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Visco: «Andare oltre il Recovery, ora debito comune per far crescere l’Europa»

Visco: «Andare oltre il Recovery, ora debito comune per far crescere l Europa»
di Luca Cifoni
5 Minuti di Lettura
Martedì 1 Giugno 2021, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 11:31

Per l’Europa è l’ora di una vera politica di bilancio comune, che passa anche per la possibilità di emettere insieme titoli di debito. Nelle sue Considerazioni finali, lette ieri ancora con le restrizioni legate alla pandemia, Ignazio Visco ha preso di petto quello che a livello continentale è il tema chiave del dopo-Covid. Pur rendendosi perfettamente conto che un percorso di questo tipo incontra in partenza difficoltà molto significative, il governatore della Banca d’Italia ha voluto esporre alcune tappe possibili verso l’obiettivo.

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L’OCCASIONE
Il punto di partenza è l’operazione Next Generation Eu (Ngeu), che i vari Paesi stanno attuando con i propri piani nazionali di ripresa e resilienza. Per l’Italia gli investimenti del Pnrr potranno portare un beneficio quantificato in un punto di Pil di crescita aggiuntiva per il prossimo decennio, con una “dote di due punto e mezzo da qui al 2024. Ma queste benefici potranno essere conseguiti in pieno solo se all’effetto della maggior spesa si aggiungeranno l’eredità del rafforzamento infrastrutturale e l’azione delle riforme. E dunque il Recovery Plan è un’occasione da sfruttare, per «spendere bene» e non solo. L’Italia ha una «doppia responsabilità»: risolvere i propri problemi strutturali e «dimostrare con risultati concreti l’importanza di una Unione più forte e coesa». Per il nostro Paese Visco vede comunque una crescita superiore al 4 per cento nella media del biennio 2021-2022, trainata soprattutto dagli investimenti delle imprese che sono attesi in rapida accelerazione. Ma se la risposta dell’Europa alla crisi sanitaria è stata adeguata (a differenza di quanto avvenne con la crisi finanziaria di un decennio fa) il Ngeu non ha ancora tutte le caratteristiche di una politica di bilancio comune, che dovrebbe essere in grado di affrontare anche shock asimmetrici, rafforzando la capacità di risposta dei vari governi. E dovrebbe fondarsi appunto su debito e entrate proprie a livello continentale.

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Il governatore osserva che gli eurobond sarebbero «uno strumento finanziario con elevato merito di credito» sui mercati globali, che consentirebbe «all’euro di assumere pienamente il ruolo di valuta internazionale». Come muoversi concretamente? Questo debito sarebbe ben distinto da quello pregresso dei singoli Paesi. Ma una parte di queste passività passate potrebbero essere gestite in comune con la creazione di un fondo di ammortamento che «consentirebbe anche di conferire rapidamente al mercato europeo dei titoli pubblici lo spessore e la liquidità di cui esso oggi manca». Naturalmente Visco conosce benissimo le criticità politiche di un progetto di questo tipo, ovvero il timore (presente soprattutto nell’Europa del Nord) che da questo meccanismo «possano conseguire trasferimenti sistematici di risorse a favore dei paesi con debito più alto». Il punto allora è contrastare queste paure «con la definizione esplicita di meccanismi volti a impedirli».

La politica comune di bilancio si affiancherebbe a quella monetaria gestita dalla Bce. Sulla quale è in corso un dibattito per definire in modo più preciso e gestibile l’obiettivo di inflazione. La Banca d’Italia, con gli opportuni aggiustamenti, è favorevole al modello in discussione negli Usa che prevede un obiettivo medio, che quindi può essere temporaneamente superato verso l’alto, al posto dell’attuale “sotto ma vicino al 2 per cento”. E a proposito di inflazione, il governatore ha voluto confermare l’opinione secondo cui gli attuali segnali in Europa non siano preoccupanti, soprattutto perché non si vede un surriscaldamento delle retribuzioni. La politica monetaria espansiva deve quindi proseguire.

LE MISURE
La valutazione sulle misure messe in campo dal governo italiano è positiva: hanno contenuto gli effetti della pandemia limitando l’aumento delle diseguaglianze e contenendo anche il numero dei licenziamenti (sono stati 440 mila in meno di quelli attesi in assenza di interventi). Ora però i sostegni dovranno diventare più selettivi e anche il nostro Paese dovrà affrontare la nuova fase tenendo presente delle criticità del passato a partire dal debito pubblico: «Non è pensabile un futuro costruito sulla base di sussidi e incentivi pubblici». In questa chiave viene sottolineato il ruolo importante che lo Stato deve assumere, ma in una funzione complementare rispetto al mercato. Andrà comunque mantenuto il sostegno a chi perde il lavoro.
 

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