Sgravi fiscali fino al 70 per cento del reddito per le famiglie che hanno figli e comprano casa in Italia

In arrivo modifiche al regime di agevolazioni per chi torna dall’estero

Sgravi fiscali fino al 70 per cento del reddito per le famiglie che hanno figli e comprano casa in Italia
di Giacomo Andreoli
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Lunedì 11 Dicembre 2023, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 13:05

Favorire il rientro in Italia dei cosiddetti “cervelli” emigrati all’estero, con una nuova spinta sulla natalità. Aiutando quindi chi ha figli, ma anche chi lavora in gruppi o multinazionali oppure compra casa nel nostro Paese. Con questo obiettivo il governo vuole mettere mano alla bozza di decreto legislativo in materia di fiscalità internazionale, allegato alla Manovra, rivedendo il regime agevolato per i lavoratori che dal 1° gennaio 2024 trasferiranno la loro residenza in Italia. Nella versione attuale il decreto, dal prossimo anno, restringe le maglie per accedere alle agevolazioni. Per beneficiare degli sgravi fiscali chi ha lasciato il Paese deve aver mantenuto all’estero la residenza fiscale per tre anni fiscali, e non più per due. 

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Le agevolazioni (con le tasse pagate non più sul 30% del reddito, 10% in caso di residenza al Sud, ma sul 50%) sono poi valide solo per chi è altamente specializzato (avendo almeno una laurea triennale, più altri requisiti) e ritorna cambiando datore di lavoro.

La durata concordata è di cinque anni. Non è poi più possibile estenderle per un ulteriore quinquennio in caso di acquisto di un immobile di tipo residenziale o qualora si diventasse genitori. 

LE POSSIBILI NOVITÀ

Novità determinate, secondo il ministero dell’Economia, da necessità di bilancio, con i conti da far quadrare e poche risorse a disposizione. Secondo il ministro Giancarlo Giorgetti, «dei 24.450 rimpatriati lo scorso anno, i ricercatori e docenti sono circa 1.800. Gli altri sono top manager o manager». Altre agevolazioni per il rientro dall’estero le ricevono i calciatori che rientrano in Patria: spariranno per i contratti siglati dal 1° gennaio 2024.
Il costo di questo regime sulle casse dello Stato per Giorgetti «arriva fino a 1,3 miliardi annui». Nel rapporto spese fiscali del Mef nel 2023 la spesa segnata è di 673,9 milioni. La stretta aveva messo in subbuglio le opposizioni e la comunità dei giovani italiani emigrati all’estero. Coloro che sono andati via in cerca di lavori più qualificati e meglio retribuiti e che, per tornare, cercano condizioni davvero favorevoli. 
Da qui le possibili modifiche, per continuare sul trend degli ultimi dieci anni (contando anche i ricercatori, i rimpatri sono stati 443mila), con il sostegno di parlamentari di maggioranza e opposizione e che dovrebbero contenere la nuova spinta alla natalità. Si studia una detassazione maggiorata al 60% o al 70% (pagando le tasse sul restante 30% o 40%) per i genitori di minori che spostano la loro residenza in Italia, ma anche per chi lo diventa durante il periodo di tassazione agevolata. Possibile anche un allungamento dei tempi oltre i cinque anni standard, ma su questo una decisione non è ancora stata presa, visto il nodo delle risorse da recuperare. 
Dovrebbero invece quasi sicuramente allungarsi i tempi per chi compra una casa in Italia: l’estensione degli sconti, al 50% per chi non ha figli, dovrebbe essere di almeno altri tre anni d’imposta, ma solo se la residenza viene spostata nel 2024. Un’altra novità può essere il riconoscimento del regime agevolato anche al lavoratore che sposta la sua attività lavorativa per lo stesso soggetto o per lo stesso gruppo per il quale lavorava prima di rientrare. Tuttavia le associazioni degli espatriati chiedono un periodo transitorio che ritardi l’entrata in vigore della nuova legge, sottolineando come molti si siano già organizzati per un rientro nel 2024 con le vecchie regole.

I CORRETTIVI

Giorgetti studia poi correttivi per fermare eventuali comportamenti da “furbetti”, come rientrare in Italia per beneficiare dello sconto fiscale, ma poi restare a lavorare all’estero con lo smart working. Il ministro vorrebbe anche evitare che qualcuno rientri e prenda la residenza al Sud per avere una maggiore detrazione e poi vada a lavorare da qualche altra parte. Oppure le presunte pratiche elusive adottate da certi gruppi che, pur rimanendo nel proprio perimetro societario, troverebbero il modo di suddividere il vantaggio tra il dipendente e il gruppo, mettendolo a carico dello Stato. Il senatore del Pd, Andrea Crisanti, ha però chiesto di rendere noti in Parlamento gli eventuali dati emersi negli ultimi anni su queste pratiche, quantificando anche le sanzioni emesse dalle Agenzie dell’Entrate.

La mancata modifica del decreto, per le associazioni degli italiani all’estero, potrebbe scoraggiare i rientri al punto da avere un impatto negativo sul Pil fino a 2 miliardi di euro l’anno. Il guadagno medio di chi rientra è infatti di circa 122mila euro l’anno, secondo il Mef. Nel 2021 si è arrivati a 75mila ingressi e secondo un’indagine di chEuropa, Forum della Meritocrazia e Tortuga, la maggior parte sarebbero tornati per gli sgravi. Ma anche considerando solo 20mila rientri per le agevolazioni, si arriverebbe alla stima degli oltre 2 miliardi. Certo, non significa 2 miliardi direttamente per lo Stato, anzi, ma più sale il prodotto interno lordo, più in prospettiva crescono le tasse pagate e i margini di Bilancio.

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