Statali, il piano del governo: aumenti per evitare lo sciopero. Dadone: bonus permanente per chi guadagna meno

Statali, il piano del governo: aumenti per evitare lo sciopero. Dadone: bonus permanente per chi guadagna meno
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Domenica 6 Dicembre 2020, 08:22 - Ultimo aggiornamento: 16:19

La tensione è alta. Lo sciopero del pubblico impiego sul rinnovo del contratto proclamato per il 9 dicembre agita il governo che, in quello stesso giorno, dovrà affrontare il delicatissimo voto sul Mes. Così il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, prova a tendere la mano ai sindacati e a offrire una via d'uscita. La promessa indicata in una lettera aperta (pubblicata in pagina) è quella di rendere strutturale l'elemento perequativo introdotto dall'ultimo contratto firmato dal pubblico impiego, quello del 2016-2018. Si tratta di un bonus di 20 euro mensili circa, destinato ai redditi più bassi. Fu voluto da Matteo Renzi per garantire a tutti gli statali un aumento di almeno 85 euro. Il problema è che, quell'aumento, era a tempo e non è stato rifinanziato.

Nella sua lettera aperta il ministro Dadone dice di ritenere «che si debba fare di più per le fasce più basse e pertanto», aggiunge, «sarebbe importante stabilizzare quella misura del tutto temporale e provvisoria che venne introdotta nella tornata 2016-2018 al fine di meglio equiparare l'incremento contrattuale tra chi gode di salari più alti e chi no. L'elemento perequativo, infatti», dice la ministra, «è stato prorogato nel 2018 in attesa che si definisse il nuovo contratto 2019-2021, sarebbe quindi destinato a essere superato ma in considerazione della sua valenza perequatrice credo rappresenti una misura da rendere strutturale».
La decisione, tuttavia, non dovrebbe incidere sulle risorse messe a disposizione per il contratto dal Tesoro, ossia 3,75 miliardi di euro in tutto. Cambierebbe però la distribuzione degli aumenti. Il governo aveva indicato nel 4% circa l'incremento in busta paga di tutti gli statali grazie alle risorse stanziate.

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IL MECCANISMO
Con il meccanismo della Dadone, invece, non sarebbe più il 4% per tutti, ma sarebbe una percentuale più alta per i redditi più bassi, e una percentuale più bassa per i redditi alti. Dadone, poi, definisce questo contratto «uno spartiacque», e promette di destinare alla contrattazione decentrata tutte le risorse che arriveranno dai risparmi legati allo smart working. Bisognerà vedere se questa proposta sarà accettata dalle organizzazioni. Ieri le polemiche sono state aspre. In parte alimentate da uno studio dell'Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli, che ha ricordato come i contratti dei dipendenti del pubblico impiego siano ancora più generosi di quelli del privato. Tanto è bastato per dare il la al presidente degli industriali Carlo Bonomi. «Gli statali?», ha detto, «nel Paese sono forse quelli che hanno sofferto di meno».

Chi invece ha chiesto al governo di intervenire è stata Annamaria Furlan, leader della Cisl. «La soluzione», ha detto, «si può assolutamente trovare e sarebbe benvenuta: basta che il governo non faccia più finta di niente, convochi i sindacati e metta sul tavolo le disponibilità che sono necessarie». Tutte le sigle restano sul piede di guerra. «In questi giorni», hanno detto in una nnota congiunta Fp Cgil, Cisl Fp e Uil, «il sistema mediatico riporta molti dati, da ultimo quelli dell'Osservatorio Cottarelli, con l'obiettivo di screditare lo sciopero. Qualsiasi indicatore venga preso a livello europeo», affermano i sindacati, «ci dice che i dati italiani collocano I dipendenti pubblici italiani al di sotto di quelli di Danimarca, Irlanda, Svezia, Olanda e Germania».
 

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