Sciopero benzinai dal 6 all'8 novembre: protesta contro la manovra

Sciopero benzinai dal 6 all'8 novembre: protesta contro la manovra
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Martedì 29 Ottobre 2019, 10:30 - Ultimo aggiornamento: 13:17

Benzinai in sciopero dal 6 all'8 novembre contro la manovra. Al centro della protesta c'è il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 e appena assegnato alla commissione Finanze della Camera. Contro tale provvedimento i gestori degli impianti stradali e autostradali di distribuzione carburanti incroceranno le braccia per 48 ore a partire dalle 6 del prossimo 6 novembre. 

Lo sciopero nazionale, proclamato dalle organizzazioni di categoria Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio, è rivolto innanzitutto nei confronti del Governo che, secondo i sindacati, «sta gravando un'intera categoria con adempimenti inutili e cervellotici». Tra i provvedimenti contestati: la fatturazione elettronica; i Registratori di cassa Telematici (anche per fatturati di 2 mila euro anno); la rimodulazione dell'Indice Sintetico di Affidabilità fiscale (Isa); l'introduzione di Documenti di Trasporto (Das) e modalità di Registrazione giornaliera in formato elettronico; l'invio dei corrispettivi giornalieri in formato elettronico e, infine, il gravame fiscale e contributivo per i Gestori che non ricevono in tempo da Fornitori e Agenzia delle Entrate i documenti necessari per la loro contabilità.

Provvedimenti che, affermano i sindacati in una nota, «duplicano gli esistenti e non hanno alcuna valenza sulla lotta all'illegalità o alla infedeltà fiscale: in sostanza si trasformano i Gestori in controllori dell'intera filiera con responsabilità (anche penali) che non sono connesse con la loro attività».

La protesta, continua la nota, è inoltre «rivolta nei confronti delle compagnie petrolifere e di quella miriade di soggetti, molti dei quali operatori border line, diventati titolari di impianti che fanno strame dei contratti e delle Leggi nel più assoluto silenzio della Pubblica amministrazione». I Gestori chiedono, infine, «il rinnovo degli accordi economici ampiamente scaduti» e «una riforma del settore che sappia cogliere il nuovo ma che, nel contempo, sappia tutelare i diritti di una Categoria che non possono essere sacrificati sull'altare degli interessi di una sola parte».

 

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