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Università in trincea: «Roma deve essere il polo della ricerca»

Università in trincea: «Roma deve essere il polo della ricerca»
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Martedì 8 Settembre 2020, 06:37 - Ultimo aggiornamento: 16:23

ROMA Dal luminare al ricercatore a contratto. C'è un mondo che vive nei laboratori, nelle aule delle università romane, nei centri di alta specializzazione di livello mondiale, a cui la decisione del governo di orientare, per l'ennesima volta, verso Nord un'agenzia comunitaria di peso come il Tribunale unificato dei brevetti è arrivata come un manrovescio. Con un'altra beffa in coda, perché mentre Milano veniva candidata da Palazzo Chigi per ospitare l'organismo Ue (dopo avere avuto la stessa chance con l'Agenzia del farmaco, un flop) nel frattempo Torino è stata ricompensata con l'assegnazione dell'Istituto dell'intelligenza artificiale. Lasciando invece la Capitale - e il suo sterminato esercito di studiosi - a bocca asciutta.

«Roma ancora una volta è stata penalizzata. Il motivo? Forse avrà pesato la sua disorganizzazione a livello amministrativo», risponde Cinzia Perrino, dirigente del Cnr, un'eccellenza nello studio dell'inquinamento atmosferico. «Non avere grandi agenzie internazionali sul territorio può diventare un problema. I grandi enti aiutano a reperire finanziamenti e a mettere in rete i ricercatori». È soprattutto il primo aspetto a preoccuparla: «Diciamo le cose come stanno: oggi ottenere grandi finanziamenti, per un giovane ricercatore, è quasi una missione impossibile. È più facile invece riuscire ad aggregare piccoli e medi contributi. E queste agenzie possono interpretare questo ruolo: erogare finanziamenti minori, ma più accessibili».

Per Roma, niente da fare. «La Capitale rischia di avere un peso minore rispetto alle città del Nord, pur avendo tante eccellenze nella ricerca clinica», si rammarica Mario Stefanini, membro dell'Accademia dei Lincei e tra i massimi esperti di Istologia ed Embriologia. La verità, aggiunge, «è che per fare ricerca clinica ad alto livello c'è bisogno di grandi numeri e questi li possono garantire solo grandi istituzioni, come le agenzie internazionali. Purtroppo in ambito scientifico molte sono state orientate ora verso Milano. Ed è inconcepibile, perché Roma è la Capitale».

IL GAP

«Certo, abbiamo tanti ministeri, tanti centri per la ricerca di Stato, penso all'Istituto superiore di Sanità, al Cnr, all'Aifa, però...». Massimo Andreoni, direttore di Malattie Infettive all'Università Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana Malattie infettive, al netto della premessa non ha dubbi: «Non avere grandi enti globali e comunitari è uno svantaggio enorme. Quello che manca di più a Roma è proprio una rete internazionale, che nella ricerca è cruciale. Gli ultimi eventi, come il Covid, lo dimostrano. Così poi vengono meno finanziamenti, infrastrutture, investimenti sulla città». Uno smacco per la Capitale, che di eccellenze, pubbliche e private, ne ha in abbondanza, sui fronti più diversi. Per dire: nella lotta al Covid, su 44 sperimentazioni per il vaccino in tutto il mondo (15 solo in Cina), due coinvolgono Roma.

Non è una bega campanilistica Roma vs Milano, avverte Giovanni Scambia, direttore scientifico della fondazione Policlinico Gemelli e professore ordinario di Ginecologia all'Università Cattolica: «Avere una situazione equilibrata aiuta il Paese. Invece in questi anni abbiamo visto tanti investimenti verso il Nord, penso anche allo Human Technopole, indovini dov'è? Sempre a Milano». Sono scelte da bilanciare, aggiunge. «La presenza di una grande agenzia fa da volano alla ricerca. Averla a Roma, farebbe da baricentro al Paese, tra Nord e Sud».

L'INDOTTO
Medicina, biologia, farmaceutica. Ma il danno per la ricerca riguarda tanti altri comparti. «La vicinanza di una grande sede internazionale incide soprattutto sugli investimenti, sui rapporti con il tessuto produttivo», spiega Renato Masiani, prorettore vicario della Sapienza e preside della facoltà di Architettura dal 2010 al 2014. La ricerca in senso astratto, aggiunge, «ormai è internazionale per definizione e per fortuna è abbastanza interconnessa». Ma gli investimenti sono un'altra cosa: «Per Milano si parlò di svariati milioni di euro di finanziamenti all'epoca della candidatura dell'Agenzia europea del farmaco. C'è tutto un indotto che arricchisce le metropoli. Non solo dal punto di vista scientifico».

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