Tagli alla corrente elettrica, la beffa delle pompe di calore. «Non sarà facile riscaldarsi»

Con la riduzione di potenza ai contatori le macchine potrebbero non funzionare. Penalizzate oltre un milione di famiglie che hanno già abbandonato il metano

Tagli alla corrente elettrica, la beffa delle pompe di calore. «Non sarà facile riscaldarsi»
di Andrea Bassi
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 21:27 - Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 13:58

 Per circa un milione di famiglie la riduzione della corrente elettrica per tre o quattro ore al giorno decisa dalla Commissione europea, rischia di essere una vera beffa. E si tratta, si potrebbe dire, delle famiglie più “green”. Quelle che negli ultimi anni hanno sostituito le caldaie a gas con le pompe di calore elettriche che, sempre più spesso, oltre a produrre riscaldamento e raffrescamento, producono anche acqua calda. Ci sono case, insomma, nelle quali il gas non è più usato, nemmeno per cucinare, sostituito dalle piastre a induzione elettriche. Cosa succederà a queste famiglie?

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«Il vero problema», spiega Riccardo Bani, presidente di Arse, l’associazione per il riscaldamento senza emissioni, «è che si rischia di penalizzare proprio chi ha lavorato per affrancarsi dai combustibili fossili. E soprattutto», aggiunge ancora, «si rischia di interrompere per queste persone la fornitura di beni essenziali come il riscaldamento o l’acqua calda». Il controsenso sta proprio qui. Chi ha in casa la caldaia e i fornelli a gas, anche in caso di riduzione della potenza dell’energia elettrica potrà continuare a cucinare e a tenere i riscaldamenti accesi. Chi invece usa le pompe di calore e le piastre a induzione, rischia di restare al freddo e di non poter cucinare nelle ore di “picco”, che poi generalmente coincidono con quelle serali della cena. 


IL PASSAGGIO

Ma c’è anche un problema più generale. Da tempo sia l’Unione europea che il governo, spingono verso l’elettrificazione totale delle abitazioni. Nel Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale, pubblicato qualche giorno fa dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, tra le misure per ridurre la dipendenza dal metano russo è indicata proprio «l’installazione di nuove pompe di calore elettriche in sostituzione delle vecchie caldaie a gas». La stessa Commissione europea, con la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, ha stabilito che bisognerà arrivare all’abolizione dei bonus per le caldaie a gas entro il 2027 ed entro il 2040 nessuna abitazione dovrà più essere riscaldata con il metano. In Italia oggi ci sono 17,5 milioni di abitazioni su circa 26 milioni, che utilizzano caldaie a gas per il riscaldamento. 


I CONSUMI
Queste stesse caldaie bruciano ogni anno qualcosa come 32 miliardi di metri cubi di gas per riscaldare le case e produrre acqua calda, praticamente più dei 29 miliardi di metri cubi di metano importati fino all’anno scorso dalla Russia. La stessa Commissione europea si è resa conto nella proposta di regolamento per il razionamento dell’energia, di quanto delicato possa essere questo passaggio. Tanto che ha scritto che i Paesi membri, nell’adottare le misure di razionamento, dovranno fare in modo «di non minare gli obiettivi di elettrificazione» stabiliti dall’Unione europea. 


«Credo che questo principio», dice ancora Bani, «debba essere salvaguardato nel recepimento del Regolamento. Va garantita una potenza minima a chi ha elettrificato l’abitazione con le pompe di calore, che ne permetta il funzionamento». Oppure il rischio è di lasciare una parte della popolazione, in alcune ore del giorno, senza riscaldamento, acqua e senza poter far funzionare i fornelli. 
 

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