Smart working e non solo: ecco le aziende dove si lavora meglio in Italia

Smart working e non solo: ecco le aziende dove si lavora meglio in Italia
di Giusy Franzese
5 Minuti di Lettura
Domenica 3 Aprile 2022, 17:17

Lo stipendio, ovvio. Ma non solo. Sempre più nella scelta del luogo ideale dove lavorare le persone cercano anche altro: un clima aziendale poco conflittuale, suporiori non dispotici, flessibilità dell'orario di lavoro così da poter conciliare meglio le esigenze lavorative con quelle familiari e di tempo libero. Se poi le aziende sono riuscite ad attrezzare spazi per gli asili dei figli e per palestra o angoli relax, tanto meglio. C'è una società di consulenza, la Great Place to Work, che ogni anno stila la classifica delle migliori aziende in cui lavorare in Italia. Sono 21 anni ormai che viene condotto questo sondaggio tra i dipendenti delle organizzazioni che hanno richiesto di prendere parte all'indagine sull'analisi di clima organizzativo. Il sondaggio ha coinvolto quest'anno circa diecimila lavoratori (94.064 per la precisione) di 210 aziende che hanno compilato un questionario. Tra raccolta dati, commenti (ne sono arrivati circa settantamila) ed elaborazioni, il lavoro è durato circa un anno. Le aziende sono state suddivise in 4 categorie in base alla dimensione.

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La classifica

La classifica legata alla categoria con oltre 500 collaboratori vede al primo posto Micron Semiconductor Italia, multinazionale del settore informatico. Seguono American Express Italia (2°), servizi bancari, e in terza posizione Abb Vie Italia, realtà dell'asset biofarmaceutico.

Il podio della categoria con un numero di collaboratori compreso tra 150 e 499 è composto interamente da imprese del settore informatico: il gradino più alto è occupato, per il 7° anno consecutivo, da Cisco Systems Italy. Seguono Bending Spoons (2°) e Salesforce, la quale conferma la terza posizione di un anno fa.

Tra le imprese costituite da un numero di persone compreso tra 50 e 149, mantiene il primo posto Biogen Italia, (biotecnologie e prodotti farmaceutici), seguita da Sidea Group (information technology e consulenza IT) e da Insight Technology Solutions (servizi ed assistenza per computer).

Infine, tra le aziende con un numero di collaboratori compreso tra 10 e 49 si registra la prima posizione guadagnata da Fluentify, realtà specializzata nell'ambito istruzione e formazione, il secondo posto di Nebulab (settore informatico e consulenza IT) e la medaglia di bronzo ottenuta da Storeis, società di consulenza ecommerce e retail.

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Il fattore smart working

Sono molti i parametri presi in considerazione. Nell'opinione dei dipendenti stavolta ha influito anche la possibilità di lavorare in  smart working. Cosa che accade ad esempio in Abb Vie Italia, per il secondo anno sul podio delle migliori imprese dove lavorare. 

«Essere riconosciuti ancora come un Best Place to Work dai nostri dipendenti ci riempie di orgoglio» commenta Manuela Vacca Maggiolini, direttore risorse umane. Numerose le iniziative in AbbVie dedicate al benessere dei propri dipendenti:  dal nuovo service center hr, un supporto agile per le tematiche riguardanti la vita lavorativa
e quella personale, ai programmi mirati a uno stile di vita sano (attraverso visite con il nutrizionista, sessioni di training yoga e di ginnastica posturale), dalla palestra aziendale al servizio di time saving AbbVie4YOU (che ottimizza la conciliazione dei tempi lavorativi
con quelli della vita familiare) fino all'implementazione dello smart working.

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Gli accordi 

In vista della fine dello smart working semplificato che è stato prorogato al 30 giugno prossimo (decisione unilaterale dell'azienda senza necessità di accordi individuali come prevede la legge) molte aziende hanno sottoscritto accordi integrativi per stilare delle linee guida e continuare ad applicare, su base volontaria, la possibilità di lavorare da remoto. Lo ha fatto anche  la Banca d'Italia, ad esempio.

Tra gli ultimi accordi in ordine di tempo c'è quello siglato in Lidl Italia per i dipendenti che lavorano negli uffici: chi vuole può lavorare in smart working due giorni a settimana. 

Dallo scorso 1 aprile nei siti Hitachi Rail in Italia è partito un nuovo modello di smart working con accordo firmato con i sindacati lo scorso giugno. Vale per tutti  gli stabilimenti del gruppo, Napoli, Pistoia, Reggio Calabria, Genova, Torino, Potenza. L'intesa, spiega una nota
dell'azienda, si rivolge ad un'ampissima fascia di lavoratori e prevede fino ad un massimo di 10 giornate di smart- working al mese nel rispetto del contratto collettivo nazionale dei
metalmeccanici e degli accordi integrativi. Viene garantita la volontarietà dell'adesione da parte del lavoratore e la libera scelta dell'orario, all'interno di una macro fascia (8-20), con
forte attenzione al diritto alla disconnessione.

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Altra azienda che ha firmato un accordo per lo smart working è Ericcson. L'accordo vale fino al 2023 e prevede un'adesione esclusivamente su base volontaria e, fatte salve esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali, sarà usufruibile sino a un massimo di 12 giorni al mese. 

Anche il gruppo Leonardo dal primo aprile sta applicando l'accordo siglato con il sindacato che prevede, tra le altre cose, l'adesione volontaria e la possibilità di lavorare da remoto per 8 giorni al mese estendibili a 10 per determinati settori/tipologia di attività. Tranne i luoghi pubblici i dipendenti in smart working possono liberamente scegliere il  luogo in cui svolgere la prestazione. 

La Banca d'Italia è stata tra le prime organizzazioni a sottoscrivere un accordo con le linee guida per il lavoro in smart working dei suoi dipendenti. Per gran parte delle sue strutture è prevista la possibilità di lavorare in smart working fino a 10-12 giorni al mese anche consecutivi. Viene previsto il diritto alla disconnessione, le dotazioni di lavoro e formazione, il buono pasto elettronico, il luogo a scelta del dipendente (anche all’estero o in HUB aziendali). 

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