Spread ai livelli del 2018, sfiorati i 200 punti: cosa sta accadendo (e i riflessi su mutui e prestiti)

Il campanello d'allarme non impone di fasciarsi la testa perché non è in vista nessuna catastrofe. Però per un Paese come l'Italia, che ha un debito pubblico pari a circa il 150% del Pil, fra i più alti nel mondo, il tema dell'interesse sul debito non va mai sottovalutato

Spread ai livelli del 2018, sfiorati i 200 punti: cosa sta accadendo (e i riflessi per mutui e prestiti)
di Diodato Pirone
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Giovedì 5 Maggio 2022, 11:56 - Ultimo aggiornamento: 16:51

Spread, lo spettro è tornato. Sfiora ormai i 200 punti (196,7 mentre scriviamo) la differenza fra gli interessi pagati sul debito pubblico italiano rispetto a quelli tedeschi. Perché? E c'è da preoccuparsi? Diciamo subito che il campanello d'allarme non impone di fasciarsi la testa perché non è in vista nessuna catastrofe. Però per un Paese come l'Italia, che ha un debito pubblico pari a circa il 150% del Pil,  fra i più alti nel mondo, il tema dell'interesse sul debito non va mai sottovalutato.  

L'incertezza costa

Ma andiamo con ordine. Le ragioni dell'aumento dello spread sono molte e dipendono solo in parte dall'Italia. In sintesi lo spread sale perché il nostro enorme debito è considerato meno sostenibile rispetto a pochi mesi fa e dunque gli investitori chiedono interessi più alti per comprate i nostri Bot e Btp. Il primo tema è quello della guerra fra Russia e Ucraina che ha moltiplicato le incertezze di un mondo che sta uscendo dalla pandemia. E, poiché le disgrazie non arrivano mai da sole, il livello generale di incertezza viene incrementato anche dalla pessima gestione cinese dell'ultimo colpo di coda del virus con i lockdown che stanno bloccando i principali porti del Paese e dunque frenano i commerci internazionali e anche la nostra economia. In una fase in cui gli investitori non vedono prospettive chiare è ovvio che si riduca la propensione al rischio e questo determina un calo della domanda di Buoni del Tesoro italiani perché emessi da un paese altamente indebitato.

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Il trend nel mondo

Non basta. In tutto il mondo i tassi d'interesse stanno salendo. È dell'altro giorno la decisione della banca centrale Usa, la Fed, di alzare di mezzo punto il tasso base americano per combattere l'inflazione. Questo significa che il debito italiano costerà un po' di più e dunque la sua sostenibilità ne soffre. A spingere lo spread italiano c'è infine un altro elemento: il debito si può sostenere quando c'è una buona crescita che assicura un andamento florido delle entrate fiscali. L'anno scorso l'Italia ha registrato una crescita eccezionale che però si è fermata con l'ingresso dei carri armati di Mosca nel territorio di Kiev. E' ancora presto per delineare con esattezza l'andamento della nostra economia nel 2022 e nel 2023 e, ancora una volta, anche questa incertezza riduce la domanda di Buoni. Un ulteriore, importantissima, spinta allo spread, infine, deriva dalla imminente fine del programma di acquisti di titoli di stato dei paesi aderenti all'euro da parte della Bce.

I fattori positivi

Sarebbe sbagliato, tuttavia, riferire solo del piatto negativo della bilancia. Sul campo si avverte anche una controspinta. Anzi due. Intanto l'inflazione ha una valenza benefica sul debito che pesa di meno. E questo effetto - che non va sopravvalutato - è una specie di benedizione per un debito pubblico enorme come quello italiano. L'altro elemento è sistemico. Gran parte del debito pubblico italiano è "nazionalizzato" nel senso che grandissime quantità di Buoni del Tesoro sono nel portafoglio della Banca d'Italia via Bce nonché di grandi istituzioni bancarie e assicurative, da Banca Intesa alle Generali, che gli conferiscono solidità. Va detto infine che la presenza alla guide del governo di Roma dell'ex presidente della Bce, Mario Draghi, non va sottovalutata.

Occhio ai mutui

E' chiaro che in questo contesto ci saranno anche riflessi sui mutui e sui prestiti. Entrambi sono destinati a costare di più anche se il mercato si sta muovendo molto lentamente perché c'è molta liquidità e finora la Bce non ha cambiato la sua politica di tassi accomodanti. Paradossalmente l'Euribor a tre mesi, il tasso di riferimento per i mutui variabnili, è rimasto in territorio negativo. In generale, però. si può dire che chi deve comprare casa farebbe bene ad affrettarsi perché l'era dei tassi bassissimi è destinata a finire.

C'è da preoccuparsi, dunque? No, men che meno oggi che tutto il mondo occidentale è alle prese con la propria sicurezza militare che non può essre messa in discussione da una crisi finanziaria lasciata a se stessa. Ma il tema dello spread italiano non va sottovalutato. Lo Stato italiano spende per gli interessi sul debito una sessantina di miliardi l'anno. Potrebbero essere destinati a investimenti ben più fecondi. 

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