Statali, aumento di 122 euro al mese. Ma i sindacati contestano i conteggi

Statali, aumento di 122 euro al mese. Ma i sindacati contestano i conteggi
di Andrea Bassi
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Mercoledì 21 Ottobre 2020, 22:17 - Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 15:57

ROMA Il governo promette 112 euro di aumento mensile lordo medio per i dipendenti pubblici. I sindacati però, contestano i conteggi. La stagione contrattuale per gli statali non è ancora iniziata, ma la tensione sul rinnovo è già alta. Il ministro della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, ha chiesto al collega dell’Economia, Roberto Gualtieri, di aggiungere 400 milioni ai fondi già stanziati per il rinnovo del contratto 2019-2021. La dote complessiva così, è salita a quasi 3,8 miliardi di euro. Questo permetterà, aveva spiegato Gualtieri qualche giorno fa ai sindacati, un aumento medio di circa il 4% per i dipendenti pubblici.

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In realtà, secondo i conteggi dell’Unsa-Confsal, lo stanziamento del governo, se fosse netto, permetterebbe un aumento addirittura del 4,19%, che tradotto sulla busta paga media di uno statale, comporterebbe in incremento lordo mensile dello stipendio di 112 euro. In pratica il minimo chiesto dai sindacati per potersi sedere al tavolo della trattativa con il governo. Eppure secondo i rappresentati dei lavoratori del pubblico impiego, quei conti non sono corretti. Ancora una volta è stata l’Unsa a fare i conteggi. Nei 3,8 miliardi stanziati dal governo, infatti, ci sono delle voci che non andranno ad aumentare le buste paga, o almeno non di tutti i lavoratori pubblici. In quella cifra, per esempio, sono compresi i 310 milioni di indennità di vacanza contrattuale che il prossimo anno saliranno a 500. 


I numeri


Ci sono poi, i 250 milioni del cosiddetto «elemento perequativo», ossia il mini bonus da 20 euro lordi mensili medi, erogato soltanto agli statali con redditi più bassi. E sono anche compresi i 210 milioni del trattamento accessorio dei militari. Dunque, sempre secondo i conteggi dell’Unsa, lo stanziamento «netto» sarebbe di 2,8 miliardi, a fronte dei quali l’aumento medio mensile per gli statali non andrebbe oltre gli 83 euro. In pratica meno degli 85 euro medi ottenuti con l’ultimo rinnovo. «Spero», dice Massimo Battaglia, segretario generale di Unsa-Confsal, «che in un momento così difficile si possa tenere conto anche dei 3 milioni di dipendenti pubblici che negli ultimi 12 anni hanno ottenuto un solo rinnovo del contratto con aumenti medi inferiori ai 90 euro lordi al mese. È necessario», aggiunge Battaglia, «che il governo faccia una riflessione seria sulle risorse».

Anche Cgil, Cisl e Uil, che solo due giorni fa hanno dichiarato lo stato di agitazione proprio sul rinnovo del contratto e sullo smart working, hanno chiesto a Gualtieri e alla Dadone uno stanziamento aggiuntivo almeno di un miliardo di euro. Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito che i lavoratori pubblici si mobilitano contro «le scelte sbagliate del Ministro Dadone e contro un decreto che rappresenta l’ennesimo schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori delle amministrazioni centrali dello stato». Nel mirino resta il decreto del 19 ottobre scorso: «un decreto sbagliato e illusorio», accusano rilanciando sui temi «innovazione, lavoro agile e contrattazione per migliorare i servizi pubblici». Secondo i sindacati, infatti, si legge ancora, i il decreto è «sbagliato perché scarica sui lavoratori le responsabilità di anni di mancati investimenti in innovazione tecnologica e organizzativa, in formazione, in valorizzazione delle competenze, in digitalizzazione».

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