Spiagge concessioni, Salvini e Meloni cavalcano l'onda. Tacciono Pd e M5s: la sentenza divide il Parlamento

Spiagge concessioni, Salvini e Meloni cavalcano l'onda. Tacciono Pd e M5s: la sentenza divide il Parlamento
di Francesco Malfetano
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Mercoledì 10 Novembre 2021, 15:28 - Ultimo aggiornamento: 15:32

L'attuale situazione delle spiagge italiane è in «grave contrarietà» rispetto a quanto stabilito dalle regole sulla concorrenza dell’Unione europea. A definirlo, ieri, il Consiglio di Stato che con due sentenze relative alla validità delle norme in vigore per le concessioni demaniali marittime (cioè lo strumento con cui lo Stato dà in concessione ai privati le coste della Penisola) ha evidenziato come le concessioni oggi prorogate fino al 2023 dovranno essere messe a gara dall'anno successivo, nel rispetto delle norme Ue e in particolare della cosiddetta "direttiva Bolkestein". In pratica i giudici hanno "liberato" tutte le spiagge italiane e sganciato una vera e propria bomba sulla politica nostrana che, nonostante l'intenzione di intervenire per gli stessi motivi illustrati dal Consiglio di Stato, aveva provato a rimandare ulteriormente la partita dopo le frenate già subite dalle "lenzuolate" di Bersani e da Mario Monti. Il governo attuale infatti, nell'annuale disegno di legge sulla concorrenza appena approvato, ha previsto solo una mappatura delle concessioni, senza un intervento riformativo. D'altronde, a fronte di un giro di affari che secondo una stima di Nomisma è di circa 15 miliardi di euro all’anno per le imprese che operano nel settore, «Nel 2019, su un totale di 29.689 concessioni demaniali marittime (aventi qualunque finalità), ben 21.581 erano soggette a un canone inferiore a euro 2.500. Per lo stesso anno, l’ammontare complessivo dei canoni concessori è stato pari a 115 milioni di euro», ha scritto l’Antitrust nel bollettino di marzo 2021, in cui sollecitava appunto una liberalizzazione. Non è dunque un caso se la melina dell'esecutivo che già aveva fatto sobbalzare Bruxelles ora però non è andata a buon fine e quindi, con il rischio delle consuete pesanti proteste già viste nel caso della riforma di altri settori, bisognerà trovare necessariamente una soluzione. Necessità che agita, e non poco, non solo l'opposizione ma anche la composita maggioranza italiana. 

Spiagge, Consiglio di Stato: dal 2024 azzerate tutte le concessioni balneari

Il centrodestra

Nello specifico il centrodestra pare più in tensione. Il segretario leghista Matteo Salvini è infatti subito intervenuto sui social chiarendo che «Spiagge e mercati italiani non sono in svendita, si rassegnino i burocrati di Bruxelles e i loro complici: la Lega non ha mai permesso e non permetterà che il nostro lavoro e le nostre tradizioni vengano cancellati». Il riferimento è all'emendamento al decreto Rilancio approvato nel 2020 (a firma della deputata di Forza Italia Deborah Bergamini) che ribadiva la proroga delle concessioni fino al 2033. Estensione già stabilita dal governo Conte I, composto appunto da Lega e Movimento 5 stelle, nella legge di Bilancio 2019. Ma anche Giorgia Meloni ha preso posizione contro i giudici. «La sentenza con cui il Consiglio di Stato ha deciso di disapplicare una legge votata dal Parlamento italiano, dichiarando la cessazione delle attuali concessioni demaniali marittime al 31 dicembre 2023 stabilendo la loro messa a bando subito dopo, rappresenta un colpo mortale per il turismo balneare italiano», ha commentato la presidente di Fratelli d’Italia. «È molto grave che il governo Draghi, e ancora prima il governo Conte II, abbiano scelto di non intervenire lasciando questo comparto, fatto di decine di migliaia di imprese quasi tutte a conduzione famigliare, in balia delle decisioni dei tribunali e dei diktat di Bruxelles».

Il centrosinistra

Si tengono invece lontani dalla discussione Enrico Letta e Giuseppe Conte, con quest'ultimo invischiato in polemiche interne con orizzonti temporali molto meno a lungo termine. Ad esporsi però per il  Movimento 5 stelle c'ha pensato Sergio Battelli, presidente della Commissione per le Politiche dell’Unione europea alla Camera, ribadendo come sia impossibile «difendere l’indifendibile»: «Proroga delle concessioni fino a dicembre 2023, poi si andrà a gara, unico sistema che garantisce trasparenza, imparzialità, legalità, libera concorrenza. Mettiamoci al lavoro senza alibi». Eppure, nonostante Battelli sia da sempre a favore della liberalizzazione, è bene ricordare che la proroga al 2033 è un atto di un governo presieduto proprio dai cinquestelle. A testionianza del fatto che l'argomento è delicato anche il Pd non ha preso una posizione ufficiale. Anche perché è noto come ve ne siano di molte all'interno del partito, e non sempre in senso riformista. Il deputato dem Umberto Buratti ad esempio, si è impegnato a «escludere le spiagge da Bolkestein», chiedendo «una riforma organica». Andrea Romano invece lo scorso annò affermo che «Pretendere di azzerare tutte le concessioni è uno schiaffo ai tanti piccoli imprenditori, a cui non si può dire da un giorno all’altro ‘ve ne andate’» (l'obiettivo erav alutare sulla base dei fatturati delle singole realtà). In altri termini il dossier è caldissimo, ma per l'estate manca ancora tanto. 

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