Statali, stop allo smart working: a fine settembre tutti in ufficio. Spinta di Brunetta per il rientro

Statali, stop allo smart working: a fine settembre tutti in ufficio
di Andrea Bassi
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Giovedì 26 Agosto 2021, 21:54 - Ultimo aggiornamento: 27 Agosto, 17:10

Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, da tempo lo va predicando. Con un’economia come quella italiana in pieno boom economico, con la crescita che quest’anno raggiungerà e forse supererà il 6 per cento, non è possibile tenere il motore della macchina statale al minimo dei giri. Per Brunetta, insomma, i dipendenti pubblici devono tornare in ufficio. E ora il ministro lo ha detto chiaramente, fissando anche una data per il rientro. Parlando con l’emittente televisiva Antenna Sud, a margine del Festival dei Sensi che si è tenuto a Cisternino in provincia di Brindisi, Brunetta ha spiegato che «ci sarà il ritorno in presenza da fine settembre di tutta la pubblica amministrazione».

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Statali, stop allo smart working: a fine settembre tutti in ufficio

Un rientro negli uffici che dovrà essere a sostegno della crescita economica. Del resto sul tavolo del governo da tempo c’è un report di una società indipendente, Mazziero Research, che è stato preso in seria considerazione. Cosa dice questo report? Innanzitutto che la crescita per il 2021 sarà del 5,7 per cento. Ma soprattutto, spiegano gli analisti nel loro dossier, se tutti i lavoratori pubblici e quelli privati tornassero in ufficio dallo smart working, ci sarebbe una crescita aggiuntiva del 2 per cento. Significa almeno un’altra trentina di miliardi di Pil che aumenterebbe il passo di un’economia che già si sta dimostrando vigorosa. «Un rientro dallo smartworking», si legge nel report, «contribuirebbe al ritorno alla normalità e fornirebbe una spinta a settori che ancora non hanno avuto modo di recuperare pienamente come ristorazione collettiva, caffetteria, abbigliamento e altre attività indotte che consentirebbero di far crescere ulteriormente il Pil di circa il 2% su base annua (stima approssimativa dopo 12 mesi dal rientro)».

I PASSAGGI

Brunetta, in realtà, non è l’unico che spinge per il rientro degli statali in ufficio. Anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, nei giorni scorsi, aveva aperto a questa possibilità. «Sull’obbligatorietà del Green pass», aveva spiegato, «penso a tutte quelle attività dove c’è da garantire la continuità di un servizio, per esempio gli operatori Trasporto pubblico locale, i dipendenti dei market e dei servizi essenziali, ma anche i dipendenti degli uffici comunali e pubblici dovranno tornare alla normalità e in presenza: hanno la responsabilità di garantire un servizio al Paese e a contatto con il pubblico. Non è possibile che in alcuni territori siano ancora chiusi e in smart working». Il tema del rientro in ufficio degli statali, ovviamente, si incrocia anche con quello del green pass. Brunetta all’interno del governo, è tra i ministri favorevoli all’estensione del green pass e al suo uso sia in azienda che negli uffici pubblici. Ma ovviamente bisognerà tenere conto delle diverse sensibilità politiche che convivono all’interno della maggioranza.

LA SITUAZIONE

Si tratta comunque di una questione che dovrà essere sviluppata nelle prossime due o tre settimane. Se la campagna vaccinale proseguirà al ritmo di 500-600 dosi al giorno, potrebbe essere raggiunto l’obiettivo del governo di coprire l’80% della popolazione e preparare un rientro in sicurezza. Resterebbero fuori solo i lavoratori fragili e quella parte, considerata largamente minoritaria, di cittadini contrari al vaccino. La ripartenza autunnale, insomma, potrebbe avvenire in sicurezza. Resta da capire con quali regole gli statali saranno riportati negli uffici. Già a giugno scorso il ministro aveva cancellato l’obbligo per i dirigenti delle amministrazioni pubbliche, previsto dal precedente governo, di tenere almeno il 50 per cento dei lavoratori in smart working. Non solo. Brunetta ha anche ristabilito che la modalità «ordinaria» di svolgimento della prestazione lavorativa è in presenza e non da remoto come, invece, aveva deciso l’ex ministro Fabiana Dadone. Adesso questa indicazione potrebbe essere rafforzata con delle direttive inviate direttamente alle amministrazioni, relegando lo smart working ad un ruolo residuale. 

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