Tasse, per i redditi bassi taglio di oltre mille euro

Irpef ridotta e decontribuzione per la fascia fino a 35mila euro

Tasse, per i redditi bassi taglio di oltre mille euro
di Andrea Bassi
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Sabato 4 Dicembre 2021, 01:24 - Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 08:42

Sulle tasse il governo trova un compromesso almeno tra i partiti di maggioranza. Ma le misure continuano a scontentare i sindacati. E anche Confindustria si fa sentire. Per il presidente Carlo Bonomi, le misure decise sono solo «una spartizione» tra i partiti degli 8 miliardi. Non c’è nulla, ha detto, per la crescita e per i giovani. Ma sulla possibilità che i sindacati possano proclamare uno sciopero proprio sul fisco, Bonomi ha detto che sarebbe «sbagliato» in questo momento. Ieri intanto il consiglio dei ministri ha esaminato la riforma delle tasse proposta dal ministro Daniele Franco. Che ha portato alcune novità. Per i redditi fino a 35 mila euro arriverà un aumento in busta paga fino a 85 euro mensili. Quasi un rinnovo di contratto, ha ribattuto il collega della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. Gli 85 euro di aumento sarebbero il combinato disposto del taglio delle aliquote fiscali, delle nuove detrazioni e della decontribuzione. Una misura quest’ultima, che sarà in vigore per un solo anno. Ma per i conteggi esatti sarà comunque necessario conoscere i dettagli delle misure fiscali che saranno presentate dal governo attraverso un emendamento alla manovra. 

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La platea

Il governo ha provato in questo modo a rispondere alle proteste dei sindacati che avevano accusato Palazzo Chigi e il Tesoro di aver costruito una riforma fiscale a favore dei redditi più alti. Tanto che durante la cabina di regia di ieri mattina era emersa la proposta di “sterilizzare” i tagli Irpef per i redditi oltre i 75 mila euro attraverso un «contributo di solidarietà» di 247 euro annui. Ipotesi poi caduta per i dubbi espressi da Forza Italia, Lega e Italia Viva. Come cambierà, dunque, la tassazione? Resta l’accordo raggiunto in maggioranza. Le aliquote passeranno da cinque a quattro. La prima aliquota resta quella del 23% per i redditi fino a 15 mila euro. La seconda aliquota scende dal 27% al 25% per i redditi da 15 a 28 mila euro. La terza aliquota passa dal 38% al 35% e sarà applicata sui redditi tra 28 e 50 mila euro.

Il passaggio

Dopo i 50 mila euro si pagherà il 43% (scompare dunque l’aliquota del 41%). La detrazione sul lavoro dipendente partirà da 3.100 euro invece degli attuali 1.880 euro. In questo modo sarà riassorbito il “bonus Renzi” che oggi vale 100 euro. Ma non per tutti. Rimarrà per i redditi fino a 15 mila euro. La «no tax area» per i pensionati, ossia i redditi sui quali non si applica nessuna tassa, sale a 8.500 euro. Per andare incontro alle richieste dei sindacati, come detto, il governo ha aggiunto alla riforma delle aliquote anche un taglio dei contributi previdenziali per i redditi fino a 35 mila euro. Il taglio sarà dello 0,7% e dunque portare i contributi dall’8,90 per cento all’8,20 per cento. Su un reddito di 35 mila euro l’impatto sarebbe di una ventina di euro al mese, ai quali però si aggiungerebbero i benefici del taglio dell’Irpef che, secondo quanto avrebbe detto in consiglio dei ministri Franco, porterebbero ad un aumento di 85 euro mensili.

Ma per fare i conti precisi sarà necessario attendere che il governo renda note tutte le nuove detrazioni. Per quanto riguarda i pensionati, inoltre, nei colloqui con i sindacati Draghi ha anche confermato che da gennaio del prossimo anno tornerà la rivalutazione delle pensioni. Gli assegni saranno rivalutati dell’1,7 per cento con le regole di “progressività”: il 100 per cento dell’aumento per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (poco più di 2 mila euro mensili); del 90% per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo, del 75% per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici superiori a cinque volte il predetto trattamento minimo (2577,91 euro). 

Le simulazioni

Lavoratore 45 mila euro

Due figli e un risparmio di 770 euro 

Per un lavoratore, due figli a carico di tre e sei anni, un reddito lordo annuo di 45 mila euro, lo sconto fiscale grazie alla riforma dell’Irpef del governo sarà di 770 euro l’anno. Con le aliquote attuali il lavoratore, secondo le simulazioni della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, paga un’imposta lorda di 13.420 euro. Va poi sottratta la detrazione per lavoro dipendente che attualmente è di 362,22 euro. Un dato che però, dovrebbe cambiare con la nuova curva delle detrazioni del governo non ancora resa nota. La detrazione sul figlio di 3 anni è per il momento di 641,14 euro, mentre sul figlio di 5 anni la detrazione è di 561 euro. Anche qui da marzo arriveranno delle novità con l’assegno unico. Ma intanto, a bocce ferme, tolte le detrazioni l’Irpef netta della lavoratrice lo scorso anno è stata di 12.858 euro. Il prossimo anno sarebbe di 12.088 euro, 770 euro in meno. 
 

Lavoratrice 30 mila euro

Meno Irpef per 320 euro e contributi giù

Altro caso. Lavoratrice, reddito annuo da 30 mila euro, un figlio minorenne a carico. Sui suoi guadagni lo scorso anno ha maturato un’Irpef di 7.720 euro. Grazie alla riforma fiscale il prossimo anno si troverà a pagare un’Irpef di 7.400 euro, con un risparmio fiscale di 320 euro. Nella simulazione della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro non è tuttavia considerata la nuova misura decisa ieri dal governo, ossia il taglio per un anno dei contributi previdenziali dello 0,7 per cento. Altre 210 euro l’anno circa che si aggiungerebbero allo sconto fiscale ottenuto grazie alla riforma dell’Irpef. Anche in questo caso vale la considerazione che non è ancora nota la nuova curva delle detrazioni sul lavoro dipendente, che dovrebbe modificare l’imposta inglobando anche il bonus da 100 euro che oggi, in misura decrescente, arriva fino ai 40 mila euro di reddito. 
 

Pensionato 15 mila euro

Pochi benefici se l’assegno non è alto

Per un pensionato con un reddito lordo annuo di 15 mila euro, secondo le simulazioni fatte in base alle nuove aliquote, non cambierebbe nulla. Nel 2021 ha pagato 3.450 euro di Irpef e ne pagherebbe altrettanti anche nel 2022. In realtà, però, qualcosa dovrebbe risparmiare anche il pensionato. Innanzitutto perché, secondo quanto trapelato, la no tax area per i redditi da pensione dovrebbe salire a 8.500 euro, aumentando dunque la parte di reddito non tassata. Un beneficio minimo di qualche euro al mese, insomma, dovrebbe arrivare anche per i pensionati con gli assegni più bassi. Che avranno però un altro beneficio. Il prossimo primo gennaio otterranno l’adeguamento totale della pensione all’inflazione. Un adeguamento che è già stato quantificato nell’1,7 per cento per recuperare l’aumento dei prezzi del 2021. 

Lavoratore 75 mila euro

Lo sconto fiscale si ferma a quota 270 euro

Molto si è discusso dei lavoratori con i redditi più alti. La riforma delle aliquote del governo ha abbassato la soglia della tassazione del 43% dai 75 mila euro a 50 mila euro. Ieri in consiglio dei ministri si è discusso di introdurre un contributo di solidarietà per tutti i contribuenti con un reddito superiore proprio a 75 mila euro? Ma qual è il beneficio fiscale della riforma del governo su questo reddito? Nel 2021 un lavoratore con una retribuzione da 75 mila euro ha pagato 25.117 euro di Irpef. Il prossimo anno grazie alla nuova struttura a quattro aliquote dell’imposta sulle persone fisiche, si troverebbe a pagare 24.847 euro di Irpef. Lo sconto sarebbe dunque di 270 euro l’anno. Anche in questo caso il conteggio non tiene conto della nuova curva delle detrazioni per lavoro dipendente non ancora resa nota dal governo. 
 

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