Violenza donne: ok CdM a disegno di legge, le novità

Violenza donne: ok CdM a disegno di legge, le novità
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Venerdì 3 Dicembre 2021, 15:30

(Teleborsa) - Semaforo verde in Consiglio dei Ministri - a quanto si apprende da fonti governative - al disegno di legge per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica.

Il testo di 11 articoli è frutto del lavoro delle ministre Elena Bonetti, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia , Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Fabiana Dadone ed Erika Stefani. Secondo quanto previsto nella bozza del testo, alcuni dei reati contro le donne, in particolare nei casi di violenza domestica, i magistrati potranno procedere anche d'ufficio.


L'organo di polizia che procede a seguito di denuncia o querela in ambito di violenza domestica, "qualora dai primi accertamenti emergano concreti e rilevanti elementi di pericolo di reiterazione della condotta", lo comunica al prefetto competente il quale può adottare "misure di vigilanza dinamica, da sottoporre a revisione trimestrale, a tutela della persona offesa".

Le pene previste per i reati di percosse, lesioni, minacce, violazione di domicilio e danneggiamento sono aumentate "se il fatto è commesso nell'ambito di violenza domestica da soggetto già ammonito".

Nuova ipotesi di fermo per i reati di stalking e violenza sessuale. Una stretta decisa sull'ammissione condizionata della pena, che sarà possibile solo se il reo abbia compiuto un percorso di recupero. Carcere per chi manomette il braccialetto elettronico e obbligo di informare la vittima se il suo aggressore sta per essere scarcerato.
Una tutela dinamica alle donne che denunciano violenza, nei casi più gravi e senza stravolgere la vita delle vittime: questa misura, fortemente voluta dal ministro Maria Stella Gelmini, compare nel disegno di legge sulla violenza contro le donne approvato in Consiglio dei ministri. Dopo una denuncia o una querela, le forze dell'ordine, dopo i primi accertamenti, in caso di pericolo concreto potranno dunque avviare l'iter per disporre una vigilanza a tutela della persona offesa.

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