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Superbonus 110%, dalla cessione parziale alle "girate" fino alle scadenze: cosa c'è da sapere in attesa dello sblocco

Nell’attesa è bene riepilogare quanto già in vigore, anche con l’aiuto delle circolari dell’Agenzia delle Entrate e di quelle dell’Abi (l’associazione bancaria italiana) che hanno cercato di mettere ordine al groviglio di “ordini e contrordini”

Superbonus 110%, dalle girate fino alle scadenze: cosa c'è da sapere in attesa dello sblocco
di Giusy Franzese
6 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Luglio 2022, 18:48 - Ultimo aggiornamento: 19:48

É uno degli argomenti scottanti sui quali ha rischiato la tenuta del governo Draghi: il superbonus 110%. O meglio: lo sblocco del superbonus 110%, visto che le pratiche di cessione del credito e anche quelle di sconto in fattura in questo momento sono tutte ferme. Le banche non accettano più nuovi crediti e per la verità stanno pagando con estrema lentezza e tempi infiniti anche quelli già accettati e vidimati; le aziende che hanno già fatto lavori applicando al cliente lo sconto in fattura con l’intenzione a loro volta di cedere il credito ad un intermediario trovano tutte le porte sbarrate e hanno grossissimi problemi di liquidità; molti cantieri già avviati sono fermi; molti proprietari di immobili con lavori iniziati non hanno idea se riusciranno a portarli a termine nelle date previste dalla normativa per usufruire delle agevolazioni; architetti, geometri, ingegneri e tecnici vari sono sulla stessa barca che ondeggia pericolosamente in un mare in tempesta.

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Il decreto Aiuti aveva già previsto alcune modifiche per cercare di sbloccare l’impasse causato anche dalla scoperta di frodi milionarie, l’iter in Parlamento per la conversione (che deve avvenire con l’approvazione in tutti e due i rami, Camera e Senato, entro metà luglio) ha introdotto altre modifiche ma fin quando non arriverà l’ok non c’è alcuna certezza (domani previsto il voto di fiducia alla Camera). Nell’attesa è bene riepilogare quanto già in vigore, anche con l’aiuto delle circolari dell’Agenzia delle Entrate e di quelle dell’Abi (l’associazione bancaria italiana) che hanno cercato di mettere ordine al groviglio di “ordini e contrordini” arrivati con i vari decreti. Ecco i punti più significativi.

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OK ALLA CESSIONE PARZIALE

A partire dai crediti maturati dal primo maggio scorso sarà possibile cedere anche solo un’annualità del credito e non l’intero importo. Questa novità consentirà alle banche che hanno raggiunto il plafond massimo di capienza fiscale per il 2022 di riattivare alcune procedure bloccate. Infatti l’opzione del frazionamento almeno per annualità rende più facile per le banche smaltire i crediti di cui si sono fatte carico e quindi in prospettiva permette loro di accettarne di nuovi. La norrma vale  per le cessioni per le quali la prima comunicazione dell‘opzione è stata fatta a partire dal primo maggio, che di fatto è una data “spartiacque” per queste nuove regole: se la data è antecedente si applicano le vecchie indicazioni che vietano le cessioni parziali successive alla prima.

LE GIRATE

Le banche e gli intermediari possono  compensare con le detrazioni fiscali il credito acquistato dai clienti (privati o aziende) oppure a loro volta cederlo in tutto o in parte: fino a due volte all'interno del sistema bancario o di intermediazione finanziaria, per una volta in favore di privati  considerati «professionali» dal Testo unico della Finanza, cioè soggetti in grado di comprendere l‘impegno preso e che potranno beneficiare del bonus. In totale quindi, partendo dal primo cessionario, sono 4 le "girate" possibili.Su questo meccanismo potrebbero adesso - con il maxiemendamento alla prova della fiducia della Camera - arrivare ulteriori novità, con l’allargamento della platea.

LE CESSIONI SI ALLARGANO

Il governo, nelle faticose trattative di queste ore con gli alleati e in particolare con  i Cinquestelle, non ha concesso nessuna nuova proroga per il 110% ma, venendo incontro alle richieste, ha ammesso che le cessioni, per le quali rimane il limite massimo di 4, allarghino il proprio raggio d'azione. La quarta potrà essere effettuata dalle banche a qualsiasi partita Iva diversa dal consumatore finale, quindi a chiunque eserciti attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale. La norma ha effetto retroattivo, con l'obiettivo di sbloccare i vecchi crediti rimasti incagliati e liberare capienza fiscale presso le banche.

 

IMPRESE CERTIFICATE

 Se il valore dei lavori (pensiamo ad un condominio) supera 516.000 euro, dal primo gennaio 2023 ci sarà l’obbligo di rivolgersi ad un’impresa in possesso della certificazione Soa (Società organismi di attestazione). Anche questa norma è stata introdotta recentemente e serve per limitare il proliferarsi di imprese “last minute”, senza la necessaria esperienza, nate negli ultimi tempi soltanto per fruire delle agevolazioni del superbonus. Nulla cambia per i lavori di importo complessivo inferiori alla soglia dei 516.000 euro.

LE SCADENZE

Attenzione alle scadenze: i lavori legati al superbonus effettuati nelle villette e nelle case indipendenti entro il 30 settembre di quest’anno devono essere arrivati almeno al 30% (con relativi bonifici effettuati) del progetto e delle opere previste. A raggiungimento del 30% contribuiscono anche le spese eventualmente effettuate nel 2021. Entro il 31 dicembre 2022 poi i lavori devono essere finiti. Un anno in più per i condomini, che infatti possono usufruire del superbonus al 110% per lavori le cui spese sono completamente pagate entro il 31 dicembre 2023.

I CANTIERI APERTI

In base alle tabelle pubblicate da Enea, al 31 maggio 2022, il numero di asseverazioni per usufruire dell’agevolazione Superbonus 110% ha raggiunto quota 172.450, per un valore totale di investimenti ammessi a detrazione di 30 miliardi e 648.000 euro ed un onere a carico dello Stato pari a 33,7 miliardi. Enea segnala anche che quasi il 70% dei lavori per un valore di 21,5 miliardi è stato già realizzato. Il 15,5% delle domande è stato presentato dai Condomini per un valore di quasi 15 miliardi di euro, mentre il 53% delle domande ha riguardato edifici unifamiliari, per un valore di poco più di 10 miliardi, ed il 31,5% delle asseverazioni ha riguardato unità indipendenti, per un valore di 5,3 miliardi. L’investimento medio per i condomini è di 562 mila euro, mentre per gli edifici unifamiliari è di 113 mila euro e per le abitazioni indipendenti di quasi 98 mila euro.

I CREDITI DA SBLOCCARE

Secondo i dati del Mef, superano i 5 miliardi i crediti legati al superbonus e agli altri bonus edilizi ceduti e ancora in attesa di accettazione da parte dei cessionari. Il numero di rate è pari a 5,4 milioni. Poco più di 4 miliardi riguardano la prima cessione o sconto di cui a sua volta quasi la metà sono relativi all‘intervallo di tempo da 31 a 60 giorni. Nel dettaglio, per quanto riguarda il superbonus, i crediti di imposta ceduti dai contribuenti e in attesa di accettazione dopo 30 giorni ammontano a 3,7 miliardi. Per gli altri bonus edilizi l‘importo ammonta a quasi 1,5 miliardi, di cui 1,15 miliardi relativi alla prima cessione o sconto. Secondo la Filiera delle Costruzioni di Ance si tratta però di valori sottostimati.

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