Spiagge, stop alle concessioni: via alla rivoluzione nel 2024

Bocciata la proroga al 2033: le norme Ue dovranno essere applicate a partire dal 2024

Spiagge, stop alle concessioni: via alla rivoluzione nel 2024
di Luca Cifoni
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Martedì 9 Novembre 2021, 18:51 - Ultimo aggiornamento: 11 Novembre, 08:47

Ha torto il governo italiano, o meglio quello giallo-verde in carica nel 2018, che aveva stabilito la proroga automatica delle concessioni relative alle spiagge fino a tutto il 2033. E hanno torto le imprese balneari che chiedevano di escludere questa materia dall’applicazione delle norme europee. Con due sentenze molto nette il Consiglio di Stato ha stabilito che queste attività devono essere messe a gara, concedendo tempo fino al dicembre 2023 (ma non oltre) per evitare pesanti ripercussioni economiche e sociali sugli interessati. Il pronunciamento del massimo organo della giustizia amministrativa è quanto mai pesante anche perché è stato adottato dall’Adunanza plenaria, quindi con un valore vincolante anche per il futuro. Finora infatti sulla vicenda i magistrati amministrativi si erano espressi in modo contrastante. Ma la sentenza rappresenta un punto di svolta anche per le scelte dell’attuale esecutivo, che nel recente provvedimento in materia di concorrenza, come spiegato esplicitamente dallo stesso Mario Draghi, aveva in parte sospeso il giudizio limitandosi a prevedere un’opera di mappatura delle attuali concessioni. L’attesa era proprio per la decisione del Consiglio di Stato che ora è arrivata.

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Le richieste

La questione era arrivata ai giudici di Palazzo Spada proprio dopo due sentenze di segno opposto del Tar di Lecce e di quello di Catania. Il primo tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso di un titolare di concessione contro il provvedimento del Comune che rifiutava la proroga. Il secondo si era espresso in senso opposto, respingendo un’analoga richiesta a seguito del diniego da parte dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto. Alla vigilia si ipotizzava la possibilità di un pronunciamento di tipo interlocutorio, ad esempio attraverso il rinvio di tutta la questione alla Corte di Giustizia europea. Il Consiglio di Stato invece si è espresso in modo molto chiaro, sostenendo tra l’altro l’inutilità di un passaggio a Lussemburgo visto che i giudici comunitari si erano già ampiamente occupati nella materia.

Nel merito vengono respinte tutte le obiezioni sull’applicabilità della famosa direttiva Bolkestein al caso delle concessioni, obiezioni che si basavano anche su una serie di argomentazioni formali. La sentenza invece sposa in pieno il principio di concorrenza e l’esigenza di non limitare la possibilità di ottenere le concessioni ai soli operatori italiani, il che configurerebbe una disparità di trattamento inammissibile secondo le norme europee. Viene ricordato che i beni demaniali in questione rappresentano costituiscono «uno dei patrimoni naturalistici (in termini di coste, laghi e fiumi e connesse aree marittime, lacuali o fluviali) più rinomati e attrattivi del mondo». E che «il giro d’affari stimato del settore si aggira intorno ai quindici miliardi di euro all’anno, a fronte dei quali l’ammontare dei canoni di concessione supera di poco i cento milioni di euro». Una gestione più efficiente comporterebbe quindi un maggior introito per le casse pubbliche.


La vicenda

La sentenza dovrebbe quindi concludere in modo definitivo una vicenda che si trascina da anni e che era ormai fonte di qualche imbarazzo nei confronti della commissione europea. Gli attuali concessionari potranno comunque partecipare alle gare che saranno bandite. Le ragioni dei balneari, che lamentano il rischio di perdere gli investimenti fatti finora, nel tempo hanno trovato sponda in quasi tutte le forze politiche. Per molti anni il tema è stato fondamentalmente rinviato, fino alla scelta del primo esecutivo Conte con la legge di Bilancio per il 2019. Ora se ne dovrà occupare quello di Mario Draghi, che probabilmente anche su questo punto si troverà a gestire tensioni all’interno della sua maggioranza. Già nella serata di ieri si è fatto sentire Matteo Salvino con una dichiarazione molto dura. «Spiagge e mercati italiani non sono in svendita, si rassegnino i burocrati di Bruxelles e i loro complici: la Lega non ha mai permesso e non permetterà che il nostro lavoro e le nostre tradizioni vengano cancellati» ha tuonato il leader della Lega.
 

 

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