Sostegni, dal Superbonus al Reddito di cittadinanza: il flop degli aiuti

Sostegni, dal Superbonus al Reddito di cittadinanza: il flop degli aiuti
di Francesco Bisozzi
7 Minuti di Lettura
Martedì 24 Agosto 2021, 00:21

Il flop del Reddito di cittadinanza è quello che ha fatto più rumore. Ma sono tante le misure di sostegno difettose, dal bonus vacanze al bonus pc, varati quando a Palazzo Chigi c’era Giuseppe Conte. Alcune rischiano di fare la fine del cashback, sospeso dopo solo sei mesi, altre hanno richiesto profondi correttivi, come nel caso del superbonus del 110%, altre ancora (a iniziare dal Reddito di cittadinanza) verranno modificate a breve. Non sarà una passeggiata però uscire dall’intricato sistema di politiche di sostegno calato a terra dai due esecutivi precedenti. L’osservato speciale, in questo momento, è proprio il Reddito di cittadinanza, rivelatosi nel corso della pandemia un’utile scudo contro la povertà per migliaia di famiglie, ma del tutto inefficace nella sua veste di misura di politica attiva per il lavoro. Il governo adesso pensa di introdurre l’obbligo per i percettori del sussidio di accettare i lavori stagionali della durata di almeno due mesi. Oggi, del resto, i beneficiari del Reddito di cittadinanza ritenuti occupabili sono più di un milione e di questi appena 400mila cercano lavoro.

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Non sono positivi nemmeno i numeri del bonus vacanze, ormai prossimo al capolinea: 850mila famiglie non hanno sfruttato il contributo richiesto nel 2020 (hanno tempo fino a dicembre). Male il bonus pc e internet, complici i troppi vincoli. La metà delle risorse stanziate per finanziare l’incentivo non sono state utilizzate. Non decolla neppure l’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, ossia il bonus per le partite Iva, che prevede l’erogazione di una somma di denaro compresa tra i 250 e gli 800 euro per sei mensilità. E il bonus tv, che ha appena preso il via, si è subito reso protagonista di una falsa partenza. La piattaforma pubblica dove i rivenditori devono caricare i dati degli utenti prima di concedere lo sconto ieri non funzionava.

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Reddito

Il Reddito non va. Se da un lato il sussidio dei Cinquestelle si è rivelato un ombrello contro la povertà per migliaia di famiglie travolte dalla crisi economica innescata dal Covid, dall’altro si è dimostrato del tutto inefficace nella sua veste di misura di politica attiva per il lavoro. A giugno l’aiuto ha raggiunto 1,2 milioni di famiglie, corrispondenti a circa 3 milioni di persone coinvolte, di cui circa un terzo è ritenuto occupabile. Ma su un milione di attivabili solo in 400mila cercano lavoro. Il resto dei percettori idonei a lavorare, stando ai dati dell’Anpal, deve ancora recarsi nei centri per l’impiego. Diverse le ipotesi di modifica al sussidio sul tavolo del ministro del Lavoro, tra cui quella che prevede d’introdurre l’obbligo per i titolari della card del reddito di cittadinanza di accettare i lavori stagionali della durata di almeno due mesi. Altra condizionalità in arrivo: i percettori del sussidio senza titoli di studio adeguati dovranno seguire percorsi formativi ad hoc
o perderanno il beneficio.

Superbonus

Il governo ha dovuto rimettere mano, con il decreto Semplificazioni, anche al superbonus del 110% che, per colpa della burocrazia, rischiava di inabissarsi. Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, aggiornati ai primi di agosto, sono oltre 5 miliardi di euro le detrazioni relative all’agevolazione del 110%, mentre arrivano a quota 32 mila i lavori con almeno un’asseverazione protocollata. A giugno erano invece 24 mila i cantieri aperti, corrispondenti a circa tre miliardi e mezzo di euro di detrazioni. Più nel dettaglio, ai primi di agosto i cantieri aperti risultavano essere 32.065. Gli edifici unifamiliari coinvolti dai lavori, sempre a inizio agosto, erano più di 16mila, seguiti dalle unità immobiliari indipendenti (11.510). La misura però fatica a fare breccia negli edifici condominiali: tre settimane fa quelli coinvolti dai lavori con l’agevolazione del 110% erano 3.982. In compenso gli edifici condominiali registrano un valore ammesso a progetto pari a 2 miliardi. 

Vacanze

Ora che l’estate sta volgendo al termine è tempo di bilanci anche per il bonus vacanze, altro incentivo ereditato dal precedente governo. Il bonus è stato erogato a 1,8 milioni di nuclei, ma le famiglie che lo hanno utilizzato finora sono state poco più di un milione. Risultato? I voucher non sfruttati valgono circa 400 milioni. Chi ha richiesto il bonus entro la fine del 2020 e non lo ha ancora speso ha tempo tuttavia fino a dicembre per sfruttare l’incentivo. Il contributo introdotto dal decreto Rilancio ha un valore massimo di 500 euro ed è destinato ai nuclei con Isee fino a 40mila euro. L’agevolazione dà diritto a uno sconto sul pagamento del soggiorno in misura pari all’80% dell’importo spettante al beneficiario, mentre il restante 20% viene recuperato come detrazione dell’imposta lorda in sede di dichiarazione dei redditi. Un meccanismo troppo complesso e di scarso appeal secondo la maggioranza degli albergatori e degli operatori del turismo in generale, che fin dal principio hanno criticato la misura. 

Bici

Con gli ultimi rimborsi arrivati a marzo scorso si è concluso il Programma sperimentale per la mobilità sostenibile, la misura introdotta dal Ministero della Transizione Ecologica (ex Ambiente) nel Decreto Rilancio, con l’obiettivo di incentivare la mobilità privata a basso impatto ambientale. Un’iniziativa che complessivamente ha favorito l’acquisto di 663.710 biciclette e monopattini sovvenzionati con i 215 milioni di euro previsti dal Programma. Il bonus fino 500 euro copriva fino al 60% della spesa sostenuta dal 4 maggio al 3 novembre 2020 per comprare un mezzo di mobilità sostenibile, quindi una bici classica o a pedalata assistita, oppure un monopattino elettrico. Dopo un avvio convulso per le richieste di rimborso alla fine dell’anno scorso, con tanto di click-day, l’ex ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, aveva assicurato e ottenuto di coprire con nuove risorse anche chi ne facesse richiesta fino a febbraio scorso, ben oltre la prima data del 4 novembre. Gli oltre 200 milioni stanziati non sono certo serviti a sostenere imprese e famiglie in difficoltà in pieno Covid. Ma hanno spinto le vendite di mezzi sostenibili con risorse pescate dalle aste verdi, quindi non utilizzabili per altri fini.

Computer

Spesso a frenare la corsa dei bonus sono i troppi vincoli. È successo anche con il bonus pc e internet, per il quale si può presentare domanda fino al primo ottobre, corrispondente a uno sconto di 500 euro per chi attiva una determinata connessione internet e acquista un computer, uno smartphone o un tablet. In molti ora chiedono di semplificare l’accesso alla misura. Pensato per le famiglie con Isee non superiore a 20mila euro e attivo dallo scorso anno, l’incentivo è stato infatti un mezzo flop: basti pensare che il governo aveva stanziato 200 milioni di euro per il bonus, di cui però meno della metà sono stati effettivamente consumati. I sindacati delle telecomunicazioni chiedono per esempio di rivedere l’obbligo per chi richiede il voucher di attivare connessioni con velocità massima di almeno 30 mega in download e 15 in upload. Ma i sindacati ritengono sia necessario eliminare anche il limite Isee, che limita fortemente i destinatari della misura e comporta un significativo aumento delle pratiche burocratiche per cittadini e operatori.

Partite Iva

Quella che doveva essere una scialuppa di salvataggio per le partite Iva in difficoltà sarà al massimo una ciambella. Non decolla nemmeno l’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, ossia il bonus per le partite Iva, che prevede l’erogazione di una somma di denaro compresa tra i 250 e gli 800 euro per sei mensilità. Nello specifico, l’importo a cui dà diritto l’indennità Iscro è pari al 25% dell’ultimo reddito di lavoro autonomo percepito e certificato dall’Agenzia delle Entrate. Ma per accedere alla misura bisogna fare i conti con una serie di paletti. È necessario essere in possesso della partita Iva da almeno 4 anni, aver dichiarato nell’anno precedente a quello della presentazione della domanda un reddito sotto agli 8.145 euro e avere prodotto un reddito di lavoro autonomo inferiore al 50% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei tre anni anteriori. Così a luglio hanno richiesto il bonus solo in mille (c’è tempo a ogni modo fino al 31 ottobre per farsi avanti).

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