Inflazione, effetto sulla spesa: più cari pane, latte e carne. Ecco tutti gli aumenti

Gli effetti dell’aumento dei prezzi per famiglie e imprese. Gli esperti temono che pagheremo il conto per tutto il 2022

Inflazione, effetto sulla spesa: più cari pane, latte e carne
di Roberta Amoruso e Francesco Bisozzi
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Martedì 9 Novembre 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 11:15

La scarsità di materie prime resta un serio problema per le economie europee, non solo per l’Italia che sta registrando segnali di sofferenza un po’ su tutte le filiere, alimentari e non. La mano invisibile del mercato, dicono gli economisti, dovrebbe riuscire gradualmente a ripristinare l’equilibrio, poiché i prezzi alle stelle stanno sollecitando una risposta sul fronte dell’offerta, mentre su un altro fronte l’erosione della domanda e i progressi tecnologici potrebbero frenare i consumi di alcune materie prime. Nel frattempo il carrello della spesa continuerà a risentirne: secondo gli ultimi dati dell’Istat, a ottobre le voci relative ai beni alimentari, per la cura della casa e della persona hanno avuto un aumento tendenziale dell’1,2%. Non solo i pacchi di pasta sugli scaffali dei supermercati, i filoncini di pane e le pizze del sabato sera potranno incidere qualche euro in più nel portafoglio.

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Anche i voli aerei risentiranno del caro-carburante. Mentre la crisi del chip è destinata a lasciare il segno su diversi settori, dall’auto alle infrastrutture green. E le bollette di luce e gas? Si spera trovino un po’ di pace dopo l’inverno. Ma non è escluso, dicono gli esperti, che le tensioni legate alla caccia al gas spinta anche dall’Asia possano segnare un po’ tutto il 2022. Intanto l’inflazione che si accumula avrà qualche effetto anche sui tassi di interesse di mutui e prestiti, dopo una fase di livelli storicamente bassissimi. Mentre nelle prossime settimane dovrebbe essere ufficializzato il tasso di rivalutazione delle pensioni in essere per il 2022, determinato sulla base dell’indice dei prezzi al consumo di quest’anno.

 

Prodotti

 

Pasta

Il prezzo della pasta fresca o secca aumenterà del 20% a Natale, con aumento di 15-20 centesimi a pacco. Ma nel 2022 può andare anche peggio: tra marzo e maggio si potrebbe non avere abbastanza grano per produrre la pasta e soddisfare la richiesta del mercato italiano. Un allarme, che si spiega guardando all’impennata delle materie prime. Il prezzo del grano duro è salito del 60% da inizio 2021 ed entro dicembre può aumentare ancora del 15%. Colpa del caldo estivo che ha travolto il Canada, primo fornitore estero dell’Italia a cui adesso mancano 3 milioni di tonnellate di grano. Senza contare i costi di energia e logistica (il costo di un container è quintuplicato).

Pane

C’è anche il pane, circa 41 kg di consumo medio all’anno, tra gli alimenti minacciati dall’impennata delle materie prime. Questa volta si tratta del grano tenero che ha spinto a 10 volte l’aumento dal campo al pane sugli scaffali. Secondo Coldiretti un chilo di grano tenero in Italia è venduto a circa 32 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato ad un valore medio di 3,2 euro al chilo con un rincaro di dodici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, da cui si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua. Ad incidere sul prezzo finale sono poi altre variabili. E se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,25 euro, a Roma si viaggia sui 2,65 euro.

Latte e carne

I rialzi su mais (+50%) e soia (+80%) rendono decisamente poco remunerativa anche la produzione di carne di qualità controllata, soprattutto dove ci sono contratti di filiera con le catene della Grande distribuzione. E ancora, i rincari fino al 50% su gasolio, energia e plastiche, oltre quelli sugli alimenti per gli animali, mettono ko gli allevatori di vacche da latte per i quali è già una sfida la conquista di un aumento di almeno 5 cent al litro sul prezzo del latte. Dunque, i prezzi alle stelle di certe materie prime si fanno sentire anche su uova, latte e derivati. I prezzi delle uova sono aumentati del 26% da luglio, anche dopo i nuovi focolai di aviaria. Il prezzo del latte è invece salito del 60% da maggio a ottobre, anche per effetto dei ritardi nelle consegne.

Prodotti agricoli

Concimi, gasolio per la rullatura e la semina d’autunno, energia e plastiche per il confezionamento anche raddoppiate. Per Cia-Agricoltori Italiani i rincari vertiginosi che incidono sui costi di produzione di milioni di imprese ne stanno mettendo a rischio la sostenibilità. In molti casi, l’aumento dei prezzi della materia prima, infatti, non arriverà mai a pareggiare quello dei costi di produzione e nello specifico di concimi come il nitrato ammonico, salito a +30% e dell’urea aumentato del 40%. Sostanze cruciali per la preparazione di gran parte dei terreni agricoli. Ecco perché anche le verdure sono destinate a farsi sentire nel carrello della spesa.

Frutta e caffè

I maggiori costi della logistica, dovuti a caro-energia e carburanti alle stelle, hanno già prodotto - secondo alcune associazioni dei consumatori - aumenti dei prezzi di frutta e verdura ai banchi del supermercato. Hanno influito anche le avverse condizioni meteorologiche. E così il prezzo delle banane è schizzato a +70%, i funghi hanno subìto rincari del 60%, le patate del 35%, le pere e le zucche del 25%. E presto anche la classica pausa caffè tra colleghi potrebbe diventare un problema per i portafogli: le quotazioni del caffè sui mercati internazionali sono rincarate dell’80% la tazzina al bar si avvicina paurosamente a un euro e cinquanta.

 

Portafogli

 

Mutui

I costi dei mutui restano bassi, ma si temono rialzi. Complice l’inflazione, per esempio, gli indici Eurirs per chi stipula a tasso fisso sono passati quest’anno da -0,02% a 0,5%. In compenso nel secondo e terzo trimestre di quest’anno, secondo Crif e MutuiSupermarket, la media dei migliori spread di offerta delle banche per una richiesta di mutuo di importo pari a 140.000 euro e della durata di 20 anni è dello 0,9% per i mutui variabili e dello 0,2% per quelli fissi.

Prestiti

Preoccupazioni pure sul versante dei prestiti alle imprese: secondo i calcoli della Cgia di Mestre il flusso nell’ultimo anno si è contratto di 8,9 miliardi di euro. In pericolo soprattutto le piccole e medie imprese, pilastro dell’economia tricolore, perché si affidano prevalentemente ai prestiti bancari. Un’inflazione sopra la soglia di guardia porta a politiche deflattive, tassi d’interesse più elevati e meno quantità di moneta in circolazione.

Previdenza

L’effetto dell’inflazione sulle pensioni costerà caro allo Stato. Per esempio: per le pensioni da 1500 euro lordi mensili arriverà il prossimo anno un extra che dovrebbe aggirarsi attorno ai 300 euro annui. Si chiama perequazione: la rivalutazione in base all’inflazione riguarderà quasi 23 milioni di assegni. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno: lo Stato nel 2021 ha risparmiato sulle pensioni, dal momento che le cifre sono rimaste stabili per l’inflazione nulla.

Famiglia

Anche alcune forme di sostegno al reddito sono indicizzate all’inflazione. è il caso dell’Assegno al nucleo familiare per i lavoratori dipendenti (destinato comunque ad essere assorbito nel nuovo assegno universale). Ogni anno vengono adeguati in base all’inflazione i livelli di reddito che determinano l’importo dell’assegno: in questo modo i nuclei percettori vedono aumentare il proprio beneficio a parità di reddito.

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