L'Ue taglia stime del Pil allo 0,2% e Fmi lancia un'allerta su reddito e Quota 100

Giovedì 7 Febbraio 2019 di Michele Di Branco
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ROMA Il 2019 «bellissimo» che sogna il premier Conte appare sempre più lontano. Quasi un miraggio ormai. Andando ben oltre le già grigie previsioni della Banca d'Italia e del Fondo monetario internazionale, che vedono una crescita dello 0,6% per l'Italia quest'anno, la Commissione europea sarebbe pronta ad indicare oggi una stima ancora più bassa: lo 0,2%. Vale a dire un punto in meno rispetto all'1,2% previsto in precedenza.
Per il governo, che nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza ha fissato un Pil all'1% concordando su questo numero con Bruxelles un deficit al 2,04%, si tratterebbe di un pessimo segnale per i prossimi mesi. Un elemento capace di sovvertire il corso delle sue strategie economiche. Tanto più che fonti della Commissione europea spiegano che la modestissima stima di crescita tiene conto anche delle norme inserite da Palazzo Chigi nella legge di Bilancio. Misure che, a quanto pare, non vengono giudicate in grado di dare un impulso all'economia italiana che, dati Istat alla mano, versa in condizioni di recessione tecnica. Ieri, tra l'altro, anche l'ufficio parlamentare di Bilancio ha detto la sua spiegando che la crescita nel 2019 non andrà oltre lo 0,4 per cento.

IL RISCHIO PEGGIORE
Un po' meglio di quanto ipotizza l'Europa, ma si tratta di una magra consolazione. Stando ai numeri elaborati dalla Commissione europea, il rischio peggiore che l'Italia potrebbe correre è quello di una sterzata in corso d'anno, sotto forma di manovra correttiva, che potrebbe arrivare fino a 8-9 miliardi di euro. Una cifra di fatto poco inferiore al costo delle due misure simbolo del governo: il reddito di cittadinanza, per cui è prevista quest'anno una spesa di circa 5,9 miliardi di euro, e quota 100, per cui sono stati stanziati nel 2019 poco meno di 4 miliardi.

Una ipotesi piuttosto realistica ormai, in quanto con una crescita falcidiata a poco più di zero, il disavanzo schizzerebbe a livelli vicinissimi al 2,5%. E in questo caso sarebbe necessario intervenire per tornare al 2%. Senza considerare che l'anno in corso sembra scivolare in fretta e, manovra bis o meno, dopo l'estate ci sarà da iniziare ad affrontare la nuova manovra che parte con l'handicap di una clausola di salvaguardia da 23 miliardi che, se non disinnescata, farebbe alzare automaticamente l'Iva dal primo gennaio del 2020.

Ad aggravare clima intorno a Palazzo Chigi ci si mette in queste ore anche il Fondo monetario internazionale. Nel suo report dedicato all'Italia, e messo nero su bianco a dicembre, Washington rileva che le debolezze strutturali dell'Italia «sono alla base della perfomance economica» e che per questa ragione i rischi sono significativi e sono al ribasso». Non solo: secondo l'Fmi, in caso di un acuto stress dell'Italia, l'effetto contagio potrebbe essere globale e significativo. «Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati» si legge nel rapporto. Il Fondo mette nel mirino le misure bandiera della maggioranza giallo-verde che sostiene il governo. Il timore, ad esempio, è che il Reddito di Cittadinanza si trasformi in un disincentivo al lavoro. «Benefici sono relativamente più generosi al Sud, dove il costo della vita è più basso spiegano gli economisti con l'implicazione di maggiori disincentivi al lavoro così come di rischi di dipendenza dalla misura di welfare». La stessa scala di equivalenza finisce sotto accusa in quanto «sebbene i benefici siano finalizzati ai poveri, quelli aggiunti si riducono troppo rapidamente al crescere dei componenti del nucleo familiare, penalizzando le famiglie più numerose mentre i pensionati sono trattati in modo preferenziale. Controlli adeguati saranno essenziali per un efficace controllo dei destinatari del reddito».

Quanto al capitolo previdenza, il giudizio dell'Fmi non è meno pesante. Quota 100 «aumenterà ulteriormente la spesa pensionistica, imponendo un onere ancora maggiore sulle generazioni più giovani, lascerà meno spazio alle politiche di crescita pro-crescita e porterà a tassi di occupazione più bassi tra i lavoratori più anziani». Inoltre, ammonisce il Fondo, «sulla base delle esperienze in altri paesi è improbabile che l'ondata prevista di pensionamenti possa creare altrettanti posti di lavoro per i giovani».La risposta del ministro Tria al Fondo non si è fatta attendere. «Apprezziamo l'equilibrio delle valutazioni sulla crescita», ha detto , ma «non condividiamo invece altri giudizi». Secondo Tria il Fondo non ha tenuto conto «delle politiche del governo». Sul debito, ha aggiunto, «non c'è bisogno di creare allarmismi». Quello italiano «è sostenibile».

Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 00:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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