Tav, dopo accordo Di Maio smorza le tensioni: "Il Governo dura 4 anni"

Domenica 10 Marzo 2019
"In questo momento non vedo quale sia il dibattito su questo tema dal momento che c'è un contratto di governo che parla chiaramente e sancisce l'impegno a ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione del rapporto tra Italia e Francia". All'indomani della tregua raggiunta all'interno della maggioranza gialloverde sulla Tav, Luigi Di Maio dal palco del "Villaggio Rousseau" di Milano, smorza le tensioni e rassicura sulla durata del Governo: "Quattro anni".

"Veniamo da due giorni non semplici e mi sono ripromesso di non alimentare questo dibattito, ma deve essere chiaro che noi le infrastrutture le dobbiamo fare: grandi, medie e piccole, e sia digitali che fisiche. Con Toninelli dobbiamo incontrare tutti i Presidenti di Regione e vedere quali sono i punti critici per sbloccare le opere", ha affermato Di Maio.

Ma il futuro della Tav rimane ancora nebuloso. Dopo lo scambio di lettere di ieri tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Mario Virano, direttore generale di Telt, la società chiamata a gestire la realizzazione dell'opera, è emerso che tra sei mesi l'Italia potrebbe fare dietrofront sull'opportunità di andare avanti col progetto. Una "non decisione", insomma, usata per prendere tempo e tamponare la crisi del momento rimandando lo scontro a dopo le europee.

Domani scatterà, dunque, la fase di invito alle imprese a presentare le candidature per i lavori. Scaduti i sei mesi, si procederà con i capitolati d'appalto a meno che non si decida di mandare tutto a monte utilizzano la "clausola di dissolvenza" prevista dalla legge francese, cui seguirebbe con la decadenza dei bandi. "Tutto ciò che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi lo affronteremo e non lo rimanderemo. Quello che c'è scritto nel contratto lo vedrete nei prossimi giorni", ha aggiunto Di Maio sottolineando che la Tav "non è una partita di calcio" e al momento non ci sono né vincitori né vinti.

A fare il punto sulla vicenda, nel pomeriggio, è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. "L'analisi costi benefici va discussa con il governo francese che dovrà valutare come continuare questa opera" ha spiegato Giorgetti intervistato da Lucia Annunziata. Per il sottosegretario leghista l'ultima parola sulla realizzazione della linea Torino-Lione non spetta al governo e nemmeno al presidente del Consiglio ma al Parlamento. E sul tavolo rilancia anche l'ipotesi referendum: "La Tav risponde a una esigenza complessiva – conclude Giorgetti –. Questo Paese deve crescere e deve avere la possibilità di essere moderno. Io ho ammirazione per gli svizzeri che questi problemi li hanno risolti in passato con i referendum".





  Ultimo aggiornamento: 18:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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