Visco con i due falchi Weidmann e Knot: «Più integrazione, l'Unione è da completare»

Visco con i due falchi Weidmann e Knot: «Più integrazione, l'Unione è da completare»
di Roberta Amoruso
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Venerdì 23 Novembre 2018, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 19:56

dal nostro inviato
FIRENZE -
A sentire loro, la stabilità finanziaria conquistata con l'integrazione europea è qualcosa di prezioso da difendere. E la crisi per lo più alle spalle, lo avrebbe dimostrato. Ma ora questa unione imperfetta non basta più. E va completata. Almeno su questo concordano due falchi doc della Bce come Jeans Wiedmann, numero uno della Bundesbank, e Klaas Knot, presidente della Banca d'Olanda, con le valutazioni di Ignazio Visco, il numero uno di Bankitalia, il governatore di casa, anche lui ieri sul palco a Firenze a rispondere alle domande di centinaia di studenti nel gremito Teatro Odeon che ha ospitato l'inaugurazione della quinta edizione del ciclo «Nuovi incontri per il futuro» organizzati dall'Osservatorio permanente Giovani-Editori, presieduto da Andrea Ceccherini. Un progetto semplice di alfabetizzazione economico-finanziaria, «Young Factor», che ha l'obiettivo per Ceccherini «di colmare il gap insopportabile e costoso nell'alfabetizzazione finanziaria dell'Italia, relegata al 31esimo posto delle classifiche internazionali».

Era difficile immaginare che su un palco così d'eccezione non finisse il tema dell'Italia e dei suoi rapporti con l'Europa e la Bce. Sono stati proprio i ragazzi a sollecitarlo subito dopo che dalle voci di Francoforte è stato fatto il quadro sulle regole attuali, sugli errori del passato e sui rischi del futuro. Un'occasione unica per vedere subito emergere le due anime dell'Europa del Nord, così contrarie ai super-stimoli della Bce e critiche sulla capacità dell'Italia di ridurre il debito negli anni del Quantitative easing. Dunque, mentre Visco guarda ai passi necessari per andare avanti nell'integrazione, pur rispettando le regole ma puntando anche sulla crescita, Weidmann tira fuori la carta della sovranità come pericolo per l'integrazione.

LA MANO TESA
A sua volta Visco replica che la «governance comune va migliorata», pur sostenendo che a Bruxelles «non ci sono i burocrati nemici del popolo», dando anche «risposte nazionali» e ribadendo che «le regole vanno rispettate ma anche ben applicate», visto che «in un mondo interdipendente ciascuno di noi è debole se è solo». Il che non gli impedisce di dire che c'è una rotta da seguire ben delineata dalle regole, anche per evitare di «tornare a un mondo in cui l'inflazione è la soluzione dei problemi». Così ha risposto a uno studente che evocava il tempo in cui Via Nazionale acquistava dal Tesoro i titoli di Stato invenduti nelle aste. Incuranti del vento che soffia in Europa, il duo Wiedmann-Knot non perde l'occasione per puntare il dito sulla sovranità piena, che alcuni Paesi non vogliono cedere. La crisi, sostiene Weidmann, «ha avuto come effetto positivo quello di imporre un'accelerazione sul terreno dell'integrazione. Ora abbiamo molte politiche comuni ma diverse aree rimangono ancora sotto la sovranità nazionale, come per esempio la politica fiscale».

Secondo il numero uno della Bundesbank, «siamo ora davanti a un bivio». Ma se scegliamo di «andare avanti con l'integrazione fiscale, allora dobbiamo essere anche pronti ad assumerci le responsabilità che ne conseguono». Se invece, «non siamo pronti a cedere la sovranità allora diventa molto difficile poter condividere la responsabilità di queste decisioni comuni». Anche Knot è convinto che l'Unione funzionerebbe meglio, se ci fosse un'unione vera anche finanziaria. L'Europa a due velocità? Non esiste. Quanto all'Italia, «molte delle sue sfide», dice Knot, «non hanno a che vedere con la politica monetaria e l'integrazione monetaria». C'entra con i problemi strutturali di un Paese da risolvere a livello locale», per il governatore della Banca centrale olandese. Tanto più che «negli ultimi cinque anni la Bce ha usato l'artiglieria per spingere la crescita economica in Europa. Ha creato 9 milioni di posti di lavoro».

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