicembre. Le misure messe a punto dovranno essere globali e possibilmente a lungo termine». Anche la Francia è sulla stessa lunghezza d'onda. Il ministro francese delle Finanze Bruno Le Maire ha fatto presente che l'esecutivo francese ha intenzione di arrivare a un'introduzione della web tax entro la fine dell'anno. «È una linea rossa per il governo francese», ha tuonato il ministro Le Maire. Anche il ministro dell'Economia italiano Giovanni Tria non la pensa diversamente dai suoi colleghi europei: «Sosteniamo la finalizzazione dei lavori tecnici sulla web tax con l'obiettivo di trovare un accordo entro la fine dell'anno. Ma se non avremo questo accordo introdurremo la tassa che l'Italia ha già approvato l'anno scorso e sospeso in attesa di un'intesa a livello europeo».

La voce fuori dal coro è quella della Germania, che vuole aspettare il rapporto dell'Ocse sul tema che sarà pronto nel 2020. «Se non ci sarà un accordo a livello globale nel 2020 allora potremo procedere con una web tax a livello
europeo», ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, rinviando il dossier che Berlino avrebbe dovuto presentare. 

Intanto dalla Commissione europea arriva il sostegno ai Paesi che vorrebbero introdurre la tassa in tempi più brevi. «La Commissione sostiene pienamente la presidenza austriaca perché sia raggiunta un'intesa a dicembre», ha assicurato il vicepresidente dell'esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis, sottolineando che questa sarebbe «importante» sia per aggiornare le regole fiscali Ue al mondo digitale sia per evitare il «rischio di frammentazione del mercato interno» europeo con sistemi di tassazione diversi nei 28. 

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