Il miracolo di Lvmh-Dior e delle altre che in 72 ore passano dai profumi ai gel disinfettanti. In Italia la corsa dal lusso alle mascherine

Giovedì 19 Marzo 2020 di Roberta Amoruso
I laboratori Dior che producono gel disinfettante
L’emergenza non cambia soltanto la vita dei cittadini del mondo. Sta cambiando in poche settimane anche la geografia dell’economia. I default aumenteranno del 10%, avverte S&P Global un po’ ovunque nel mondo. E allora la parola chiave è «riconversione». Sono migliaia le aziende in Italia, in Europa ma anche oltre il Vecchio Continente che stanno riconvertendo pezzi o l’intera produzione per rispondere a due passaggi obbligati: sostenere l’emergenza ma anche cogliere certe opportunità - l’altra faccia della crisi - per guardare alla nuova domanda che si aprirà anche oltre il coronavirus. Ecco perché sono bastate appena 72 per trasformare la  fabbrica di profumi Christian Dior alle porte di Orleans in un impianto di produzione di gel sanitario per le mani, destinato a medici e infermieri in prima linea contro il Covid-19. È il “miracolo” compiuto dal gruppo Lmvh, che in soli tre giorni - dopo il grido d’allarme lanciato dal governo francese - ha riconvertito la propria produzione verso un prodotto meno glamorous ma infinitamente più necessario, oggi. Come racconta il Financial Times, in questa trasformazione è stata fondamentale la spinta del fondatore del gruppo Bernard Arnault, che - sfruttando anche la sua rete di conoscenze - in poche ore ha guidato il gruppo verso questo nuovo target. A favorire il processo l’ampia disponibilità di tre prodotti chiave per la produzione di gel - acqua distillata, etanolo e glicerina - che Lmvh utilizza regolarmente per la sua produzione di saponi e creme. La sera stessa in cui il presidente Macron dichiarò che la Francia era “in stato di guerra”, i manager della sanità pubblica iniziarono a stendere la loro rete di contatti verso le principali aziende: nel giro di poche ore Lmvh valutò la fattibilità del progetto e la riconversione di alcuni macchinari e già la sera di sabato scorso Arnault diede il suo ok al primo test di prodotto. Alle 4 del mattino di lunedì gli operai entrarono nell’impianto Christian Dior per avviare la produzione del gel, le cui consegne sono iniziate poche ore dopo. Una gara di solidarietà che - ricorda il quotidiano - coinvolge società grandi e piccole, dalla donazione di maschere fatta da Bnp Paribas alle 300 vetture prestate da Renault al personale medico. Mentre L’Oreal ha annunciato a sua volta la riconversione di due impianti per la produzione di gel. E anche case di moda come Louis Vuittonve Fendi sono già partite. Mentre il governo inglese ha chiesto a costruttori come Jaguar Land Rover, Honda e Ford di costruire ventilatori e altre attrezzature sanitarie.

L'ITALIA
 In Italia questo processo è iniziato ancora prima. La crisi innescata dal virus ed i cambiamenti di queste settimane, spinge il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, ad affermare che bisogna ripensare la «politica industriale e la filiera produttiva, arginando il fenomeno delle esternalizzazioni». A Miranda, comune in provincia di Isernia, è Modaimpresa, da anni impegnata nella realizzazione di capi di abbigliamento per la moda, a riconvertire la produzione dedicandosi ora alle mascherine protettive con filtro. L’azienda molisana garantirà al sistema 10.000 mascherine al giorno, con numeri in continua crescita, distribuite in lotti di 500 pezzi ciascuno. L’intera produzione sarà realizzata da 75 sarte, tra interni ed indotto locale, e utilizzerà cotone lavabile con un filtro interno estraibile e riutilizzabile a seguito di disinfezione con alcool o altro disinfettante. Con l’emergenza per la diffusione del coronavirus «abbiamo deciso di affiancare alle collezioni per i vari brand, la produzione di mascherine protettive, cercando di contrastare casi di speculazione su materiali che devono essere disponibili», afferma Romolo D’Orazio, ceo di Modaimpresa. L’azienda di Miranda non è la sola. A Melpignano (Lecce), i dipendenti della tessitura del Salento Industriale, dove di solito si realizzano stoffe per abbigliamento e accessori, hanno chiesto al gruppo Canepa di riconvertire la produzione per rispondere all’appello del Governo per le mascherine. Con un parco macchine di 96 telai, la tessitura del Salento è una delle più grandi di Italia. Qui in un paio di giorni sono stati realizzati dei campioni che saranno consegnati all’Unità di crisi della Regione Puglia per la certificazione. Fuori dai confini nazionali, il gruppo francese Una rotta già tracciata dalla Cina dove, grazie agli incentivi del governo, numerosi stabilimenti hanno trasformato la loro produzione. Migliaia di aziende, tra cui grandi case automobilistiche come Byd e Gac, hanno creato nuove linee per la produzione di mascherine, tessuti filtranti e altro materiale. Purchè sia garantita la sicuerezza. Proprio in queste ore la Prefettura di Prato ha fatto sapere che le aziende del distretto tessile tra i più grandi d’Europa che hanno deciso di riconvertire la propria produzione in fabbricazione di mascherine e camici dovranno far validare i propri prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità e all’Inail. «In seguito a segnalazioni pervenute a questa Prefettura - si legge nella nota - si comunica che nell’attuale momento di emergenza nazionale da Covid19, le aziende che operano in questo territorio provinciale e che hanno convertito la produzione tessile in quella di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari dovranno attenersi alle disposizioni di cui all’art.15 del decreto legge 17 marzo 2020». RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani