Reddito di emergenza: mille euro a 3 milioni di persone nell'ipotesi del ministro del Lavoro Catalfo

Reddito di emergenza: mille euro a 3 milioni di persone nell'ipotesi del ministro del Lavoro Catalfo
di Luca Cifoni
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Sabato 4 Aprile 2020, 10:56 - Ultimo aggiornamento: 14:37

Tre miliardi per dare il reddito di emergenza a circa 3 milioni di persone. L'ipotesi annunciata da Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, che si tradurrebbe nell'erogazione complessiva di circa mille euro a testa (in una o due tranches) dovrà superare il vaglio politico prima di essere inserita nel menu del decreto atteso per metà aprile, successivo a quello per la liquidità delle imprese in arrivo probabilmente tra domani e lunedì.

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LA PROTEZIONE
La nuova forma di sostegno alle categorie non raggiunte dagli altri canali, sostanzialmente persone che vivono ai margini del mondo del lavoro (anche con un'occupazione in nero) è fortemente spinta dal Movimento Cinque Stelle ma dovrà essere integrata nell'intervento complessivo allo studio del governo. Anche tenendo conto del fatto che esiste già lo strumento del reddito di cittadinanza, strumento che in questa fase di sostanziale fermo anche degli uffici dell'impiego riveste essenzialmente un ruolo assistenziale.

L'esigenza di assicurare una forma di protezione a tutti risponde anche a una preoccupazione per la tenuta complessiva del tessuto sociale che è destinata ad aumentare con il prolungarsi degli obblighi di chiusura delle attività e di permanenza a casa. La stessa preoccupazione che in via provvisoria ha portato all'avvio del meccanismo dei buoni spesa. E anche il reddito di emergenza potrebbe essere erogato dai Comuni, in alternativa al canale Inps. Sulle dimensioni dell'intervento restano però le perplessità del ministero dell'Economia, che vorrebbe limitare a circa un miliardo il costo per le casse dello Stato, con un ammontare del beneficio che non superi quello del reddito di cittadinanza (intorno ai 500 euro mensili per nucleo familiare).

I DATI
Secondo l'Istat, una certo peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie era già visibile nell'ultima parte dell'anno, un periodo comunque che appare ormai lontanissimo. Il reddito disponibile delle famiglie aveva perso lo 0,2% nel quarto trimestre, segnando un'inversione di rotta rispetto alla crescita che aveva caratterizzato il resto dell'anno. Il potere d'acquisto aveva avuto un andamento ancora più negativo, con una caduta dello 0,4%, causata essenzialmente dalla leggera risalita dell'inflazione a dicembre. Contemporaneamente si era ridotta anche la propensione al risparmio, mentre la pressione fiscale si era rialzata nell'ultima parte dell'anno fino al 51,2 per cento, in corrispondenza con i versamenti fiscali di fine novembre.

Il decreto di aprile, come confermato dal ministro dell'Economia Gualtieri, conterrà altri capitoli molto rilevanti, in continuità con quello già adottato il 17 marzo. Il primo è naturalmente il rinvio delle scadenze fiscali, che attualmente sono sospese fino a maggio per le imprese fino a due milioni di fatturato e per quelle dei settori più direttamente colpiti a partire dal turismo. Quindi verranno confermate le somme erogate a titolo di indennità per la mancata attività ad autonomi, professionisti, collaboratori e altre categorie. L'importo di 600 euro riconosciuto per il mese di marzo dovrebbe essere incrementato a 800 euro, ma con l'inserimento di qualche forma di condizionalità legata ad esempio all'entità della perdita subita, che dovrà essere in qualche modo certificata; sempre che questo non crei altri problemi nell'effettiva erogazione del sussidio.

I LICENZIAMENTI
E poi ci saranno da rifinanziare gli ammortizzatori sociali. La stessa Nunzia Catalfo ieri in un'intervista a Class Cnbc ha quantificato in circa 15 miliardi il valore complessivo del provvedimento. «Il pacchetto di misure per il lavoro peserà svariati miliardi - ha detto la responsabile del Lavoro - la cifra, rispetto al decreto precedente, potrebbe essere raddoppiata, se non anche di più, perché si è ampliata la chiusura delle attività per cui è chiaro che per tutelare tutti i lavoratori e tutte le imprese stiamo facendo questa previsione di ampliamento e rafforzamento importante degli ammortizzatori sociali». Sul tema della cassa integrazione c'è però anche la denuncia dei consulenti del lavoro, che lamentano il fatto che in dieci Regioni non sia ancora possibile presentare quelle di Cig in deroga a causa di ritardi degli stessi enti territoriali.

Tra gli altri provvedimenti che saranno confermati c'è la sospensione dei licenziamenti: la moratoria già decisa, sempre secondo quanto precisato da Nunzia Catalfo, dovrebbe essere estesa anche a coloro che sono stati assunti in una data successiva al 23 febbraio, cioè quella in cui sono scattati i primi provvedimenti di emergenza.



 
 
 

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