Ristori, la crisi di Governo minaccia il decreto: rischio slittamento

Ristori, la crisi di Governo minaccia il decreto: rischio slittamento
di Michele Di Branco
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Lunedì 25 Gennaio 2021, 01:40 - Ultimo aggiornamento: 01:42

La crisi di Governo rallenta il decreto Ristori cinque, che serve soprattutto ad estendere gli aiuti economici alle partite Iva, a partire dai contributi a fondo perduto, con un occhio a quelle categorie che non erano rientrate nei quattro precedenti provvedimenti. Grazie al voto positivo ottenuto dal parlamento la scorsa settimana sullo scostamento di Bilancio e ai 32 miliardi di risorse messi sul piatto (ai quali si aggiungono altri 5,3 miliardi accantonati con il decreto Ristori quater) il governo possiede gli strumenti finanziari per agire e dare così una risposta al Paese a corto di liquidità. 


IL REBUS

Ma, appunto, la situazione di incertezza sulla tenuta dell’esecutivo rende tutto estremamente incerto. 
A cominciare da taluni aspetti costituzionali. Palazzo Chigi aveva immaginato di varare il decreto entro fine gennaio ma se le cose dovessero precipitare fino alla caduta di Conte cosa accadrebbe? Italia Viva ha più volte confermato che appoggerà comunque il decreto assicurando i voti necessari ma nella maggioranza (soprattutto nel Pd) e al ministero dell’Economia nutrono seri dubbi sul fatto che un esecutivo dimissionario, chiamato a svolgere l’ordinaria amministrazione, potrebbe licenziare un provvedimento che vale praticamente come una manovra di Bilancio. 
Senza considerare che la maggioranza ha perso il controllo delle commissioni parlamentari di riferimento, dopo l’uscita degli esponenti espressione del partito di Renzi. Insomma, le spine sono molte. E manca una bussola politica di riferimento. 


I tecnici del governo, ad ogni modo, hanno steso un modello base del decreto, che è molto complesso. Il perno, ovviamente, è rappresentato dallo schema degli indennizzi a tutte le categorie colpite, compresi i professionisti, che dovrebbe superare il criterio dei codici Ateco e che dovrebbe guardare al calo di fatturato, non più su base mensile ma su base annuale, con una soglia delle perdite per l’accesso ai ristori che dovrebbe essere confermata al 33 per cento. La declinazione delle misure richiede comunque un ultimo passaggio politico prima di prendere forma. E non è escluso che sul punto si possa avere un nuovo braccio di ferro tra Pd e M5s.
Inoltre si dovrebbe tener conto anche all’entità degli aiuti già ricevuti prevedendo un intervento “perequativo” per coloro che sono stati penalizzati dai criteri adottati lo scorso anno. In pratica una valutazione ex post che possa valutare l’intero anno in modo da consentire di rimediare le penalizzazioni che possono esserci state. 
LE IMPOSTE
Uno dei capitoli più consistenti del provvedimento sarà quello fiscale. Dopo la proroga ponte che ha previsto lo slittamento al 31 gennaio 2021 delle notifiche dei versamenti delle cartelle esattoriali così come dei pignoramenti di stipendio e di pensione (in ballo ci sono 54 milioni di atti), il governo intende intervenire nel dl Ristori per allungare su almeno 24 mesi l’attività di riscossione per evitare che la ripresa di questa attività produca assembramenti eccessivi negli uffici dell’Agenzia delle entrate e anche per diluirne l’impatto. Allo studio c’è una nuova rottamazione delle cartelle, la quarta, che dovrebbe consentire di regolare i conti con il fisco senza pagare sanzioni e interessi e dovrebbe riguardare i ruoli relativi agli anni 2018 e 2019. 
Un altro punto fermo è il pacchetto lavoro con il prolungamento della cassa Covid e l’ipotesi di una proroga selettiva del blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo. 
L’obiettivo è di estendere la Cig Covid fino a 26 settimane per l’assegno ordinario e la cassa in deroga. In parallelo sarebbe previsto anche l’esonero contributivo alternativo all’utilizzo della cassa integrazione. Dovrebbero essere finanziate due tranche aggiuntive di Cig: 18 nuove settimane di cassa in deroga e 4 settimane di cassa ordinaria. Nel decreto saranno poi destinati oltre 3 miliardi alla sanità, di cui 1,5 per l’acquisto e la conservazione dei vaccini. 
Altri 2 miliardi dovrebbero andare agli enti territoriali e circa 1 miliardo al potenziamento del trasporto pubblico locale. In arrivo anche nuovi fondi per la scuola, per le forze dell’ordine e per la protezione civile.

 

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